La rivoluzione verde in Africa fra tradizione e modernità

Intervista al presidente dei coltivatori di cotone del Burkina Faso

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di Antonio Gaspari



ROMA, giovedì, 1° ottobre 2009 (ZENIT.org).- Il sottosviluppo agricolo dell’Africa è uno dei problemi più gravi del continente. Gran parte della popolazione africana vive in campagna. Paradossalmente però gli investimenti sono rivolti più alle aree urbane che a quelle rurali. Il benessere così generato nelle città è proporzionale alla povertà crescente dei villaggi. Solo una minoranza di persone del continente vive in città.

Nella boscaglia le persone bevono l’acqua dalle pozze e si nutrono di frutti selvatici e di agricoltura di sussistenza. I prodotti agricoli, grazie ai quali partecipano al processo della globalizzazione, sono attualmente coltivati con difficoltà e mal commercializzati. E quando si riesce a venderli, il problema non è risolto poiché vengono sempre trasformati all’estero.

Disponendo di poche infrastrutture di comunicazione e trasporto, gli agricoltori non riescono a trarre profitto da ciò che coltivano.

Per meglio comprendere la difficoltà del rapporto tra tradizione e modernità, soprattutto nel campo agricolo con l’arrivo dei prodotti geneticamente modificati, ZENIT ha intervistato Francois Traoré, Presidente dell’Associazione Coltivatori di Cotone del Burkina Faso.

Traorè ha recentemente partecipato ad un Convegno sullo sviluppo dell’Africa all’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” ed è uno dei firmatari di una lettera inviata ai Padri Sinodali che da domenica 4 ottobre daranno vita in Vaticano al secondo Sinodo speciale per l’Africa.

E’ vero, come è scritto nell’Istrumentum Laboris del Sinodo per l’Africa che gli OGM rischierebbero di rovinare i piccoli agricoltori africani abolendo i metodi di semina tradizionali e rendendo i coltivatori dipendenti dalla produzione delle società che vendono le sementi?

Traoré: Innanzitutto, occorre sapere che tutti i piccoli agricoltori hanno necessità di crescere. Oggi i metodi di semina tradizionali non riescono più a nutrire le persone. Prima un ettaro si coltivava senza particolari sforzi perché le terre erano fertili e la vegetazione lussureggiante. Oggi ci vuole molto più tempo e occorre anche l’operato di più persone per coltivare quello stesso ettaro. La raccolta è spesso insufficiente per nutrire gli uomini e le famiglie che hanno contribuito alla produzione.

Gli OGM sono per noi uno strumento moderno per aumentare la produzione e sopravvivere. Noi crediamo all’alleanza fra tradizione e modernità. E  l’esempio di alcuni paesi va in questa direzione.

Alcune delle tecniche di semina che applichiamo nei nostri campi di cotone ci sono state insegnate dai tecnici che provengono da scuole moderne. Così nella filiera del cotone, il produttore compra ogni anno la quantità di sementi necessarie dalle società sementiere e non trattiene più i semi per riseminarli l’anno dopo.
Per ciò che concerne la questione della dipendenza, gran parte del materiale dell’agricoltura di oggi non è prodotto da noi. Affinché il piccolo produttore possa crescere è necessaria la correttezza e la sincerità di coloro che lavorano per lo sviluppo attraverso obiettivi precisi ed efficaci e moderne metodologie.

Le biotecnologie possono aiutare lo sviluppo dell’Africa? E come?

Traoré: Il legame fra OGM e sviluppo è lo stesso di quello che abbiamo con tutto ciò che è moderno.

Non abbiamo inventato il carro.  Esso è stato fortemente osteggiato quando è stato introdotto nella nostra agricoltura. Ricordo bene che mio padre non ha mai voluto coltivare con il carro poiché pensava che potesse favorire la pigrizia.

Con il passare del tempo, abbiamo finalmente capito che l’uomo, grazie alla sua intelligenza, ha trovato modo di utilizzare la forza degli animali per eliminare un lavoro particolarmente gravoso.

Sappiamo anche che le rese sono aumentate allorquando le nostre sementi tradizionali sono state studiate e rafforzate nei laboratori. Se le rese dei semi tradizionali non superano la tonnellata per ettaro, le sementi migliorate possono produrre dalle due alle quattro tonnellate per ettaro.

Abbiamo adottato i fertilizzanti ed i fitofarmaci perché ci siamo resi conto che coloro che producono di più utilizzano prodotti chimici ed ottengono così raccolti più abbondanti per nutrirsi ed esportarli verso le nostre aree.

E’ tenendo a mente questi risultati straordinari e temendo la concorrenza che utilizziamo i fitofarmaci. Conosciamo tutti i loro effetti nocivi. Infatti quando un coltivatore utilizza i pesticidi sulle proprie colture immancabilmente li respira e a volte se li spruzza addosso. E’ verosimile che questi prodotti possano intossicare i coltivatori così come inquinano il suolo.

La differenza con gli OGM è che ciò che uccide i parassiti è nella pianta ed è nocivo soltanto ad un tipo di insetto.

Consideriamo molto interessante questa metodologia di coltivazione del cotone, poiché sono unicamente i parassiti che si voglio eliminare che muoiono.

Ci sono persone che pongono all’indice questa tecnologia; ci dicono che gli OGM uccideranno lo stesso tutto ciò che si trova vicino alle piante ed aggiungono che continueremo ad usare gli insetticidi esattamente come prima. Queste persone non sono molto coerenti.

Quello che noi, ad oggi, abbiamo riscontrato è che grazie agli OGM guadagniamo molto tempo per poterci occupare di altri lavori sul campo.

Il mio unico timore è che il mondo intero, e più in particolare la parte più potente, consideri l’Africa solo come un granaio di risorse naturali da poter sfruttare; e che per farlo esso mantenga la popolazione africana nella povertà e non permetta ai suoi tecnici di evolversi nelle conoscenze.

Quali sono i problemi che limitano lo sviluppo dell’Africa?

Traoré: Fra i problemi che possono limitare lo sviluppo in Africa, penso che la povertà e le sue conseguenze - ovvero la manipolazione, i conflitti, la perdita e la negazione dei propri valori - siano fatti davvero preoccupanti.

In effetti la povertà dovrebbe aver fine in Africa e soprattutto non continuare a costituire una fonte di guadagno per alcuni.

E’ dalla povertà infatti che nascono i conflitti poiché l’uomo è più facile da manipolare quando è povero.

Io non rifiuto la modernità. Voglio che la tradizione e la modernità siano integrate.

Quali sono gli africani che hanno necessità di vincere il sottosviluppo nel settore agricolo?

Traoré: I giovani agricoltori sono quelli che soffrono di più la povertà e il sottosviluppo. L’agricoltura non è attraente a causa della difficoltà di metterla in pratica nelle nostre aree e a causa dei suoi scarsi introiti.

Così molti giovani agricoltori praticano l’esodo verso le città che, essendo poco industrializzate, non hanno nulla da offrigli di meglio.  Questo porta presto i giovani alla disoccupazione e di conseguenza alla delinquenza e all’uso di droghe.  Non soddisfatti del loro esodo verso la città tentano in tutti modi di cambiare vita e dirigersi verso destinazioni erroneamente reputate paradisiache.