La ricerca sulle staminali non contrappone scienza e religione

Dichiarazione dei Vescovi statunitensi sulla ricerca non etica

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WASHINGTON, D.C., martedì, 17 giugno 2008 (ZENIT.org).- I Vescovi statunitensi riconoscono che la ricerca sulle cellule staminali ha catturato l'immaginazione di molti membri della società, ma ribadiscono che uccidere deliberatamente esseri umani innocenti è profondamente immorale.

I presuli hanno affrontato la questione relativa alla ricerca sulle cellule staminali embrionali in una dichiarazione approvata nel loro incontro primaverile, terminato sabato.

In primo luogo, hanno spiegato cosa sono le cellule staminali e perché hanno suscitato tanto interesse nella comunità scientifica.

"Gli scienziati sperano che queste basi biologiche possono essere indirizzate per produrre molti tipi di cellule per 'riparare' il corpo umano, curare malattie, alleviare sofferenze", sottolineano. "Ma alcuni scienziati sono più interessati alle cellule staminali ottenute distruggendo un essere umano allo stato embrionale nei primi giorni del suo sviluppo. Immagazzinare queste 'cellule staminali embrionali' implica l'uccisione deliberata di esseri umani innocenti, un atto gravemente immorale".

Tre argomentazioni false

I presuli hanno sottolineato tre argomentazioni proposte per giustificare la distruzione di embrioni umani per ottenere cellule staminali: "1) i benefici potenziali prevalgono su qualsiasi danno arrecato in questo caso; 2) quella che viene distrutta non è una vita umana, o almeno non è un essere umano con diritti umani fondamentali; 3) non si dovrebbe pensare che sezionare embrioni umani per le loro cellule implichi una perdita di vita embrionale".

Dopo aver mostrato la debolezza di ogni argomentazione, i Vescovi sottolineano che "questo non è solo un insegnamento per la Chiesa cattolica. La Dichiarazione di Indipendenza della nostra Nazione ha dato per scontato che gli esseri umani sono diversi per dimensioni, forza e intelligenza, ma ha dichiarato che i membri della razza umana diversi da questi punti di vista sono creati uguali nei loro diritti fondamentali, iniziando dal diritto alla vita".

"Purtroppo, questo principio di uguali diritti umani per tutti non è sempre stato messo in pratica, anche dai firmatari della Dichiarazione. Nei momenti più importanti della nostra Nazione, tuttavia, gli Americani hanno compreso che non possiamo scartare o escludere una classe dell'umanità, cioè che i diritti umani fondamentali devono appartenere a tutti i membri della razza umana, senza distinzioni".

I Vescovi sottolineano anche l'asserzione per cui gli embrioni usati per la ricerca sulle cellule staminali sarebbero "soprannumerari", e quindi "embrioni indesiderati che morirebbero comunque".

Questa argomentazione "è semplicemente non valida". "Alla fine tutti noi moriremo, ma questo non dà a nessuno il diritto di ucciderci".

La dichiarazione si concentra anche sulla questione della clonazione e su altri elementi collegati.

"La clonazione umana è intrinsecamente sbagliata perché riduce la procreazione a un mero processo produttivo, formando nuovi esseri umani in laboratorio con caratteristiche specifiche come se fossero merci. [...] Ciò è particolarmente chiaro quando gli embrioni umani vengono prodotti clonando a scopi di ricerca, perché le nuove vite umane sono generate unicamente per essere distrutte", denunciano.

Alcuni ricercatori e legislatori propongono addirittura di sviluppare embrioni clonati nel grembo di una donna per qualche settimana per immagazzinare tessuti e organi più utili, "una pratica grottesca contro la quale il Congresso si è schierato attraverso il Fetus Farming Prohibition Act del 2006".

"Alcuni vorrebbero che le donne fossero donatrici di ovuli per la ricerca sulla clonazione umana, offrendo anche denaro per superare le preoccupazioni di queste donne circa i rischi per la loro salute".

Riferendosi alla proposta già approvata nel Regno Unito, i Vescovi ricordano che "altri ricercatori vogliono usare ovuli animali per esperimenti di clonazione umana, creando embrioni 'ibridi' che offuscano la linea di separazione tra specie umane e animali".

Una volta che si è passato il confine morale che evita di trattare ogni essere umano come mero oggetto di ricerca, riconoscono i presuli, "non c'è punto di arresto".

"L'unico atteggiamento morale che afferma la dignità umana di tutti noi è rifiutare il primo passo di questa via".

Per questo motivo, esortano "i cattolici e tutte le persone di buona volontà a unirsi a noi nel riaffermare, proprio in questo contesto della ricerca sulle cellule staminali embrionali, che 'l'uccisione di creature umane innocenti, anche se realizzata per aiutare altri, rappresenta un atto assolutamente inaccettabile'".

"La questione della ricerca sulle cellule staminali non ci obbliga a scegliere tra scienza ed etica, e men che meno tra scienza e religione", osservano i Vescovi.

"Presenta una scelta relativa a come la nostra società perseguirà il progresso medico e scientifico. Ignoreremo le norme etiche e useremo alcuni degli esseri umani più vulnerabili come oggetti, minando il rispetto per la vita umana che è alla base di tutti i metodi di guarigione?".

Un percorso simile, anche se portasse a un rapido progresso tecnologico, "sarebbe un regresso nei nostri sforzi di costruire una società che sia pienamente umana".

Al posto di ciò, concludono "bisogna perseguire il progresso in modi eticamente responsabili che rispettino la dignità di ogni essere umano", perché "solo questo produrrà cure con cui tutti possano convivere".