La questione dello sviluppo all’Università “Angelicum” di Roma

Intervista al Rettore di questa Pontificia Università, padre Joseph Agius, O.P.

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ROMA, giovedì, 15 novembre 2007 (ZENIT.org).- In occasione della solenne inaugurazione dell'anno accademico 2007/2008, celebrata questo giovedì, la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino “Angelicum” ha festeggiato i 40 anni dell’Enciclica di Paolo VI “Populorum progressio

Per l'occasione ZENIT ha intervistato padre Joseph Agius, O.P., Rettore dell'Angelicum, il quale ha analizzato il rapporto tra sviluppo e globalizzazione.

Perchè avete scelto come temi per inaugurare il nuovo anno accademico la questione dello sviluppo e la Populorum progressio?

Agius: La circostanza legata alla ricorrenza del 40° anniversario della Populorum Progressio e del 25° della Sollecitudor Socialis, ci ha suggerito di rinnovare l’importanza di un tema su cui, fra l’altro, la redazione della nostra Rivista Scientifica “Angelicum” ha intenzione di pubblicare due numeri.

L’argomento specifico dello sviluppo è stato scelto dal relatore mons. Giampaolo Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e noi siamo stati ben lieti di accogliere questo tema di carattere sociale, attuale e proprio in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’ “Angelicum”.

Sono passati 40 anni dalla Populorum progressio eppure i problemi dello sviluppo sembrano gli stessi. La Comunità internazionale è ancora influenzata da un approccio neomalthusiano e utilizza fondi per piani di contraccezione e riduzione delle nascite piuttosto che per promuovere lo sviluppo integrale dell'umanità. Qual è il suo parere in proposito?

Augius: La ringrazio della domanda e anche per questo abbiamo interpellato mons. Crepaldi, proprio per parlarci dei problemi che sussistono in relazione allo sviluppo. Tutto naturalmente nella speranza che possa offrici un’idea per superare tali problemi.

Esiste una corrente culturale “no global” che si contrappone allo sviluppo. Qual è la posizione della Chiesa cattolica a proposito dello sviluppo?

Agius: Il fenomeno della globalizzazione è piuttosto complesso. Esiste una globalizzazione della produzione dei beni e servizi, una del commercio, una finanziaria, una dei mezzi di comunicazione ecc. La globalizzazione è una delle caratteristiche della nostra epoca: sia dei paesi sviluppati che di quelli emergenti e di quelli in via di sviluppo. Lo sviluppo, appunto. E' la meta dei paesi del terzo e quarto mondo e non è possibile che la Chiesa sia contraria ad esso. Senza lo sviluppo non potremo mai raggiungere un soddisfacente livello di beni alimentari, di servizi, di educazione ecc. che rendono la vita di una persona umana degna di essere vissuta. Anche l'esercizio della religione è molto difficile sotto un certo livello di sviluppo individuale e comunitario.

La spinta che spesso muove i movimenti no-global è la paura che la globalizzazione non continui ad avanzare in modo selvaggio, a spese di tante persone e di tanti popoli. Anche la Chiesa è molto sensibile a questo aspetto dello sviluppo e con la sua opera educativa e culturale contribuisce alla realizzazione di un nuovo ordine mondiale giusto, tendente anche alla globalizzazione della pace e della giustizia.

Negli ultimi decenni, l'Angelicum, come altre università pontificie, ha risentito di una crisi di iscrizioni. Qual è la situazione e come pensate di incentivare le adesioni ai progetti formativi del vostro ateneo?

Agius: Una crisi non direi proprio, il numero degli studenti è abbastanza buono. Sono 1200, provenienti da 95 paesi diversi. Fino a qualche anno fa il numero aumentava quasi tutti gli anni e in questi ultimi tempi abbiamo avuto una certa stabilità di numero di iscritti presso la nostra Università. Naturalmente ci piacerebbe avere più studenti, e dei nuovi progetti in fase di formulazione e approvazione sicuramente ne potranno attirare altri.