La prospettiva ecumenica nella difesa dell'ambiente

Storia di una tradizione consolidata in cui Chiesa cattolica e chiese orientali collaborano da circa trent'anni

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di Giovanni Patriarca

ROMA, mercoledì, 5 settembre 2012 (ZENIT.org) - Si è svolta sabato scorso, come accade oramai da qualche anno nel primo giorno di settembre, la Giornata per la Salvaguardia del Creato.  Incontri di preghiera e confronto accomunano tutte le tradizioni cristiane chiamate a risvegliare le coscienze in difesa della natura.

Già nel 1983 l’Assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese svoltasi a Vancouver in Canada aveva posto come obiettivo la “mutua dedizione” per la salvaguardia dell’ambiente. Alla fine degli anni Ottanta questo tema viene posto al centro dell’agenda da parte della Conferenza delle Chiese Europee e del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa. 

Non si  può affatto negare, ad ogni modo, che questa positiva tradizione nasca dalla celebre lettera enciclica del Patriarca di Costantinopoli Demetrio I (1 settembre 1989) in cui, con chiarezza, viene lanciato un forte appello di responsabilità, mostrando con toni accorati quanto la deturpazione dell’ambiente naturale sia, in primo luogo, una condanna all’autodistruzione per l’uomo stesso. Tale documento patriarcale è stato, senza alcun dubbio, un volano per le successive attività ecumeniche che hanno visto nel 2001 a Strasburgo il sigillo della Charta Oecumenica  in cui si auspica una maggiore collaborazione e cooperazione delle chiese cristiane d’Europa.

Se si vuole tracciare una percorso storico, si deve porre l’attenzione alla terza sessione della Conferenza Sinodale Pan-ortodossa, svoltasi nel 1986 a Chambésy, da cui ebbero inizio una serie di simposi nell’ambito del mondo ortodosso dal titolo Giustizia, Pace e Integrità del Creato. Una celebre conferenza si tenne nel 1988 a Patmos in occasione dei 900 anni del Monastero di San Giovanni il Teologo in cui, sotto l’egida del Metropolita Giovanni di Pergamo in qualità di delegato patriarcale, vennero elaborati i temi centrali e venne decisa la data del primo settembre come ricorrenza annuale da dedicare alla salvaguardia dell’ambiente.

Da quei primi incontri l’attenzione di teologi, scienziati e studiosi si è rivolta, via via, ad aspetti più peculiari nonché regionali (l’Amazzonia, l’Artico, il Mar Baltico, il Mar Adriatico, il Mississipi) con contributi di notevole importanza per lo sviluppo delle iniziative di carattere etico e ambientale. Questi eventi e colloqui internazionali sono stati organizzati nell’ambito delle relazioni diplomatiche ed ecumeniche internazionali e hanno, indubbiamente, costituito un nuovo fronte comune per la difesa e la promozione ambientale a livello globale.

L’aspetto centrale, da un punto di vista teologico ed etico, sono i concetti di koinonia (comunione), di umiltà e di ascetismo. Nel momento in cui l’uomo si auto-elegge a creatore del mondo, perde la propria bussola di orientamento e distrugge le indispensabili relazioni umane basate sul rispetto di se stessi, degli altri e del Creato. Non a caso si legge nell’ultimo messaggio (2012) del Patriarca Bartolomeo che “La pienezza della vita, che è opera della sapienza di Dio, non fu data sicuramente all’incontrollabile potestà dell’uomo. Una dominazione totale della terra da parte dell’uomo e di tutto ciò che essa contiene, significa un uso logico ed un godimento dei beni offerti e non un attingere per avidità ed un abuso  catastrofico o una distruzione delle sue risorse”.

Questo pensiero si lega, in un’analisi comparata con il contemporaneo messaggio della Conferenza Episcopale Italiana, alla necessità di un rinnovato sentimento di riconciliazione “perché il mondo in cui viviamo porta segni strazianti di peccato e di male causati anche dalle nostre mani, chiamate ora a ricostituire mediante gesti efficaci un’alleanza troppe volte infranta” (Educare alla custodia del Creato per sanare le ferite della terra 2012).