La Russia e le religioni

Il paese non sembra brillare per rispetto della libertà in questo campo

Roma, (Zenit.org) John Flynn, L.C. | 389 hits

I Giochi Olimpici invernali stanno fornendo alla Russia una visibilità straordinaria su una grande varietà di temi, a partire da quelli religiosi.

Lo scorso 10 febbraio, il Pew Research ha pubblicato un rapporto dal titolo Russians Return to Religion, but Not to Church (I russi tornano alla religione ma non alla Chiesa). Lo studio mette a confronto i risultati di tre distinte ricerche (condotte nel 1991, 1998 e 2008), prese dall’International Social Survey Programme.

I risultati riportano un drammatico cambiamento e, nel periodo che va dal 1991 al 2008, la percentuale di russi adulti che si identificano come cristiani ortodossi, è salita dal 31% al 72%.

Nelle stesso arco temporale, la percentuale di popolazione russa che non si identifica con alcuna religione è scesa dal 61% al 18%.

Secondo il rapporto, si riscontra un modesto incremento del numero di coloro che si identificano con altre religioni, come l’Islam, il Cattolicesimo e il Protestantesimo.

Anche i valori religiosi sono cresciuti nel periodo 1991-2008, con la percentuale di russi adulti che si dicono in qualche modo religiosi, che è salita dall’11% al 54%. Coloro che dichiarano di credere in Dio sono saliti dal 38% al 56%.

L’ultima sezione di dati rivela la curiosa situazione per la quale del 72% di chi identifica con il Cristianesimo Ortodosso, solo il 56% afferma di credere in Dio.

La frequenza delle chiese rimane molto bassa. Tutti e tre i sondaggi rivelano che il numero di chi va in chiesa almeno una volta al mese va dal 2% del 1991 al 7% del 2008.

Suddividendo i dati per gruppi demografici, il rapporto del Pew osserva che i valori religiosi sono significativamente più diffusi tra le donne che non tra gli uomini, sebbene non vi sia una differenza notevole per quel che riguarda la pratica sacramentale (9% contro il 5%).

Nel 2008, la maggioranza di tutte le fasce d’età si identifica come cristiani ortodossi, tuttavia questa percentuale era più alta tra i più anziani.

Venendo al livello di educazione, il rapporto afferma che non vi sono differenze rilevanti tra chi ha un titolo di studio universitario e chi ha interrotto prima i suoi studi.

Mentre l’affiliazione religiosa ha conosciuto un notevole cambiamento, le tattiche dalla mano pesante del governo russo non sono cambiate. La crescente intolleranza del Cremlino merita più attenzione di quella data ai Giochi Olimpici, ha dichiarato la Commissione sulla Libertà Religiosa (USCIRF) Internazionale, in un comunicato dello scorso 5 febbraio.

La Commissione osserva che ci sono leggi eccessivamente ampie che limitano la libertà di religione ed espressione, che “violano palesemente gli standard internazionali”.

“Queste leggi sono parte dell’attacco alla libertà religiosa e di espressione da parte del governo Putin”, ha detto il presidente dell’USCIRF, Robert P. George.

George ha individuato le leggi anti-blasfemia, che descrive come vaghe e, al tempo stesso, drastiche; esse impongono pesanti multe e reclusione per coloro che “si ritiene offendano i sentimenti altrui”.

“La gente deve essere libera di esprimere le proprie convinzioni pacificamente, senza paura di punizioni o discriminazioni e i diritti di ognuno vanno tutelati”, ha dichiarato George.

La mancanza di libertà religiosa in Russia è stata ampiamente documentata dal bollettino del Forum 18. Il gruppo di ispirazione cristiana – un’iniziativa danese e norvegese – prende il nome dall’articolo 18 dell’Alleanza Internazionale per i Diritti Civili e Politici.

Un rapporto pubblicato lo scorso 14 gennaio esamina i corsi di religione ed etica tenuti nelle scuole russe, dove sono stati reintrodotti nel 2012, con la fine della messa al bando, avvenuta con la Rivoluzione Bolscevica del 1917.

Il principale libro di testo, osserva il Forum 18, è fondamentalmente equilibrato. La sua implementazione è comunque problematica.

Visitando alcune regioni siberiane, emerge che nella Repubblica di Khakassia, un genitore luterano si è lamentato che alla figlia, per il corso di religione, era stato offerto esclusivamente il modulo relativo alla Cultura Ortodossa e che il preside della scuola aveva proclamato: “Viviamo in un paese ortodosso”.

Il Forum 18 aveva precedentemente pubblicato un estratto di due parti di un libro del suo corrispondente in Russia, Geraldine Fagan (Believing in Russia - Religious Policy after Communism, Routledge, 2013).

Fagan osserva che: “La Chiesa Russa Ortodossa si propone come la definitiva espressione della nazionalità russa. Visioni del mondo alternative sono marginalizzate”.

L’autrice assume un punto di vista per molti versi diverso da quello espresso dall’USCIRF, affermando che: “L’erosione della libertà religiosa non è dovuta alla deliberata preferenza federale per la Chiesa Ortodossa Russa. È piuttosto il sintomo di un Cremlino disinteressato che si astiene dall’intervenire nella sfera religiosa”.

Come risultato di questa suprema indifferenza, alcuni ufficiali minori sono stati lasciati liberi di “seguire una politica religiosa centrata sull’ortodossia a dispetto dello standard federale”, afferma Fagan.

Ciononostante l’autrice osserva che i leader politici russi stanno usando i valori nazionali, e l’identificazione con la Chiesa Ortodossa Russa, come un modo per proteggere gli interessi politici.

Lo scorso 11 febbraio, Elliott Abrams dell’USCIFR ha testimoniato davanti al Comitato per gli Affari Esteri degli Stati Uniti sul tema della libertà religiosa in merito alla persecuzione dei cristiani.

Quanto alla Russia, Abrams dichiara che le condizioni della libertà religiosa si sono deteriorate nel corso dell’anno passato e che ci sono “crescenti sintomi di una politica ufficiale che favorisce il Patriarcato di Mosca e la Chiesa Ortodossa Russa rispetto alle altre comunità religiose”.

Sembra che in Russia regole del gioco eque in ambito religioso sono ben lungi dall’esistere.

Pew report: http://www.pewforum.org/2014/02/10/russians-return-to-religion-but-not-to-church/