La Santa Sede chiede di reagire al crescente traffico di esseri umani

Nell’intervenire ad un Congresso dell’ONU a Bangkok sulla prevenzione dei crimini

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BANGKOK, venerdì, 29 aprile 2005 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha preso la parola nell’ambito del XI Congresso dell’ONU sulla prevenzione dei crimini e la giustizia penale per lanciare un appello alla comunità internazionale in favore di un intervento immediato contro il fenomeno crescente del traffico di esseri umani.



Allo stesso tempo, nel corso dell’incontro, la Chiesa cattolica ha manifestato la propria preoccupazione per la vendita e il possesso di armi da fuoco, la corruzione, i crimini in aree post-belliche, e la mancanza di applicazione delle norme dell’ONU sul giusto trattamento dei prigionieri e dei minorenni.

Il 25 aprile, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio, Nunzio apostolico in Thailandia, è intervenuto a nome della Santa Sede di fronte alla sessione finale del Congresso, tenutasi a Bangkok, spiegando che il “crimine non è solamente una minaccia per la pace e per l’ordine, ma anche per la dignità umana. Infatti quando viene commesso un crimine, la dignità umana, della vittima e dell’offensore, è colpita e violata”.

La prima preoccupazione espressa dalla Chiesa cattolica ha riguardato “il traffico di esseri umani. Questo flagello – ha spiegato monsignor Pennacchio – è spesso responsabile di togliere la speranza in un futuro decente ai più vulnerabili, in special modo donne e bambini”.

“Per affrontare questo fenomeno crescente, è di assoluta importanza che i sistemi nazionali e internazionali di giustizia criminale identifichino non solo i criminali, ma anche le vittime del traffico”.

La seconda preoccupazione sottolineata dalla Santa Sede nel dibattito sulla giustizia criminale e la prevenzione dei crimini è stata “la vendita e il possesso di armi da fuoco”.

“Senza dubbio, c’è un legame fra il crimine e il traffico di armi da fuoco che alimenta il terrorismo sia a livello nazionale che internazionale. Una riduzione nella disponibilità di armi da fuoco faciliterebbe lo stabilimento della pace e della sicurezza” e “contribuirebbe anche ad incanalare i soldi spesi nel commercio d’armi, in programmi per lo sviluppo”, ha aggiunto il Nunzio apostolico.

Il terzo punto affrontato ha riguardato la corruzione, la quale – ha spiegato monsignor Pennacchio –, “aggredisce i valori basilari della società, insieme alle norme della legge e della giustizia. Mina gli obiettivi del democratico e pacifico amore fra le nazioni”.

Il Nunzio apostolico è quindi passato ad affrontare una quarta tematica che è motivo di profonda inquietudine per la Santa Sede: i crimini che si verificano nei contesti post-bellici, poiché “trasformano la speranza e la fiducia della popolazione in scetticismo, disperazione e delusione”.

In particolare, questa violenza causa “la distruzione di posti di lavoro, la debilitazione di reti sociali già di per sé così fragili, come quelle dei sistemi per la sanità e l’educazione. Ciò provoca un aumento di povertà e l’erosione della democrazia e delle istituzioni”.

Il monsignore ha infine proposto l’implementazione delle “norme stabilite dalle Nazioni Unite sul giusto trattamento dei prigionieri e dei minorenni”. In particolare, richiamando quanto stabilito nella Carta dei Diritti Fondamentali dei Prigionieri, ha posto l’accento sulla necessità di un “trattamento dei prigionieri, pienamente rispettoso della loro dignità umana” e sull’importanza di un loro “reinserimento nella società”.