La "riforma dei cuori" di papa Francesco

Il vaticanista Mimmo Muolo racconta un anno di pontificato dal punto di vista dei media. E paragona Bergoglio a un illustre eroe dell'Antica Roma...

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 430 hits

L’elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio, avvenuta esattamente un anno fa, ha provocato un sensibile sconvolgimento tra la gente comune e nei media, costringendo gran parte dell’opinione pubblica a un ripensamento sull’immagine della Chiesa.

Ne è convinto il giornalista Mimmo Muolo, vaticanista del quotidiano Avvenire, recentemente nominato da papa Francesco consultore del Pontificio Consiglio dei Laici, che ha raccontato a ZENIT le proprie impressioni sul primo anno di pontificato.

Ricorre oggi il primo anniversario del pontificato di papa Francesco: che bilancio possiamo trarne?

Mimmo Muolo: La cifra interpretativa del pontificato di Francesco è stata la sua grande capacità di ‘spostare’ l’immagine della Chiesa. Ha fatto capire alla gente – quindi anche ai media, che si sono dovuti adeguare - che la cifra interpretativa della Chiesa non si giocava sull’etica ma sulla misericordia e sull’amore. Ciò ha cambiato completamente le prospettive. Papa Francesco ha rotto l’accerchiamento che si era determinato durante il pontificato di Benedetto XVI - non per colpa di papa Ratzinger ma per l’immagine che molti media trasmettevano di lui – e ha portato la Chiesa su un diverso terreno. La contesa spirituale si gioca ora su un nuovo versante e la gente e i media lo hanno capito. È cambiato tutto nel giro di un anno, non perché la Chiesa fosse morente con Benedetto XVI e adesso sia in qualche modo rinata: non dobbiamo metterla in questi termini. In questo nostro tempo molto viene giocato sull’immagine che si trasmette: con Benedetto XVI l’immagine della Chiesa era ancorata allo stereotipo della “Chiesa dei no”, che – secondo un’immagine non veritiera ma avallata dai media – attentava alla libertà delle persone. Papa Francesco ha ribaltato questo falso mito, ha riaffermato che la Chiesa è misericordia e capacità di stare tra le persone, di chinarsi sulle loro ferite, di condividere i dolori e le gioie delle persone: questo ha cambiato completamente le prospettive. In un mio editoriale su Avvenire ho paragonato papa Francesco a Scipione l’Africano che cambiò il terreno di battaglia e sconfisse Annibale. Se paragoniamo ad Annibale la cultura contemporanea e un certo modo di pensare, Francesco è davvero come Scipione l’Africano.

Sono tante le sfide che papa Francesco sta affrontando a partire dalle riforme strutturali della Chiesa, fino ad arrivare al prossimo Sinodo sulla famiglia. Dove ci porteranno questi cambiamenti?

Mimmo Muolo: Portando la Chiesa sul terreno della misericordia, cioè avvicinandola ai problemi reali della gente, le riforme strutturali cui accenni sono problemi organizzativi che stanno nella mente e nel cuore del Papa ma “a valle” di tutto il resto, cioè non sono la sua prima preoccupazione. È chiaro che bisogna cambiare qualcosa per rendere più trasparente e più sicuro lo IOR, per adeguare il funzionamento della Curia ai tempi e ai modi di vivere della stessa Chiesa nel mondo contemporaneo. Tutto si evolve, quindi non è pensabile che i quasi trent’anni dalla pubblicazione della Pastor Bonus siano trascorsi invano. Questo, però, viene di conseguenza. Quello che sta veramente a cuore a questo papa è la “riforma dei cuori” dei fedeli, tanto è vero che Francesco riesce ad instaurare un discorso anche con i “lontani”, con coloro che non frequentano la Chiesa o che, nel recente passato, hanno avuto addirittura un atteggiamento ostile. Il Papa, infatti, parla di una riforma che va fatta nell’intimo della persona, prima ancora che nelle strutture.

Più che la riforma dello IOR o della Curia romana, credo che al Papa stia a cuore, ad esempio, soprattutto il tema dei divorziati risposati, non però per cambiare la dottrina, perché non è sua intenzione farlo. Gli sta a cuore perché una Chiesa della misericordia, che sa curare le ferite della gente, è una Chiesa che è vicina a chi ha subito questo tipo di ferita: la rottura di un matrimonio, lo sfascio di una famiglia, tutti i problemi conseguenti con i figli e con la ripresa di una vita affettiva con altre persone. Da questo punto di vista potrebbe essere in arrivo qualche novità, una volta che il Sinodo si sarà espresso e che il Papa lo avrà fatto proprio. Da questo punto di vista, in questo primo anno di governo, il Papa ci ha abituato al fatto che ascolta tutti, si confronta con tutti (anche quelli che non la pensano come lui) ma alla fine chi decide è lui. Sugli altri versanti, la riorganizzazione sarà di carattere funzionale e non sarà di grande impatto.

Un giornalista deve testimoniare gli avvenimenti del suo tempo, senza tradire emozioni, anche quando si tratta di fatti epocali come un conclave che segue alla rinuncia del precedente pontefice. Personalmente, come uomo e come professionista della comunicazione, come hai vissuto questo grande cambiamento nella Chiesa?

Mimmo Muolo: Il giornalista è colui che sa riconoscere le novità. Con papa Francesco siamo stati sbattuti di fronte alla novità di un pontificato che ha sovvertito i protocolli e alcuni modi di pensare, che ha spostato l’immagine della Chiesa e che ha fatto capire quali sono le vere priorità: ad esempio andare verso le periferie esistenziali. È questo il miglior modo di raccontare questo papa, sfuggendo all’enfasi di una “papolatria”, del cui rischio lo stesso Papa è consapevole e che prima o poi finirà. Dobbiamo guardare alle novità, cercare di spiegarle, fuggendo da un duplice rischio: quello della “papolatria” da un lato e della critica eccessiva dall’altro. Le novità vanno guardate, spiegate, interpretate, cercando di metterci anche quella giusta dose di emozione personale, come fa ogni buon giornalista, il quale si stupisce della novità, cerca di approfondire, di capire e di spiegare agli altri. Io ho cercato di osservare il pontificato in questa maniera: non so se ci sono riuscito, lo giudicheranno i miei lettori.

Alcune settimane fa, papa Francesco ti ha nominato consultore del Pontificio Consiglio per i Laici. In cosa consisterà questo incarico e come lo hai accolto?

Mimmo Muolo: Ho accolto questa nomina con commozione e grandissima sorpresa, non me l’aspettavo e non ne sapevo nulla fino al mattino stesso in cui è stata pubblicata la notizia. Sono anche un po’ in trepidazione: senza falsa modestia non so se sarò all’altezza del compito. Cercherò di svolgerlo con grande umiltà e tranquillità, cercando di portare all’interno di questo lavoro quella particolare sensibilità laicale che mi deriva dalla vita quotidiana. I laici, come insegna il Concilio Vaticano II, più che in sacrestia o a discutere di problemi teologici che non li appartengono, devono stare nel mondo per testimoniare il Vangelo con la loro vita. Sono assai grato a papa Francesco - e al cardinale Rylko, che presiede il Dicastero – e cercherò di ripagarlo con il mio impegno, la mia professionalità e anche con la preghiera, visto che il Santo Padre chiede a chiunque incontra di pregare per lui, perché tutto il suo ministero sia posto sotto la grazia di Dio.