"La Quaresima ci ricordi che siamo creature e che non siamo Dio"

Nella Messa delle Ceneri, nella Basilica di Santa Sabina, Papa Francesco invita a pregare, digiunare e fare l'elemosina, in modo da svegliarci dal torpore e giungere ad una vera conversione del cuore

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 601 hits

«Laceratevi il cuore e non le vesti» (Gl 2,13). Parte dalle “penetranti” parole del profeta Gioele, papa Francesco per introdurre i fedeli nel “tempo di grazia” della Quaresima, durante la sua omelia nella Messa per il Mercoledì delle Ceneri, nella Basilica di Santa Sabina. Qui, il Papa vi era giunto - insieme a cardinali, vescovi e arcivescovi, monaci Benedettini, Domenicani e alcuni fedeli - dopo la tradizionale processione penitenziale partita dalla Chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino, dove aveva presieduto un momento di preghiera nella forma delle "Stazioni" romane.

Per la sua riflessione, il Santo Padre prende spunto quindi dall’“appello profetico” a convertire il cuore invocato da Gioele: “una sfida per tutti noi”, osserva il Papa, perché ci ricorda che “la conversione non si riduce a forme esteriori o a vaghi propositi, ma coinvolge e trasforma l’intera esistenza a partire dal centro della persona, dalla coscienza”.

È forte l’invito che il cammino quaresimale appena iniziato rivolge a tutti i cristiani: sfidare la routine e sforzarsi ad “aprire gli occhi e le orecchie, ma soprattutto il cuore, per andare oltre il nostro ‘orticello’”. Nel mondo attuale – rimarca infatti il Pontefice - “sempre più artificiale” e pregno di una cultura del "fare", dell’"utile", il rischio è di escludere Dio dal nostro orizzonte “senza accorgercene”.

La Quaresima arriva allora come uno scossone che ci ricorda “che noi siamo creature, che non siamo Dio”. Come accade a volte, aggiunge Bergoglio a braccio, "nei piccoli ambienti quotidiani con la lotta di potere per gli spazi", dove ci sono persone che "giocano a Dio creatore, senza capire che non sono Dio". Come promemoria di questa condizione creaturale, suggerisce il Papa, è necessario anzitutto “aprirsi a Dio e ai fratelli”, verso cui spesso “rischiamo di chiuderci”: “Solo quando le difficoltà e le sofferenze dei nostri fratelli ci interpellano possiamo iniziare il nostro cammino di conversione verso la Pasqua”.

Un cammino arduo, caratterizzato dalla “croce” e dalla “rinuncia”, e scandito dai segni che la Chiesa propone: la preghiera, il digiuno e l’elemosina. “Tutti e tre – spiega il Papa - comportano la necessità di non farsi dominare dalle cose che appaiono: quello che conta non è l’apparenza; il valore della vita non dipende dall’approvazione degli altri o dal successo, ma da quanto abbiamo dentro”.

La preghiera, in particolare, “è la forza del cristiano e di ogni persona credente”. È quella pratica – sottolinea il Santo Padre - che “nella debolezza e nella fragilità della nostra vita”, ci permette di “rivolgerci a Dio con fiducia di figli”. Siamo chiamati allora a “tuffarci nella preghiera”, nel “mare dell’amore sconfinato di Dio”, dinanzi “a tante ferite che ci fanno male e che ci potrebbero indurire il cuore”. Soprattutto nel periodo della Quaresima, durante il quale – aggiunge Bergoglio - è richiesta “una preghiera più intensa, più assidua, più capace di farsi carico delle necessità dei fratelli, di intercedere davanti a Dio per tante situazioni di povertà e di sofferenza”.

Di pari passo, ammonisce poi Francesco, “dobbiamo stare attenti a non praticare un digiuno formale, o che in verità ci ‘sazia’ perché ci fa sentire a posto”. Il digiuno “ha senso se veramente intacca la nostra sicurezza, e anche se ne consegue un beneficio per gli altri”. Comporta, quindi, “la scelta di una vita sobria, che non spreca, che non ‘scarta’”. Digiunare – sottolinea quindi il Papa – è segno “di presa di coscienza e di responsabilità di fronte alle ingiustizie, ai soprusi, specialmente nei confronti dei poveri e dei piccoli”. Ed è anche segno “della fiducia che riponiamo in Dio e nella sua provvidenza”.

Infine l’elemosina, l’elemento che indica quella “gratuità”, che “dovrebbe essere una delle caratteristiche del cristiano”. Il quale – evidenzia il Vescovo di Roma – “consapevole di aver ricevuto tutto da Dio gratuitamente, cioè senza alcun merito, impara a donare agli altri gratuitamente”. Purtroppo, oggi - costata il Santo Padre - spesso la gratuità “non fa parte della vita quotidiana”, dove “tutto si vende e si compra”, “tutto è calcolo e misura”. L’elemosina è quindi come un farmaco che ci libera “dall’ossessione del possesso, dalla paura di perdere quello che si ha, dalla tristezza di chi non vuole condividere con gli altri il proprio benessere”.

Spendendo quindi il proprio tempo nell’orazione, privandosi del cibo o di alcuni beni materiali la Quaresima diventa quindi un momento efficace che “viene provvidenzialmente a risvegliarci, a scuoterci dal torpore, dal rischio di andare avanti per inerzia”. Essa ci rammenta che è necessario “ritornare a Dio”, perché – ribadisce il Papa – “qualcosa non va bene in noi, nella società, nella Chiesa e abbiamo bisogno di cambiare, di dare una svolta, e questo ci chiama alla necessità di convertirci!”.

“È possibile realizzare qualcosa di nuovo in noi stessi e attorno a noi – assicura infine - semplicemente perché Dio è fedele, continua ad essere ricco di bontà e di misericordia, ed è sempre pronto a perdonare e ricominciare da capo. Egli è sempre fedele perché non può rinnegare sè stesso".

Al termine della Santa Messa, prima di rientrare in Vaticano, il Papa ha incontrato la Comunità religiosa dei Domenicani nella Curia Generalizia attigua alla Basilica di Santa Sabina.