La rivoluzione delle bambine

La tragica fine di una bambina di otto anni spinge gli Emirati Arabi Uniti a varare una legge per la tutela dei bambini. Una legge rivoluzionaria per il mondo musulmano

Roma, (Zenit.org) Valentina Colombo | 1682 hits

“Nube nera che porta pioggia”, questo è il significato del nome arabo Wadima. Ebbene, la storia di tragica storia di Wadima, bambina emiratina di otto anni, e di sua sorella Mira, di sei anni, forse porterà un raggio di sole per le nuove generazioni dell’Emirato.

Tutto ha inizio nel novembre 2011 quando, a seguito del divorzio dei genitori, Wadima e Mira vengono affidate, come previsto dai dettami del diritto islamico, alla famiglia paterna nella persona della nonna che in seguito consegna le bimbe al padre. Lo scorso giugno il corpo senza vita di Wadima viene ritrovato nel deserto a seguito delle informazioni date dalla sorellina ricoverata in ospedale per percosse. Mira, in stato di choc, narra ai medici che il padre aveva rasato il capo a lei e alla sorella per poi versarvi acqua bollente e come se ciò non bastasse le aveva violentemente percosse.

La morte di Wadima sconvolge non solo l’opinione pubblica dell’emirato, ma anche l’emiro stesso che decide di agire e legiferare in modo da evitare altri casi simili. Già nel 2010 Humaid al-Muhairi, alto funzionario del Ministero della Giustizia degli Emirati Arabi Uniti, dichiarava che “la violenza in seno al contesto familiare è sempre un fatto deprecabile”. Al-Muhairi si riferiva a un caso di violenza di un cittadino emiratino nei confronti della moglie e della figlia e ricordava che questo genere di violenza è vietata dalla sharia.

Il tragico caso di Wadima ha riportato alla ribalta il tema della violenza familiare. Da subito si è iniziato a parlare di una legge per la tutela dei bambini. Nel mese di novembre 2012 durante un convegno nell’ambito della campagna “Insieme per proteggere i nostri figli” lo shaykh Mohammed bin Rashid al-Maktum, Primo ministro degli Emirati, ha dichiarato che “tutti i bambini, senza alcuna discriminazione, hanno diritto a una vita sicura, alla stabilità emotiva e psicologica, cure costanti e protezione contro ogni pericolo e violazione”, e che “la tutela dei bambini deve essere anteposta a tutto e che i loro bisogni e diritti fondamentali sono imprescindibili”, oltre al fatto che è dovere dello Stato fare sì che questo accada.

Lo scorso 13 gennaio è stata data notizia del passaggio al vaglio del Consiglio Nazionale Federale della legge per la tutela dei bambini, legge che per volontà dell’emiro prenderà il nome di “legge Wadima” in ricordo della piccola vittima.

Si tratta di un evento straordinario nel mondo arabo-islamico, di un primo importante passo volto all’adeguamento del ricco Stato del Golfo alle convenzioni internazionali sui bambini. Settantadue articoli e dodici sezioni che vanno dal semplice divieto di fumare sui mezzi pubblici in presenza di bambini al diritto allo studio, dal divieto di vendere tabacco e alcol ai minori, a pene più severe nei confronti di chiunque ricorra alla violenza nei confronti dei bambini. La legge offre anche una definizione di diritto alla tutela e di tutto ciò che attenta alla serenità dei bambini.

E’ interessante notare come si accenni a situazioni facilmente intuibili come il caso di bambini orfani e senza tutore, ma si sottolinei la volontà di proteggere i minori “dallo sfruttamento da parte di organizzazioni illegali e dalla criminalità organizzata che diffonde idee estremiste, ideologia dell’odio” e dalla violenza nei loro confronti. L’articolo 34 riguarda, ad esempio, la tutela della sanità mentale, fisica e morale del bambino.

Si tratta di un vero atto di coraggio da parte degli Emirati Arabi Uniti che di fronte a un fatto atroce non hanno voluto né negare né occultare la gravità del problema, ma produrre una legge che per ora rappresenta un vero unicum nell’area.

D’altronde il 20,5% della popolazione degli Emirati, ovvero quasi 1.100.000 abitanti, ha un’età compresa tra gli 0 e i 14 anni. D’altronde la tutela dei bambini va di pari passo con la lotta contro l’estremismo islamico che gli Emirati stanno conducendo. Un’istruzione adeguata, una cultura che mira a proteggere la popolazione da un lato più debole, ma dall’altro quella popolazione che costruirà il futuro della nazione, corrispondono a una politica volta alla sopravvivenza interna. Proteggere le nuove generazioni significa garantire un futuro in cui ci sarà meno terreno fertile per le idee estremiste, in cui si potrà sperare di arginare l’estremismo islamico che dilaga nella confinante Arabia Saudita.

La speranza è che la legge Wadima diventi un modello da seguire nel mondo islamico e che porti a proteggere le bambine dai matrimoni precoci, dal velo imposto, dalle violenze mentali e fisiche, e a garantire ai bambini in generale una vita degna di questo nome e corrispondente alle garanzie base previste dalle convenzioni internazionali.

Soprattutto, la speranza è che l’esperienza a buon fine della piccola pakistana Malala, sopravvissuta a un attentato da parte dei talebani solo perché voleva studiare, e l’esperienza tragica di Wadima che ha però portato a una legge rivoluzionaria siano un segnale di risveglio e uno spiraglio di luce in un mondo come quello islamico che spesso vede i bambini privati dei diritti fondamentali, primo fra tutti quello di sorridere con spensieratezza al futuro.