La Santa Sede chiede leggi che difendano le donne dalla violenza sessuale

Intervento davanti al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC)

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NEW YORK, venerdì, 3 marzo 2006 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha chiesto alla comunità internazionale l’adozione di leggi che difendano le donne dalla violenza sessuale.



La richiesta è stata presentata questo giovedì da Marilyn Ann Martone, intervenuta a nome del Vaticano alla 50ª sessione della Commissione sullo Status delle Donne del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC), riunitosi per discutere i temi sollevati nel corso della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne e nella 23ª sessione speciale dell’Assemblea Generale intitolata “Donne 2000: uguaglianza di genere, sviluppo e pace per il ventunesimo secolo”.

“La Santa Sede condanna con vigore la violenza sessuale che spesso ha per oggetto donne e ragazze ed incoraggia l’approvazione di leggi che le difendano in modo efficace da tale violenza”, ha affermato la rappresentante della Santa Sede.

“Non possiamo fare a meno, in nome del rispetto dovuto alla persona umana, di condannare la diffusa cultura che incoraggia lo sfruttamento sistematico della sessualità e spinge perfino ragazze giovanissime a far sì che il loro corpo sia usato per profitto in un’industria mondiale da 3 miliardi di dollari”, ha aggiunto la professoressa Martone.

“Il progresso per le donne è progresso per tutti”, ha affermato la rappresentante della delegazione vaticana, sottolineando “l’interdipendenza di sviluppo, pace, sicurezza e diritti umani”.

Tra le iniziative di promozione della donna, la rappresentante del Vaticano ha incoraggiato il microcredito alle donne.

“E’ un fenomeno che ha avuto il sostegno delle Chiese cattoliche locali per molti anni, attraverso scehmi paralleli e piccoli prestiti informali a gente povera i cui bisogni non sono stati soddisfatti dalle istituzioni finanziarie”.

“E’ estremamente incoraggiante vedere la pazienza, l’onestà e il duro lavoro delle donne povere ripagato in questo modo in molti luoghi, e deve essere incoraggiato dall’attenzione per la riforma di strutture che assisteranno il successo diffuso e continuo di nuove iniziative in questo settore”, ha aggiunto.

Tra le sfide poste dalla difesa dei diritti delle donne, la delegazione vaticana ha segnalato alcune aree chiave.

In particolare, ha considerato che “sarebbe un bene riconsiderare politiche dirette alle donne anziane, che spesso si sono prese cura di altri quando erano adulte e che dovrebbero ricevere un appropriato sostegno”.

Un’altra area è quella delle donne migranti. Dei 185-192 milioni di persone che migrano, ha rivelato la Martone, “quasi la metà è costituita da donne”.

“Accade spesso che le donne migranti diventino la principale fonte di sostentamento della loro famiglia. Le più comuni opportunità di impiego, oltre ai lavori domestici, consistono nel prendersi cura degli anziani e dei malati e nel lavoro nel settore alberghiero. Anche queste sono aree in cui deve essere assicurato un trattamento equo per le donne migranti oltre al rispetto per la loro femminilità nel riconoscimento dei loro uguali diritti”.

In merito alla questione del traffico di esseri umani, la Martone ha spiegato che esso “ha un impatto particolarmente negativo sulle donne”.

“In alcuni casi ci sono donne e ragazze che sono sfruttate quasi come schiave nel loro lavoro, non poche volte nell’industria del sesso – ha denunciato –. La cultura che incoraggia il sistematico sfruttamento della sessualità è pervasivo e dannoso per la società e deve essere affrontato con qualcosa di più che belle parole”.

La rappresentante vaticana ha infine segnalato un’altra area particolarmente delicata per la situaizone delle donne, i “conflitti armati”, in cui “donne e ragazze sono anche vittime di stupri sistematici a scopi politici”.

“Quanti permettono, incoraggiano o comandano atti simili meritano una giusta punizione, così come i perpetratori di questi crimini, mentre deve essere rispettata la protezione delle donne”, ha affermato ricordando l’articolo 27 della Quarta Convenzione di Ginevra.

La rappresentante della Santa Sede ha concluso dichiarando che “il movimento delle donne è stato descritto come ‘il grande processo di liberazione delle donne’”.

“Questo viaggio è stato difficile e complicato e, a volte, non privo di errori, ma è stato sostanzialmente positivo, anche se non è ancora finito, e tutte le persone di buona volontà si sforzano di far sì che le donne vengano riconosciute, rispettate ed apprezzate nella loro particolare dignità”, ha osservato.