La Santa Sede chiede che la riforma dell’ONU promuova più democrazia al suo interno

Proposte dell’Osservatore Permanente vaticano, monsignor Migliore

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CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 24 marzo 2005 (ZENIT.org).- La Santa Sede, che da sempre ha appoggiato una maggiore democrazia nel processo decisionale delle Nazioni Unite, ha accolto favorevolmente la proposta presentata questo martedì dal Segretario Generale, Kofi Annan.



Annan, ha presentato questo martedì all’Assemblea Generale una ambiziosa proposta di riforma dell’organismo nella quale si chiede la costituzione di un Consiglio di Diritti Umani e si amplia il numero dei Paesi con seggi permanenti nel Consiglio di Sicurezza, lasciando la porta aperta a Stati come Germania, Italia e Giappone.

Il Segretario Geneale dell’ONU ha annunciato di vedere in questa riforma la priorità del resto del suo mandato. Ha inoltre auspicato che i cambiamenti che intende introdurre possano aprire una nuova era, e servano per dotare questo Organismo dei mezzi più adeguati per compiere la sua missione, e per recuperare la credibilità persa a causa della mancanza di efficacia delle sue decisioni e gli scandali e abusi verificatisi nelle operazioni umanitarie e di pacificazione.

L’Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ONU a New York, l’arcivescovo Celestino Migliore, popone che questo processo dia luogo ad un maggior peso politico alla Assemblea Generale, una maggiore democraticità nel processo delle decisioni, regole precise per il ricorso alla forza armata e una riprogrammazione della strategia della solidarietà per far fronte alla povertà nel mondo, secondo quanto ha rivelato “Radio Vaticana”.

Secondo l’Arcivescovo le proposte di Annan sono “molto realistiche”. “Il dibattito sta andando avanti. La Santa Sede, da parte sua, è molto favorevole al fatto che ci sia una riforma secondo criteri adeguati, proprio per dare maggiore democraticità e rappresentatività a questa organizzazione”.

Il Segretario Generale ha proposto inoltre un cambiamento delle regole per ricorrere all’uso della forza sotto l’egida dell’ONU.

“Le proposte del Segretario Generale vanno nel senso di accettare questa convinzione emergente della responsabilità internazionale, collettiva, di proteggere le popolazioni, una responsabilità che va esercitata dal Consiglio di Sicurezza, il quale può autorizzare interventi militari come ultima risorsa, in caso di genocidi o di altre gravi violazioni del diritto umanitario, quando gli Stati sovrani non vogliono, non intendono, o non possono farvi fronte”, ha affermato monsignor Migliore.

Secondo il presule: la grande e pressante questione posta dalla riforma è quella di “riuscire a dare una maggiore forza esecutiva alle decisioni, alle risoluzioni delle Nazioni Unite”.

“Si troverà una formula per far sì che tutte le risoluzioni siano rispettate?”, si è chiesto. “Giacché solo in questo modo si può intravedere l’efficacia dell’ONU”.

“Ebbene, questa riforma è intesa a rendere l’ONU più efficiente nei metodi di lavoro, più rapida nelle risposte alle emergenze della pace e dello sviluppo e anche più autorevole. Ma la vera questione dell’attuazione delle risoluzioni continuerà ad essere legata alla volontà politica e alla cooperazione dei singoli Stati”, ha poi concluso.