La Santa Sede dice “no” alle chiese usate come moschee

Monsignor Michael L. Fitzgerald risponde alle richieste dei musulmani di Cordoba

| 457 hits

CORDOBA, martedì 27 aprile 2004 (ZENIT.org).- In una intervista pubblicata il 29 aprile dall’agenzia Asia News, monsignor Michael L. Fitzgerald, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ha detto “no” alle richieste di utilizzare chiese cristiane come moschee.



Il problema ha assunto un certo rilievo da quando Mansur Escudero, segretario generale del Consiglio islamico spagnolo, ha annunciato di aver presentato al Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso la richiesta di definire la cattedrale cattolica di Cordoba come la prima chiesa al mondo dove cristiani e musulmani possono pregare insieme.

L’antichissima cattedrale di Cordoba, un tempo, è stata anche una moschea. Fu Ferdinando III, nel 1236, a riconsacrarla come cattedrale.

Le autorità comunali di Cordoba dirette dai socialisti e dalla Izquierda Unita (IU) sostengono l’iniziativa e hanno preparato una mozione a favore della richiesta fatta dai musulmani al vescovo della città, Juan Jose Asenjo Pelegrino, il quale ha tenuto finora una posizione molto discreta.

Nell’intervista concessa ad Asia News, monsignor Fitzgerald, ha spiegato: “Nel marzo scorso il nostro Consiglio, insieme al World Islamic Call Society, che ha sede in Libia a Tripoli, ha organizzato un colloquio sulla formazione dei sacerdoti e degli Imam”.

Durante questo convegno, in cui sono intervenuti anche rappresentanti spagnoli presenti nella delegazione islamica, ha continuato il monsignore: “il sig. Escudero di Cordoba ha presentato una richiesta in spagnolo, con una lettera del sindaco di Cordoba, indirizzata al capo della delegazione musulmana, dott. Sherif, e ha accennato al loro desiderio di uso comune della cattedrale”.

“Ma lui non l’ha considerata. E noi stessi, abbiamo detto al dott. Sherif che questo problema non era a tema nel convegno. Nell’ultima sessione, quando si discuteva la dichiarazione finale del convegno, il sig. Escudero ha di nuovo sollevato il problema di Cordoba. E io ho risposto che sull’uso della cattedrale la responsabilità è del vescovo della città, è responsabilità della chiesa locale”, ha riferito ancora , monsignor Fitzgerald.

In merito alle rivendicazioni di antiche moschee, il prelato ha precisato che: “come vi sono complessi monumentali a Cordoba, così ci sono altri edifici nel mondo che hanno cambiato l’uso originario tipo la Aghia Sophia a Istanbul, divenuto un museo islamico, anche se c’è pressione da parte di alcuni musulmani di ritornare all’uso di moschea”.

“Il Santo Padre – ha precisato in seguito – ha fatto visita alla Moschea Ummayade di Damasco, pregando di fronte al mausoleo di san Giovanni Battista, ma il Papa non ha chiesto di celebrare la messa nella moschea”.

“È difficile mettere insieme la convivenza fra cristiani e musulmani, volendo risalire la storia, o volendo prendersi delle rivincite. Bisogna accettare la storia e andare avanti”.

Per quanto riguarda l’uso di un edificio comune per diverse comunità religiose, Fitzgerald ha citato l’esempio delle cappelle negli aeroporti, “ma non sono delle vere chiese, né delle moschee. - ha chiarito -. Sono spazi interreligiosi. Questa non è però la realtà di Cordoba, dove l’edificio appartiene a una comunità specifica”.

In merito al sostegno delle autorità politiche di Cordoba alla richiesta musulmana, il prelato ha affermato che: “Le autorità politiche spagnole cercano di accontentare tutti i componenti della società”.

Criticando in esse la mancanza di “sensibilità teologica necessaria per capire la posizione della Chiesa”, il monsignore ha affermato, in seguito, che “anche noi vogliamo vivere in pace, con le persone delle altre religioni, ma non vogliamo essere spinti, manipolati e andare contro le stesse regole della nostra fede”.

Alla domanda se esista un tentativo di "invasione islamica" dell’Europa, monsignor Fitzgerald ha risposto: “Vi sono alcuni musulmani che giudicano l’Europa in piena decadenza e hanno lo scopo e l’aspirazione che l’Europa sia islamizzata”.

“Per loro l’Islam è la risposta per una rinascita religiosa – ha infine concluso –. Non sono un gruppo maggioritario, ma esistono. Però vi sono anche musulmani che vogliono semplicemente convivere con altre fedi, in un modo compatibile con la legge e la tradizione del paese in cui si trovano”.