La Santa Sede all’O.N.U.: abbandonare l’ “assistenzialismo” per una “strategia di responsabilizzazione”

Intervento di monsignor Celestino Migliore a New York

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NEW YORK, mercoledì, 6 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Questo martedì, monsignor Celestino Migliore, in un intervenuto pronunciato davanti all’Assemblea Generale dell’O.N.U., ha chiamato a farsi promotori di programmi politici e sociali che consentano ai cittadini di essere veri “protagonisti del proprio sviluppo”.



Nel prendere la parola durante i lavori del III Comitato della 59ª Sessione alle prese con il tema dello sviluppo sociale, l’Osservatore vaticano ha sottolineato all’inizio che: “Alle nazioni Unite spesso sentiamo parlare di sviluppo in generale, ma forse dovremmo parlare di sviluppo sociale in maniera più specifica”.

“Quando Riflettiamo sugli obiettivi di questa nobile organizzazione, realizziamo che gli esseri umani sono al centro di tutto quanto noi facciamo. Il loro sviluppo sociale è in linea e come un ruolo vitale nello stabilire pace e sicurezza”, ha aggiunto.

Migliore ha constatato poi che la globalizzazione ha in parte aggravato l'insicurezza associata con la povertà: “I giovani, gli anziani, le persone disabili, le popolazioni indigene, i migranti, le donne e le famiglie, sono state messe da parte a vari livelli e sono diventate più inclini alla povertà”.

“Il progresso economico non è sufficiente in se stesso, ma deve essere accompagnato dal progresso socio-economico, così da assicurare che una parte dei benefici generali abbiano uno scopo sociale”, ha sottolineato il delegato Vaticano.

“In questo senso programmi politici e piani di sviluppo, nazionali e internazionali dovrebbero creare un ambiente favorevole all’integrazione sociale, all’accesso ai servizi sociali di base, all’educazione e alla cura sanitaria, sostentamento della famiglia promozione e protezione dei diritti umani e libertà fondamentali, cosicché tutti possano essere protagonisti del proprio sviluppo”, ha affermato.

Dopo aver apprezzato le dichiarazioni delle Nazioni Unite nei documenti di Copenaghen e di Johannesburg, Migliore ha precisato: “Noi crediamo nello sviluppo della persona umana e che realizza le capacità umane”.

“In questo contesto è necessario passare dall’assistenzialismo ad una strategia di responsabilizzazione. Questo significa abbandonare la politica in cui persone o gruppi sono considerati oggetti dell’intervento, verso politiche in cui essi diventano i protagonisti del proprio sviluppo”, ha commentato.

Il delegato della Santa Sede ha sostenuto quindi che: “Le politiche sociali per la protezione di individui vulnerabili diventano efficaci solo se sono capaci di rafforzare i gruppi sociali naturali, come le piccole comunità e le famiglie, nella misura in cui generano senso di responsabilità nella società civile verso i settori più deboli”.

“Bisogna per questo riconoscere la natura sociale dei bambini, degli anziani e delle persone disabili”, e prendere coscienza del fatto che solo “la creazione ed il rafforzamento di una rete sociale diversificata che comincia con la famiglia e cresce nei differenti livelli della società potrà rafforzare e difendere i deboli”.

Migliore ha ribadito che la Santa Sede è fermamente convinta che: “Gli uomini e le donne, senza limitazione di razza, nazionalità o religione, abbiano il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia”.

“In questo contesto, la mia delegazione ha partecipato al decimo anniversario dell’anno internazionale della famiglia come una significativa occasione per rafforzare i ruolo della famiglia nel mondo odierno”, ha affermato.

In conclusione il prelato ha rilevato l’impegno della Santa Sede nella stesura di una comprensiva e integrale Convenzione nella promozione e protezione dei diritti e della dignità delle persone disabili.

“Ciò che è in discussione è niente meno che il diritto di queste persone di essere membri a pieno titolo della società”, ha sottolineato Migliore.

“Posso assicurare che la Santa Sede continuerà a lavorare per garantire un miglior futuro a tutti, attraverso il riconoscimento della dignità umana di cui siamo portatori”, ha infine concluso.