La Santa Sede chiede maggiore attenzione alla situazione dei detenuti

Salvaguardia dei loro diritti umani ma anche più sostegno alle vittime dei reati

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ROMA, venerdì, 7 settembre 2007 (ZENIT.org).- Difesa dei diritti umani dei detenuti, sostegno alle vittime, condanna della tortura e della pena di morte: sono questi i punti fondamentali del discorso pronunciato questo venerdì mattina dal Cardinale Renato R. Martino intervenendo al XII Congresso della Commissione Internazionale della Pastorale Cattolica nelle Carceri, in svolgimento a Roma.



“La violenza non può che generare altra violenza, mai giustizia, pace, riconciliazione”, ha affermato il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace in occasione del Congresso, sul tema “Scopri in ogni detenuto il volto di Cristo”.

Rivolgendosi agli oltre 200 partecipanti – religiosi e laici impegnati nella pastorale penitenziaria di 56 Paesi –, il porporato ha detto che “sarebbe una grave contraddizione combattere le situazioni ingiuste che denunciamo con le stesse armi che utilizzano coloro che le provocano”, ricorda un comunicato stampa ricevuto da ZENIT.

“Sarebbe disastroso – ha aggiunto – che quanti sono identificati come strumenti di pace e predicatori di riconciliazione intendessero vincere la violenza ricorrendo alla stessa, porre fine all'emarginazione emarginando, lottare contro la corruzione corrompendo”.

Il Cardinale, ricorda la nota, ha sottolineato che “scopo della pastorale penitenziaria è portare ai detenuti la Buona Novella dell’amore redentore di Cristo rendendo concreta e tangibile la misericordia e la compassione del Buon Samaritano nel mondo carcerario”.

La difesa dei diritti umani dei reclusi, ha indicato, è una delle principali sfide che i cappellani delle carceri devono affrontare, visto che la violazione di questi diritti negli istituti di detenzione provoca maggiore emarginazione, esclusione e sofferenza.

Il presidente del dicastero vaticano ha quindi ribadito il rifiuto della pena di morte, che “impoverisce la società che la legittima e la pratica” e fa incorrere “in gravi pericoli come il punire irrimediabilmente degli innocenti” e “fomentare la vendetta invece che l’autentica giustizia sociale”.

La pena capitale, inoltre, “costituisce una palese offesa dell’inviolabilità della vita umana, elimina ogni possibilità di recupero sociale degli autori di delitti e, per quanti credono nel Dio della vita e della misericordia, rappresenta un disprezzo dell’insegnamento evangelico del perdono”.

Il Cardinal Martino ha infine espresso il proprio sostegno al rinnovamento del sistema carcerario con l’adozione più estesa di pene alternative alla reclusione, per una prevenzione dei delitti più efficace e per il reinserimento sociale dei carcerati, dopo aver scontato la pena.

Allo stesso modo, ha sostenuto il bisogno di una maggiore attenzione alle vittime dei reati, “la necessità di una coraggiosa denuncia profetica di ogni tipo di tortura nelle carceri di tutto il mondo” e “il sostegno alle famiglie dei detenuti, evitando qualsiasi forma di marginalizzazione”.