La salvaguardia dell’ambiente nella dottrina sociale della Chiesa

| 2359 hits

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 26 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Il Compendio presentato questo lunedì nella Sala Stampa vaticana, dedica il capitolo decimo ad un tema di grandissima attualità, come “Salvaguardare l’Ambiente”.



Dopo una breve disamina teologica nel Compendio è scritto che “la visione biblica ispira gli atteggiamenti dei cristiani in relazione all’uso della terra, nonché allo sviluppo della scienza e della tecnica”.

Prendendo spunto dagli insegnamenti del Concilio Vaticano II si sottolinea che l’uomo “creato ad immagine e somiglianza di Dio, ha ricevuto il mandato di governare il mondo nella giustizia e nella santità, sottomettendo a sé la terra con tutto quello che in essa è contenuto (…) perché nella sottomissione di tutte le cose all’uomo, sia grande il nome di Dio su tutta la terra”.

Il Concilio insegna che lo sforzo degli uomini nel corso dei secoli di migliorare le proprie condizioni di vita, “corrisponde al progetto di Dio”.

Per questo motivo “i risultati della scienza e della tecnica sono in se stessi positivi” e “le considerazioni del magistero sulla scienza e sulla tecnologia in generale valgono anche per l’applicazioni all’ambiente naturale e all’agricoltura”.

Il Compendio precisa che: “Punto di riferimento centrale per ogni applicazione scientifica e tecnologica è il rispetto dell’uomo, che deve accompagnarsi ad un doveroso atteggiamento di rispetto nei confronti delle altre creature viventi”.

L’uomo non deve dimenticare che la sua capacità di trasformare e di creare il mondo con il proprio lavoro si svolge sempre “sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio”.

La dottrina sociale respinge però una visione scientista e tecnocratica che tende a condizionare il rapporto con la natura, e spiega che “una corretta concezione dell’ambiente, mentre da una parte non può ridurre utilitaristicamente la natura a mero oggetto di manipolazione e sfruttamento, dall’altra non deve assolutizzarla e sovrapporla in dignità alla stessa persona umana”.

E per questo, “il Magistero ha motivato la sua contrarietà a una concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo e al biocentrismo”.

Il Compendio affronta anche il delicato problema dell’utilizzo dalle biotecnologie che suscitano “da una parte, speranza ed entusiasmi, dall’altra allarme e ostilità”.

“La visione cristiana della creazione - è scritto nel Compendio - comporta un giudizio positivo sulla liceità degli interventi dell’uomo sulla natura, ivi inclusi anche gli altri esseri viventi, e, allo stesso tempo, un forte richiamo al senso di responsabilità”.

“La natura non è, in effetti, una realtà sacra o divina, sottratta all’azione umana. E’ piuttosto un dono offerto dal creatore alla comunità umana, affidato all’intelligenza e alla responsabilità morale dell’uomo”.

Per questo, egli non compie un atto illecito quando, rispettando l’ordine, la bellezza e l’utilità dei singoli esseri viventi e della loro funzione nell’ecosistema, interviene modificando alcune loro caratteristiche e proprietà.

“Sono deprecabili gli interventi dell’uomo quando danneggiano gli esseri viventi o l’ambiente naturale, mentre sono lodevoli quando ci traducono in un loro miglioramento”.

Il Compendio sottolinea che in “uno spirito di solidarietà internazionale va favorito l’interscambio commerciale equo”, però la promozione dello sviluppo dei popoli più svantaggiati “non sarà autentica se si riduce solo all’interscambio di prodotti”.

Secondo la dottrina sociale è necessario “favorire la maturazione di un’autonomia scientifica e tecnologica” al fine di migliorare le condizioni alimentari e sanitarie.

Anche nel campo dell’ecologia il Magistero della Chiesa ribadisce che i beni della terra sono stati creati da Dio “per essere sapientemente usati da tutti” ed essere “equamente condivisi, secondo giustizia e carità”.

Per quanto riguarda la crisi ecologica, il Compendio sottolinea che “colpisce particolarmente i più poveri” sia perché più disagiati, sia perché privi dei mezzi per proteggersi dalle calamità.

Inoltre, secondo il volume curato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace “lo stretto legame che esiste tra sviluppo dei Paesi più poveri, mutamenti demografici e un uso sostenibile dell’ambiente, non va utilizzato come pretesto per scelte politiche ed economiche poco conformi alla dignità della persona umana”.

Il Compendio rileva ancora che lo sviluppo deve essere completo ossia “rivolto al bene autentico di ogni persona e dell’intera persona”.

Il capitolo sulla salvaguardia dell’ambiente conclude affermando che: “L’atteggiamento che deve caratterizzare l’uomo di fronte al creato è essenzialmente quello della gratitudine e della riconoscenza. Infatti, rinvia al mistero di Dio che lo ha creato e lo sostiene”.

“Il mondo si offre allo sguardo dell’uomo come traccia di Dio”, si legge infine nel Compendio.