La "santa furbizia" che ci tiene lontano dalle tenebre

Durante la messa dell'Epifania, papa Francesco indica nei Magi la virtù di chi, fidandosi delle Scritture, ha saputo seguire la Luce di Cristo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 407 hits

Un pellegrinaggio alla ricerca della Luce. Nel cammino dei Magi d’Oriente è “simboleggiato il destino di ogni uomo”, ha detto ieri mattina papa Francesco durante l’omelia in occasione della celebrazione eucaristica in San Pietro per la solennità dell’Epifania.

Lo spunto è stato fornito da un antico inno liturgico, la cui espressione latina Lumen requirunt lumine richiama l’esperienza dei Magi, i quali “seguendo una luce […] ricercano la Luce” che è Cristo stesso.

Parimenti ognuno di noi, nella propria vita, può procedere illuminato “dalle luci che rischiarano la strada, per trovare la pienezza della verità e dell’amore, che noi cristiani riconosciamo in Gesù, Luce del mondo”, ha spiegato il Papa.

Come i Magi, ogni uomo ha a disposizione due grandi “libri” per orientarsi nel proprio pellegrinaggio: “il libro della creazione e il libro delle Sacre Scritture”. In particolare l’ascolto del Vangelo, ha sottolineato il Pontefice, la sua lettura e meditazione, ci consentono di incontrare Gesù vivo, di fare esperienza di Lui e del suo amore”.

La prima Lettura (cfr. Is 60,1), ha proseguito il Santo Padre, richiama la missione di Gerusalemme, “chiamata ad essere la città della luce, che riflette sul mondo la luce di Dio e aiuta gli uomini a camminare nelle sue vie”.

Tuttavia, quando i Magi giunsero alla città santa, “persero per un po’ la vista della stella”, poiché Gerusalemme era venuta meno alla chiamata del Signore. “In particolare, la sua luce è assente nel palazzo del re Erode”, dove regnano le tenebre “il buio, la diffidenza, la paura, l’invidia”.

Erode è “sospettoso e preoccupato” per la nascita di un “fragile Bambino” che addirittura percepisce “come un rivale”. Eppure Gesù “non è venuto ad abbattere lui, misero fantoccio, ma il Principe di questo mondo!”.

È tutto un sistema di potere che viene a “scricchiolare”, una volta che sono state “capovolte le regole del gioco” e “smascherate le apparenze”. Questo sistema “edificato sul dominio, sul successo sull’avere, sulla corruzione è messo in crisi da un Bambino!”. Per questo “Erode arriva fino a uccidere i bambini”: la sua paura lo ha fatto impazzire.

Eppure i Magi riusciranno a vincere quel “pericoloso momento di oscurità presso Erode”, proprio perché hanno avuto fiducia nelle Scritture che profetizzavano in Betlemme il luogo della nascita del Messia; si mettono così sulla scia della stella, invisibile “nel buio della mondanità di quel palazzo”.

Il cammino verso la luce, ha proseguito il Papa, è reso possibile anche dalla virtù della “santa furbizia”, ovvero di quella “scaltrezza spirituale che ci consente di riconoscere i pericoli ed evitarli”, come fecero i Magi quando, “sulla via del ritorno, decisero di non passare dal palazzo tenebroso di Erode, ma di percorrere un’altra strada”.

Grazie alla loro “furbizia”, i Magi non sono caduti nelle “insidie delle tenebre” e “hanno custodito la fede”. Questa virtù è più che mai indispensabile anche al giorno d’oggi, quando il demonio, come ammoniva anche San Paolo, “si veste da angelo di luce”.

Custodire la “santa furbizia” significa saper resistere ai “canti delle Sirene” che ci ammaliano e ci incanalano verso una direzione contraria a quella della luce di Dio. È Gesù, del resto, che invita “coniugare semplicità e astuzia”, quando dice: «Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10,16).

L’esempio dei Magi, “saggi compagni di strada”, ci aiuta “ad alzare lo sguardo verso la stella e a seguire i grandi desideri del nostro cuore”, non accontentandoci di una “vita mediocre” o di “piccolo cabotaggio” ma, piuttosto, “a lasciarci sempre affascinare da ciò che è buono, vero, bello”, ovvero “da Dio, che tutto questo lo è in modo sempre più grande”.

Mai bisogna lasciarsi “ingannare dalle apparenze, da ciò che per il mondo è grande, sapiente, potente”: bisogna “andare oltre”, “custodire la fede”, non cedere alle lusinghe delle “sirene”, della “mondanità” e della “modernità”, per dirigere il nostro cammino “verso Betlemme, là dove, nella semplicità di una casa di periferia, tra una mamma e un papà pieni d’amore e di fede, risplende il Sole sorto dall’alto, il Re dell’universo”, ha quindi concluso il Santo Padre.