La religione contribuisce al dibattito pubblico della nazione

Presentato alla Pontificia Università Lateranense il "Terzo Rapporto sulla Dottrina Sociale della Chiesa nel mondo"

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ROMA, sabato, 31 marzo 2012 (ZENIT.org) - Segue il saluto del rettore della Pontificia Università Lateranense, Enrico dal Covolo, alla presentazione del “Terzo Rapporto sulla Dottrina Sociale della Chiesa nel mondo” curato da monsignor Giampaolo Crepaldi e dal dott. Stefano Fontana (Edizioni Cantagalli, Siena 2011, 222 pp), avvenuta a Roma il 30 marzo 2011.

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Il Terzo Rapporto sulla Dottrina Sociale della Chiesa nel mondo – esempio di una riuscita ricerca collaborativa di quattro prestigiosi Centri di Ricerca internazionali – offre una visione di insieme sullo stato di salute della Dottrina Sociale della Chiesa nei cinque continenti; nello stesso tempo, il volume rappresenta un’ulteriore, importante tappa dentro un progetto di ricerca, che vanta ormai una tradizione sicura alle proprie spalle.

1. Quest’anno il tema – svolto a partire dalla riflessione sulla Caritas in Veritate di fronte alla crisi finanziaria, ai conflitti armati, alle catastrofi naturali – ribadisce che mai la Dottrina Sociale della Chiesa dovrà essere «incatenata».

Dal Terzo Rapporto emerge proprio questo dato. La Dottrina Sociale della Chiesa deve essere libera dalle catene che vi possono essere sia all’interno sia all’interno della Chiesa: quelle catene che vorrebbero imprigionarla in una visione a tratti riduzionistica, e comunque non sempre immediatamente connessa con la vita cristiana e con l’assoluto primato della Carità, con cui Dio stesso si identifica.

Come si può leggere dalla «Sintesi introduttiva» (pp. 15-20), il Rapporto affronta in questa prospettiva numerosi temi attuali, scottanti, che sollecitano ogni fedele veramente impegnato nella testimonianza della fede.

Ne elenco alcuni, per entrare subito in medias res.

Catene esterne sono l’aggressiva cultura laicista, in crescente aumento; le forze che a livello internazionale stanno programmando un brutale e continuo attacco alla vita e alla famiglia; le agenzie culturali che diffondono un pensiero unico, quanto errato, sui temi della procreazione; la scarsa sensibilità etica nella gestione dell’impresa e della finanza.

Ci sono anche, purtroppo, le catene interne, che consistono nella disattenzione nei confronti del magistero del Papa; in una debole ed estemporanea attenzione alla Dottrina Sociale della Chiesa; nella conseguente presa della secolarizzazione e della caduta dell’orizzonte teologico nella medesima Dottrina Sociale della Chiesa; nonché il rischio, sempre attuale, di relegare l’insegnamento sociale a una mera operazione intellettualistica.

2. Il Santo Padre, nel suo mirabile discorso alla Westminster Hall del 17 settembre 2010, ha ricordato come «la dottrina sociale cattolica, pur formulata con linguaggio diverso», ribadisce «la sua fondamentale preoccupazione per la salvaguardia della dignità di ogni singola persona, creata a immagine e somiglianza di Dio, e la sua sottolineatura del dovere delle autorità civili di promuovere il bene comune».

Il Papa ha insistito anche sul «ruolo ”correttivo” della religione nei confronti della ragione»; ruolo spesso eluso, perché la religione è incatenata dal settarismo e dal fondamentalismo. Ma non si tratta solo della religione: come è apparso ben evidente nel corso del secolo ventesimo, anche la ragione può diventare preda della manipolazione ideologica.

La religione, in altre parole – ha scritto ancora Benedetto XVI –, per i legislatori non deve essere un problema da risolvere, «ma un fattore che contribuisce in modo vitale al dibattito pubblico della nazione».

3. Un’indicazione esemplare, di vera testimonianza cristiana, ci viene dal Servo di Dio, il cardinale Francesco Saverio Nguyên Van Thuân.

Egli era ben convinto che uno dei compiti più urgenti e necessari nella società odierna fosse quello di instillare in essa semi di fiducia, per valutare i fenomeni sociali, anche quelli negativi, come prove per crescere umanamente e dal punto di vista soprannaturale.

Infatti – così egli ha scritto nel suo Cammino della speranza – «la vera rivoluzione, quella che sarà in grado di trasformare tutto, dall’insondabile cuore dell’uomo alle strutture politiche, economiche e sociali, non si potrà mai fare senza l’uomo né senza Dio. Si realizzerà “per l’uomo”, in Cristo e con Lui».

4. Concludo esprimendo un auspicio, in verità non del tutto disinteressato.

Sarei molto contento se ai quattro prestigiosi Centri di Ricerca che hanno collaborato in questa ricerca potesse affiancarsi, in un prossimo futuro e per qualche opportuna sinergia, l’Area di Ricerca Caritas in Veritate, nata da pochi mesi nella nostra Università Lateranense.

Sono certo che il prof. Flavio Felice, Direttore della medesima Area e illustre studioso di Dottrina Sociale della Chiesa, sarebbe ben felice di prestare la propria adesione a un simile progetto: felice di cognome e di fatto…