La rete digitale non è fatta solo di "fili" ma di "persone umane"

Nel Messaggio per la 48° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, papa Francesco indica il buon samaritano come "icona" dell'evangelizzazione su internet

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 479 hits

I media devono abbattere i muri dell’indifferenza, diventare strumenti di solidarietà tra gli uomini e aiutarli a combattere la povertà e l’emarginazione.

Questo lo spirito del Messaggio di papa Francesco per la 48° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebrerà il prossimo 1 giugno sul tema Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro.

Il mondo d’oggi, osserva il Pontefice, grazie alle innovazioni tecnologiche nei trasporti e nelle comunicazioni di massa “sta diventano sempre più ‘piccolo’” ed in teoria dovrebbe renderci “prossimi gli uni agli altri”.

La realtà concreta, tuttavia, ci rivela “divisioni, a volte molto marcate” e una “scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri”.

Alle molteplici forme di “esclusione, emarginazione e povertà”, si sommano numerosi “conflitti in cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche religiose”, ha aggiunto il Papa.

In tale contesto, i media possono aiutare a riscoprire “un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa” e a “comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto” e nella “cultura dell’incontro”.

“In particolare internet – ha proseguito il Santo Padre - può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio”.

Non mancano, tuttavia, “aspetti problematici”: ad esempio “la velocità dell’informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta”.

Inoltre, la “varietà delle informazioni”, se da un lato può essere percepita come una “ricchezza”, dall’altro rischia di chiudere l’utente ad una sfera di informazioni che corrispondono solo alle loro “attese” o “idee” o anche “determinati interessi politici ed economici”. Chi, poi, “non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso”.

Tutti questi limiti ci ricordano che la comunicazione è “una conquista più umana che tecnologica”. Va quindi recuperato “un certo senso di lentezza e di calma” che richiede “tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare”.

È inoltre necessario accogliere la persona diversa da noi che non va “semplicemente tollerata”. Ciò ci permetterà non solo di “apprezzare l’esperienza umana come si manifesta nelle varie culture e tradizioni” ma anche gli stessi “grandi valori ispirati dal Cristianesimo, ad esempio la visione dell’uomo come persona, il matrimonio e la famiglia, la distinzione tra sfera religiosa e sfera politica, i principi di solidarietà e sussidiarietà”.

Come si manifesta, tuttavia, una vera cultura dell’incontro e della prossimità negli odierni mezzi di comunicazione sociale? Papa Francesco cita a tal proposito la parabola del buon samaritano (Lc 10,29) e del concetto di “prossimo” in essa espresso.

Il buon samaritano, spiega il Pontefice, è anche un buon “comunicatore”: al pari di Gesù, egli non si limita a riconoscere l’altro come proprio “simile” ma sa farsi “simile all’altro”.

“Comunicare – scrive il Papa - significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come prossimità”.

Il rischio di oggi è quello che “alcuni media ci condizionino al punto da farci ignorare il nostro prossimo reale”, come nella suddetta parabola avviene con il levita e il sacerdote, che lasciano abbandonato lungo la strada un uomo percosso e tramortito dai briganti.

La “connessione” lungo le “strade digitali” deve essere “accompagnata dall’incontro vero”. Anche nelle comunicazioni di massa emerge il bisogno di “essere amati” e di “tenerezza”.

La rete digitale non è soltanto una “rete di fili ma di persone umane” e la sua “neutralità” è “solo apparente”: essa può essere uno straordinario mezzo di “testimonianza cristiana” per “raggiungere le periferie esistenziali”.

Le “strade digitali”, come tutte le strade del mondo, sono “affollate di umanità, spesso ferita”, di “uomini e donne che cercano una salvezza o una speranza”.

“Aprire le porte delle chiese – scrive il santo Padre - significa anche aprirle nell’ambiente digitale, sia perché la gente entri, in qualunque condizione di vita essa si trovi, sia perché il Vangelo possa varcare le soglie del tempio e uscire incontro a tutti”.

Anche le reti sociali, dunque, sono un luogo idoneo “in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo”.

Non serve alcun “bombardamento di messaggi religiosi” per fare testimonianza cristiana ma “la volontà di donare se stessi agli altri”, inserendosi “nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze, e offrire loro il Vangelo”.

Questo dialogo non implica “rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche ed assolute”.

Dopo aver raccomandato che “l’icona del buon samaritano […] ci sia da guida”, Papa Francesco ha aggiunto: “La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza”.

Il Santo Padre conclude il Messaggio per la 48° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, esortando i cristiani a farsi “cittadini dell’ambiente digitale” e a farsi coinvolgere dalla “grande e appassionante sfida” della rivoluzione dei mezzi di comunicazione, sviluppando così “un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio”.