La Santa Sede chiede “risposte energiche” alla proliferazione delle armi di distruzione di massa

Intervento di monsignor Boccardi alla Conferenza Generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA)

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VIENNA, lunedì, 27 settembre 2004 (ZENIT.org).- “Le continue minacce alla pace ed alla stabilità dovute alla proliferazione delle armi di distruzione di massa e le emergenze umanitarie ed ecologiche richiedono delle risposte energiche e di vasta portata”, ha affermato monsignor Leo Boccardi, osservatore permanente presso le Organizzazioni Internazionali a Vienna.



Il prelato nell’intervenire alla 48ª sessione della Conferenza Generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA), svoltasi a Vienna dal 20 al 24 settembre, ha sottolineato che “la risposta della comunità internazionale deve essere integrale e deve combinare sicurezza, solidarietà e la difesa della vita umana”.

In occasione della Conferenza Generale dell’AIEA, la Missione Permanente della Santa Sede a Vienna organizza fin dal 1957 una celebrazione eucaristica, che in quest’ultima occasione è stata presieduta nella cattedrale di Santo Stefano dal cardinal Tauran, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa.

“Da più parti siamo stati messi in guardia sul fatto che la proliferazione nucleare sta aumentando e che ci sono Paesi interessati all’acquisizione illecita di armi di distruzione di massa”, ha ricordato il monsignor Boccardi nel discorso pronunciato il 22 settembre.

Oltre a questo alla luce della recrudescenza della ondata di violenza di stampo terroristico, ha affermato che c’è anche il rischio che “i terroristi possano accedere a materiali e a tecnologie di questo tipo”, il che rende necessario “accordarsi su certe misure per assicurare che l’’affare nucleare’ non possa continuare così com’è ora”.

Monsignor Boccardi ha quindi ricordato che il Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari ha contribuito “alla pace ed alla sicurezza internazionali”, ma ha anche sottolineato come abbia ancora molta strada da percorrere.

La comunità internazionale deve lavorare in modo più deciso “per diminuire i rischi della proliferazione nucleare e sviluppare un contesto più adatto alle realtà del 21° secolo”, ha quindi incalzato.

Questo implica, ad esempio, un maggiore controllo sulle esportazioni di materiali nucleari, l’universalizzazione del sistema di controllo delle esportazioni stesse, così come la necessità di “dare più autorità agli ispettori”, come si evince dalla “recente scoperta di un mercato illecito per i materiali e gli equipaggiamenti nucleari”.

Il nucleare, ha poi ricordato il monsignore può avere un ruolo importante per “promuovere lo sviluppo economico e sociale”.

Uno degli strumenti principali per trasferire la tecnologia nucleare a questo scopo è il Programma di Cooperazione Tecnica dell’AIEA, del quale beneficiano i Paesi membri e le cui iniziative, “quando vengono adattate alle necessità degli Stati riceventi, aiutano a combattere la povertà e possono quindi contribuire ad una soluzione più pacifica dei seri problemi che l’umanità deve affrontare”.

“Le tecniche nucleari ed isotopiche si sono dimostrate sempre più utili nel far fronte ai fondamentali bisogni umani e nell’affrontare grandi sfide, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo”, ha poi proseguito.

Le applicazioni pacifiche dell’energia nucleare possono dare un “significativo contributo” in molti campi, come l’approvvigionamento di acqua potabile, l’eliminazione di insetti portatori di virus, lo studio della malnutrizione infantile o la diagnosi e la cura di alcune malattie.

L’osservatore permanente del Vaticano ha quindi sottolineato l’importanza della radioterapia nel trattamento del cancro, ricordando come “più del 50% dei pazienti ai quali è stata diagnosticata questa malattia trarrebbe beneficio da quel tipo di terapia sia se applicata da sola che se unita alla chirurgia ed alla chemioterapia”.

Nei Paesi in via di sviluppo, però, “più della metà delle persone affette da tumori non avranno accesso alla radioterapia a causa della mancanza di strutture appropriate e di personale sufficientemente addestrato ed esperto di fisica medica e clinica”.

La Santa Sede, comunque, apprezza “tutto il lavoro e gli sforzi dell’AIEA e dei suoi partner nella programmazione e nella promozione di programmi per il controllo dei tumori”, ha continuato ricordando il recente lancio di un programma dell’Agenzia, il Programma d’Azione per la Terapia Tumorale (Programme of Action for Cancer Therapy, PACT), mirante ad “aumentare la capacità di assistere gli Stati membri nel difficile compito di combattere il cancro e di creare strutture regionali di radioterapia”.

Relativamente alla difficile situazione internazionale attuale, il prelato ha innanzitutto ricordato le parole del Direttore Generale El Baradei , per il quale è necessario occuparsi delle “radici dell’insicurezza” mondiale, ed ha sottolineato come in aree teatri di conflitti che durano ormai da lungo tempo come il Medio Oriente, l’Asia meridionale e la penisola coreana c’è da aspettarsi un ricorso alle armi di distruzione di massa “finché si continuerà a non riuscire ad introdurre delle alternative che pongano rimedio al deficit nel settore della sicurezza”.

Riguardo al Medio Oriente, monsignor Boccardi ha affermato che la sua delegazione “condivide le preoccupazioni per i segni di un’insicurezza in aumento, dovuta alla guerra che sta avendo luogo in Iraq ed alle sue implicazioni a livello di sicurezza per la regione e per l’irrisolto conflitto in Terra Santa”.

Di fronte a questa situazione, per il prelato solo il “rispetto per le legittime aspirazioni di entrambe le parti”, il “ritorno al tavolo dei negoziati” e “l’impegno concreto della comunità internazionale” possono condurre “ad una soluzione accettabile per tutti”.

Per questo motivo, è auspicabile che tutti i Paesi della regione mediorientale e la comunità internazionale diano il via ad un “serio dialogo” per creare “un Medio Oriente libero dalle armi di distruzione di massa”, che, se unito a “limitazioni sugli armamenti convenzionali e a misure adeguate di sicurezza e di costruzione della fiducia” permetterà di stabilire la pace nella regione.

“I notevoli sforzi dell’AIEA per aumentare la sicurezza nucleare e radioattiva, per indicare modi e metodi per l’utilizzo sicuro delle risorse radioattive e per aiutare a recuperare risorse abbandonate danno un contributo significativo alla minimizzazione dei pericoli ed alla prevenzione di danni ai singoli e ai gruppi”, ha affermato infine il prelato.

L’AIEA, sorta all’interno delle Nazioni Unite nel 1957, è un’agenzia che lavora a livello mondiale nella promozione di tecnologie che impiegano l’energia nucleare in modo sicuro e pacifico. Il suo Segretariato, con sede a Vienna, si avvale del contributo di 2.200 esperti in diversi settori e provenienti da più di 90 paesi diversi.

All’articolo II del suo Statuto approvato nell’ottobre del 1956 si legge: “L’Agenzia deve cercare di accelerare e ampliare il contributo dell’energia atomica alla pace, alla salute e alla prosperità in tutto il mondo”.

“Essa deve assicurare, per quanto è nelle sue possibilità, che l’assistenza da essa fornita o su sua richiesta o sotto la sua supervisione o controllo non venga usata in modo tale da perseguire alcun scopo militare”, conclude infine.

Per ulteriori informazioni: http://www.iaea.org/index.html