La rottura della comunione eucaristica tra Oriente e Occidente è “una tragedia comune”

Il Vescovo ortodosso Alfeyev commenta l’ultimo documento vaticano

| 1011 hits

ROMA, mercoledì, 11 luglio 2007 (ZENIT.org).- Secondo il Vescovo Hilarion Alfeyev di Vienna e dell’Austria, la rottura della comunione eucaristica tra Oriente e Occidente è “una tragedia comune”.



Il presule lo ha affermato in un commento rilasciato a ZENIT sull'ultimo documento vaticano dal titolo “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”, diffuso dalla Santa Sede questo martedì.

Il Vescovo, rappresentante della Chiesa ortodossa russa presso le Organizzazioni internazionali europee, ritiene che il documento, che “presenta la posizione del Magistero cattolico sulle Chiese e comunità che non sono in comunione con il Vescovo di Roma”, “non apporti nulla di nuovo rispetto ai testi precedenti analoghi, come la Dominus Iesus”.

“Il documento vaticano – afferma – si basa sul credo che la Chiesa di Cristo sia una, e che sussista nella Chiesa cattolica”. La parola “sussiste”, secondo il testo, può essere infatti attribuita “esclusivamente alla sola Chiesa cattolica, poiché si riferisce appunto alla nota dell’unità professata nei simboli della fede”.

Secondo il Vescovo Alfeyev, “la distinzione tra ‘sussiste’ ed ‘è presente e operante’ è probabilmente significativa dal punto di vista della tradizione teologica latina, ma non ha molto senso per un teologo ortodosso”.

Per gli Ortodossi, infatti, “‘sussistere’ significa precisamente ‘essere presente ed essere operante’, e crediamo che la Chiesa di Cristo sussista, sia presente e operante nella Chiesa ortodossa”, osserva.

In base al documento, le Chiese ortodosse, “quantunque separate [da Roma], hanno veri sacramenti e soprattutto, in forza della successione apostolica, il Sacerdozio e l’Eucaristia”.

In questo modo, la successione apostolica e i sacramenti vengono indicati come elementi essenziali della Chiesa. Tutto ciò è vero anche per gli Ortodossi, sottolinea Alfeyev, ed è per questo che “concorderanno sul fatto che quelle comunità ecclesiali che non godono della successione apostolica e non hanno conservato la genuina comprensione dell’Eucaristia e degli altri sacramenti non possono essere chiamate ‘Chiese’ nel senso proprio del termine”.

“La divisione tra gli Ortodossi e i Protestanti è quindi molto più profonda e sostanziale di quella tra gli Ortodossi e i Cattolici”, dichiara.

Quanto alla questione del primato petrino, per il documento vaticano visto che “la comunione con la Chiesa cattolica, il cui Capo visibile è il Vescovo di Roma e Successore di Pietro, non è un qualche complemento esterno alla Chiesa particolare, ma uno dei suoi principi costitutivi interni”, la realtà delle Chiese ortodosse “risente di una carenza”.

A loro volta gli Ortodossi, sostiene Alfeyev, “credono che, non essendo in comunione con loro, la Chiesa cattolica romana ‘risenta di una carenza’. Il ripristino della comunione con la Chiesa ortodossa deve essere per la Chiesa cattolica tanto importante quanto il ripristino della comunione con la Chiesa di Roma per la Chiesa ortodossa”.

Quest’ultima, riconosce Alfeyev, “non riconosce il Vescovo di Roma come il ‘Pontifex maximus’ della Chiesa universale”. In caso di ripristino della comunione eucaristica, lo riterrà “il primo tra pari (primis inter pares) nella famiglia dei Primati delle Chiese locali. Il primato del Vescovo di Roma è, per gli Ortodossi, d’onore, non di giurisdizione”.

“La rottura della comunione eucaristica tra Oriente e Occidente è una tragedia comune, che interessa sia la Chiesa cattolica che quella ortodossa – conclude Alfeyev –. E la ricerca dell’unità dovrebbe essere di uguale importanza per entrambe le Chiese”.