La riflessione teologica aiuta l'armonia tra fede e ragione

L'Udienza del Papa ai membri della Commissione Teologica Internazionale

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 2 dicembre 2011 (ZENIT.org) – La questione metodologica nella teologia odierna, la comprensione del monoteismo, il significato della dottrina sociale: sono questi i tre temi intorno a cui si è articolata l’annuale Sessione Plenaria della Commissione Teologica Internazionale. Stamattina, a conclusione dei lavori papa Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i membri della Commissione.

Il Santo Padre ha preso la parola ricordando la significativa coincidenza della Sessione con la prima settimana d’Avvento, il sui significato, ha ricordato risiede nella “vigile attesa” del ritorno del Signore che dà pieno significato al lavoro al lavoro dei teologi.

Riguardo al tema del monoteismo, i fondamenti risiedono nel seguente passaggio veterotestamentario: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico Dio è il Signore” (Dt 6,4). Il compimento “inaudito” dell’amore di Dio all’uomo è l’incarnazione in Suo Figlio, Gesù, che rivela una “luce completamente nuova” del Dio unico: “il Dio trinitario”.

È nel “mistero trinitario” che “si illumina anche la fratellanza tra gli uomini”, ha osservato il Papa. Nonostante i “conflitti etnici e religiosi” accogliere la “singolarità del pensare cristiano in Dio” è possibile: essa è riscontrabile in Gesù Cristo “vero Volto di Dio, e questo monoteismo non è fonte di violenza, ma è forza di pace personale e universale”.

Il vero “punto di partenza” di ogni teologia cristiana è sempre l’accoglienza della Rivelazione divina che, tuttavia, “non basta a giungere all’unità nella fede”. L’unico contesto in cui il credente può essere “in piena comunione con Cristo è la Chiesa e la sua Tradizione viva”, ha proseguito il Pontefice.

Il Vescovo di Roma ha poi ricordato che la teologia cattolica è “sempre attenta al legame tra fede e ragione” che ha contribuito alla nascita dell’Università e che oggi è “più che mai necessaria, per rendere possibile una sinfonia delle scienze e per evitare le derive violente di una religiosità che si oppone alla ragione e di una ragione che si oppone alla religione”.

La Dottrina Sociale, secondo oggetto di discussioni della Plenaria, “non è solo qualcosa di umano, né si risolve in una teoria sociale”, ha sottolineato il Pontefice. Infatti la “venuta nel mondo del Figlio di Dio” ha concretamente operato nei secoli una “trasformazione della società”.

“I discepoli di Cristo Redentore - ha osservato Benedetto XVI - sanno che senza l’attenzione all’altro, il perdono, l’amore anche dei nemici, nessuna comunità umana può vivere in pace; e questo incomincia nella prima e fondamentale società che è la famiglia”.

L’impegno sociale e la collaborazione per il bene comune “anche con chi non condivide la nostra fede”, va quindi praticato sempre tenendo presenti “i veri profondi motivi religiosi” che ne sono fondamento. “Chi avrà percepito i fondamenti dell’agire sociale cristiano vi potrà così anche trovare uno stimolo per prendere in considerazione la stessa fede in Cristo Gesù”, ha aggiunto il Papa.

Per concludere il Santo Padre ha affermato che “senza una sana e vigorosa riflessione teologica la Chiesa rischierebbe di non esprimere pienamente l’armonia tra fede e ragione”, sottolineando anche la necessità di un “fedele vissuto della comunione con la Chiesa e l’adesione al suo Magistero” perché la teologia possa “dare un’adeguata ragione del dono della fede”.