La Santa Sede chiede all’ONU di riorganizzare il sistema di solidarietà internazionale

Denuncia i programmi di controllo delle nascite che violano la dignità delle donne

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NEW YORK, giovedì, 24 febbraio 2005 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha preso la parola davanti alle Nazioni Unite per chiedere che tutto il sistema di solidarietà internazionale sia riorganizzato e si è opposta ai programmi di controllo delle nascite che negano la dignità dei poveri, soprattutto delle donne.



L’arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ONU, ha presentato la sua proposta intervenendo martedì ad una riunione informale del plenum dell’organismo per scambiare punti di vista sulle raccomandazioni contenute nel rapporto del Gruppo di Alto Livello sulle Minacce, le Sfide e i Cambiamenti.

“La delegazione della Santa Sede ritiene che sia necessario ridisegnare l’intero sistema di solidarietà; l’aiuto pubblico allo sviluppo non solo deve essere impiegato meglio, ma deve anche
essere aumentato”, ha affermato ricordando ai Paesi industrializzati il loro impegno di destinare lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL) allo sviluppo.

In primo luogo, “le politiche dirette a sradicare la povertà dovranno concentrarsi non solo su ‘cosa’ o ‘come’, ma anzitutto su ‘chi’”, ha aggiunto.

“I primi ‘chi’ – ha spiegato – sono gli stessi poveri”, che “hanno il diritto di ricevere assistenza ed hanno una responsabilità nei confronti di se stessi”. “Gli altri ‘chi’ sono tutti coloro che condividono la responsabilità dell’aumento nella povertà e nell’ineguaglianza e della sua eventuale
soluzione”.

“Occorre tenere sempre ben presente chi siano i poveri e far seguire a questa consapevolezza un’assistenza pratica e diretta, mediante politiche incentrate sulla persona”, ha proseguito.
Si tratta di concepire i poveri “come persone reali”, tenendo conto della “dignità di ogni uomo, donna e bambino”; altrimenti, ha affermato, queste politiche “rischiano di non tenere conto del loro valore di persone”.

“Molti esperti concordano sul fatto che la povertà estrema e la fame derivano in gran parte da un lato da un’iniqua distribuzione dei redditi e dall’altro da una eccessivo consumismo”, ha proseguito nella sua denuncia.

“Da molte parti si avvertono incertezze sul funzionamento degli attuali modelli di sviluppo – ha continuato –. Le soluzioni tecniche che sottendono questi modelli, anziché stimolare la crescita, hanno talvolta prodotto un aumento nella povertà e nell’ineguaglianza. Ciò nonostante, molte soluzione proposte continuano ad essere altamente tecnocratiche”.

“La Santa Sede è lieta di affiancarsi alle delegazioni che sostengono una politica sociale improntata ad una giustizia distributiva. Tali politiche devono costituire parte integrante del dibattito sullo sviluppo, per diventare il metro su cui misurare la qualità e il ritmo dello sviluppo”.

“Le Nazioni Unite, che devono ispirarsi al bene comune universale, non devono temere di portare avanti una sincera discussione di questo tipo, non tanto per impartire colpe, quanto per risolvere un grave problema di giustizia”, ha proseguito.

La Santa Sede ha chiesto di continuare a promuovere “investimenti che consentano ai poveri,
specialmente alle donne, di acquisire potere, in modo tale da rispettare la volontà degli individui e da non imporre condizioni inaccettabili sulla libertà di coloro ai quali viene offerta l’assistenza”.
Monsignor Migliore si è riferito soprattutto a certi “inaccettabili sistemi di controllo della
popolazione mondiale”.

“Una politica demografica saggia e umana rispetta le persone che essa si prefigge di aiutare, prodigandosi per il progresso dell’umanità”, ha spiegato.

In conclusione, il prelato ha enumerato le condizioni necessarie perché la comunità internazionale possa realizzare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, una serie di mete fissate per l’anno 2015 che cercano di ridurre della metà la povertà nel mondo, aumentare l’accesso all’acqua potabile e ottenere un’istruzione primaria universale.

Questi obiettivi, ha spiegato, verranno raggiunti:

-- “Solo se le politiche di sradicamento della povertà saranno indirizzate univocamente alle persone povere considerate come egualmente degne”;

-- “solo se saranno compiuti significativi progressi nel buon governo e nella lotta alla corruzione”;

--“solo se sarà realizzata una riforma finanziaria e commerciale capace di orientare il funzionamento dei mercati in favore dei Paesi in via di sviluppo”;

--“solo se gli impegni per lo 0,7% del PIL saranno realmente onorati per la giustizia e la solidarietà”;

--“solo se i debiti saranno cancellati in tutti i casi applicabili”.