La radio è il “pulpito moderno”, afferma l'Arcivescovo Amato

Intervento del Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede

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di Miriam Díez i Bosch

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 20 giugno 2008 (ZENIT.org).- Il primo Congresso mondiale di radio cattoliche del mondo è iniziato questo giovedì con un intervento del segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, l'Arcivescovo Angelo Amato, che si è riferito al mezzo radiofonico come a un “pulpito moderno” e ha presentato il microfono come l'“ambone” del XXI secolo.

Monsignor Amato, salesiano, riconosce che nonostante il grande uso della televisione “la radio conserva ancora tutta la sua forza e la sua utilità”.

Per il segretario del dicastero vaticano, “Gesù si presenta come un grande maestro di comunicazione della parola”, e laddove altri fondatori di religioni hanno dedicato tutta la vita ad ammaestrare i loro seguaci, egli ha avuto bisogno di appena tre anni: “A Gesù sono stati sufficienti tre anni per educare i discepoli non solo ad ascoltare le sue parole, ma soprattutto a vivere con Lui e per Lui”.

La radio è un “moderno pulpito della Parola di Dio”, ha affermato il presule, e non solo nell'assemblea liturgica e nella catechesi, perché anche nella quotidianità della vita è una “forma di comunicazione privilegiata della Parola”.

“Il vantaggio della radio viene dato dallo spazio di libertà che lascia a chi ascolta, che viene catturato non tanto dall'obbligo dell'ascolto, ma dal fascino della parola”, ha spiegato nel Congresso organizzato dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.

La comunicazione dovrebbe essere “chiara, fatta con professionalità e con la testimonianza di un'esistenza coerente con il messaggio evangelico”.

Per monsignor Amato, in qualche modo la parola che si ascolta fa “vedere” la realtà, nel senso che “la evoca, interpellando l'intelligenza, suscitando emozioni, provocando o anche confermando la fede nella parola di Dio”.

“Il microfono di una radio cattolica può essere considerato come la versione moderna dell'ambone”, un ambone che non è al centro di una grande basilica, ma di una comunità umana a cui arriva.

“Si tratta di una vera e propria spiritualità dell'ascolto”, alla quale dovrebbe corrispondere una “spiritualità della comunicazione”, esorta il segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Dopo il suo intervento, l'Arcivescovo Amato ha spiegato che “questo servizio alla parola di Dio significa anche edificare gli ascoltatori mediante le indicazioni che vengono del Magistero della Chiesa, e soprattutto dalla parola del Papa”.

“È importante avere un pluralismo di programmi e anche di agenda di comunicazione, ma questo pluralismo deve appunto essere armonioso e non, come dire, in contrapposizione”, ha osservato.

Il presule ha detto a ZENIT che “un compito importante delle radio in questo pluralismo cattolico” deve essere “quello di motivare continuamente la propria esperienza di fede di fronte alle sfide di cultura contemporanea”, considerando soprattutto la sfida “dell'aborto, del divorzio, la sfida delle biotecnologie, la sfida della biopolitica con degli interventi governativi che ci sembrano non adeguati alla realtà dell'uomo e al rispetto dell'umanità”.