La Santa Sede auspica una nuova strategia energetica

Mons. Migliore chiede un programma “duraturo e globale”

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di Roberta Sciamplicotti


ROMA, giovedì, 5 novembre 2009 (ZENIT.org).- La questione relativa all'energia, rinnovabile e non rinnovabile, è diventata “una questione chiave per la comunità internazionale” ed esorta a “identificare una strategia energetica duratura e globale”.

Lo ha dichiarato l'Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, prendendo la parola questo martedì a New York davanti alla 64ª sessione dell'Assemblea Generale dell'organismo sull'item 53 (i), “Promozione di fonti d'energia nuove e rinnovabili”.

La strategia a cui si riferisce il presule “dovebbe essere capace di far fronte alle necessità nel breve e nel lungo periodo, assicurando sicurezza energetica, difesa della salute e dell'ambiente e l'istituzione di impegni concreti per affrontare i problemi dei cambiamenti climatici”.

Allo stesso modo, dovrebbe saper “lanciare una transizione pacifica verso un'economia globale più efficiente che cerchi di ridurre il consumo energetico e l'uso dei combustibili fossili”.

La promozione di fonti di energia nuove e rinnovabili, ha aggiunto monsignor Migliore, oltre ad essere fondamentale per questa strategia è importante per garantire “uno sviluppo comprensivo duraturo, capace di estendersi alle varie aree del pianeta”.

Tre punti chiave

L'Osservatore Permanente ha quindi sottolineato tre questioni importanti, cominciando dal riconoscere che il progresso nel settore delle energie rinnovabili è “estremamente importante per lo sradicamento della povertà”.

“I molti benefici dell'applicazione e della diffusione di fonti di energia nuove e rinnovabili possono essere usati per lo sviluppo di obiettivi collegati – ha segnalato –. In maniera simile, la cooperazione energetica dovrebbe essere orientata ad alleviare la povertà ed essere conciliata con gli strumenti economici e fiscali, così come con la cooperazione regionale e internazionale, la condivisione di informazioni, il trasferimento di tecnologia e le migliori pratiche in questo settore”.

I Paesi in via di sviluppo, ha affermato l'Arcivescovo, hanno grandi capacità circa le fonti di energia rinnovabile, “ma spesso le tecnologie a basso uso di carbonio, come quelle solari, incluse quelle fotovoltaiche, comportano spese iniziali molto alte”.

Per questo, è necessario favorire “l'accesso da parte dei più poveri a queste innovazioni”, fondamentale per “permettere ai Paesi in via di sviluppo di far fronte alla loro crescente domanda di energia e di promuovere uno sviluppo sostenibile”.

La disponibilità e l'accesso all'energia hanno del resto “un profondo impatto positivo sulla salute, l'istruzione, l'alimentazione e le opportunità di entrate”, ha ricordato l'Arcivescovo, segnalando che il miglioramento dell'accesso alle fonti energetiche richiede tuttavia “migliori infrastrutture, assicurate da 'cornici' legali e istituzionali adeguate”.

Ciò, ha aggiunto, “richiede inevitabilmente il coinvolgimento delle istituzioni locali, che possono identificare più facilmente il tipo di energia, incluse le forme di finanziamento e di marketing più appropriate per le realtà della zona”.

Dove questo accesso è negato ai poveri o rimandato per varie ragioni, “si dovrebbe promuovere un uso più efficiente e sostenibile delle risorse energetiche tradizionali, migliorare l'efficienza energetica esistente e incoraggiare la conservazione contando su un mix di tecnologie disponibili”.

Costi umani e ambientali

La seconda questione sollevata da monsignor Migliore riguarda il fatto che “ogni discussione sull'identificazione di fonti energetiche affidabili, accessibili, economicamente praticabili, socialmente accettabili e giuste a livello ambientale dovrebbe tener conto dei costi umani e ambientali a lungo termine”.

“Lo sfruttamento ambientale senza riguardo per le preoccupazioni a lungo termine può fornire una crescita economica a breve scadenza, ma questa crescita avviene a caro prezzo – ha dichiarato –. I costi oggi vengono sopportati soprattutto dai Paesi in via di sviluppo, dai poveri e da quanti non hanno la capacità di difendersi dalle sfide dei cambiamenti climatici”.

Le iniziative comuni sull'energia rinnovabile dovrebbero inoltre essere basate sulla “giustizia intergenerazionale”, visto che i trend di consumo energetico di oggi avranno un impatto sulle generazioni future.

“Non dovremmo caricare le generazioni a venire con il nostro consumo energetico esagerato”, ha dichiarato il presule, definendo quindi “imperativo” un “cambiamento di stile di vita”.

Perché i programmi sull'energia rinnovabile abbiano successo, infine, sono fondamentali “un'adeguata istruzione sulla consapevolezza energetica e una formazione permanente” al riguardo.

“Nello sviluppo di strategie e politiche per un'energia nuova e rinnovabile non c'è una formula a 'taglia unica' – ha commentato –. C'è invece bisogno di una cooperazione pluridimensionale, che ponga la gestione umana responsabile della terra al centro degli sforzi individuali, nazionali e internazionali per affrontare le cause e le conseguenze dei cambiamenti climatici”.

“Se la questione presenta una serie di sfide scientifiche ed economiche, attraverso la fermezza degli obiettivi e la compassione per il nostro prossimo saremo capaci di promuovere un pianeta in cui il desiderio di curare la terra non è una conseguenza della paura, ma il segno di uno sviluppo personale ed economico a lungo termine”.