La Santa Sede difende il “diritto allo sviluppo” di fronte all’ONU

Rilanciandolo come fondamento del dovere della cooperazione internazionale

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GINEVRA, lunedì 29 marzo 2004 (ZENIT.org).- Esiste un diritto allo sviluppo su cui si fonda il dovere della cooperazione internazionale, ha affermato monsignor Silvano Maria Tomasi nel suo intervento davanti alla Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani.



L’arcivescovo, Osservatore Permanente presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e le Istituzioni specializzate a Ginevra, prendendo la parola nel corso della 60a Sessione della Commissione dell’O.N.U. sui Diritti Umani, che ha luogo dal 15 marzo al 23 aprile, ha così rivendicato la posizione della Santa Sede.

“La delegazione della Santa Sede guarda all’attuale dibattito sul Diritto allo Sviluppo come ad un dialogo di particolare importanza e opportunità all’interno delle Nazioni Unite in questo momento in cui il divario fra i profitti dei paesi più ricchi e quelli dei paesi più poveri sembra ampliarsi”.

Dopo aver tracciato un breve quadro sui provvedimenti da prendere dettati “dall’impatto della globalizzazione sui membri più poveri e vulnerabili delle società”, il monsignore ha riconosciuto l’importanza della “Declaration on the Right to Development” adottata dall’Assemblea Generale nel 1986.

“Fra tutte le altre regole internazionali sui diritti umani – ha spiegato monsignor Tomasi – è unica nel suo genere, per il fatto che identifica nell’individuo il centro e il beneficiario del diritto, mentre lo Stato si fa carico della responsabilità morale”.

“Allo stesso tempo, esso stabilisce un legame esplicito fra questo diritto e l’obbligo da parte della cooperazione internazionale di assistere i singoli Stati nei loro doveri come il principale promotore e protettore del diritto individuale allo sviluppo”, ha poi aggiunto.

Se da una parte “la globalizzazione – ha poi affermato – rende meno autonomo” uno Stato dall’altra essa impone “una più grande responsabilità alla comunità internazionale per aiutarlo ad assicurare il diritto allo sviluppo”. Infatti, a suo parere, “la globalizzazione ha permesso l’emergere di una coscienza veramente planetaria più sensibile all’ingiustizia, alla povertà, alla discriminazione e alla degradazione dell’ambiente”.

“In questa sorta di ‘associazione globale’ – ha poi continuato – l’assegnazione delle risorse gioca un ruolo chiave e la priorità dovrebbe essere diretta ad accrescere la creatività degli individui”, affinchè essi possano “rimanere i veri protagonisti di ogni tipo di sviluppo”.

Sfortunatamente, ha poi detto citando Giovanni Paolo II, “molti uomini, forse la grande maggioranza, non dispongono di strumenti che consentono di entrare in modo effettivo ed umanamente degno all'interno di un sistema di impresa, nel quale il lavoro occupa una posizione davvero centrale”.

“Essi non hanno la possibilità di acquisire le conoscenze di base, che permettono di esprimere la loro creatività e di sviluppare le loro potenzialità”, ha riconosciuto l’Osservatore Permanente della Santa Sede a Ginevra (Lettera Enciclica, Centesimus Annus, n. 33).

“Noi riteniamo che gli Stati abbiano la responsabilità principale nel promuovere, proteggere ed attuare il Diritto alla Sviluppo”, ha assicurato monsignor Tomasi.

Per questa ragione anche agli Stati più poveri “dovrebbe essere permesso di accedere a pieno diritto alle procedure decisionali delle organizzazioni e istituzioni che incidono sul loro futuro”, ha concluso il portavoce papale.