La Santa Sede: due Stati per Israele e Palestina, la migliore opzione di pace

Intervento dell’Arcivescovo Celestino Migliore all'ONU

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NEW YORK, venerdì, 9 novembre 2007 (ZENIT.org).- La Santa Sede è convinta che una soluzione che preveda due Stati sia il modo migliore per risolvere la crisi tra Israeliani e Palestinesi in Medio Oriente.

L’Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, lo ha affermato questo giovedì di fronte alla 62ª sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU sulla questione dei rifugiati palestinesi in Medio Oriente.

L’Arcivescovo ha osservato che alla base della questione c’è il problema dell’ingiustizia.

“Rimandare indefinitamente la soluzione di questo conflitto rifiutando di negoziare e di impegnarsi ragionevolmente, per indecisione o per volontà di mantenere lo status quo, è un perpetuare l’ingiustizia”, ha dichiarato.

 “Indipendentemente dal fatto che una mentalità di questo tipo sia deliberata o meno, non altera la realtà, nella fattispecie il fatto che persone innocenti e intere famiglie da ogni parte continuino a soffrire terribilmente e le infrastrutture vengano distrutte perfino prima di essere pronte per l’uso”, ha aggiunto il presule.

Sostenendo che la Santa Sede crede che una soluzione basata su due Stati abbia le migliori possibilità di risolvere la crisi, l’Arcivescovo Migliore ha esortato sia gli Israeliani che i Palestinesi a decidere di lavorare per la pace.

Rendere reale questa soluzione, ha osservato, è infatti “responsabilità primaria” “delle parti direttamente interessate e dei Paesi confinanti, che hanno interessi immediati nell’intera questione”.

“Se la comunità internazionale può farlo solo fornendo tutto il sostegno necessario a riunire quanti sono in conflitto, è indispensabile che le parti accantonino la pretesa pacificazione e diano il via a negoziati sulla soluzione che prevede due Stati”, ha aggiunto.

La delegazione vaticana “auspica seriamente che la conferenza internazionale programmata per la fine del mese possa portare a termine il processo di pace, verso la definizione di un accordo realistico che le parti si impegneranno a implementare”.

L’Arcivescovo Migliore ha riconosciuto che decenni di violenza hanno provocato collera tra le popolazioni della regione, “alimentando il circolo vizioso di ritorsioni violente”.

Nonostante questo, ha chiesto ai “gruppi all’interno della società civile israeliana e palestinese che, condividendo le stesse perdite e la stessa paura, siano disposti a offrire e ricevere perdono e riconciliazione”.

“Facciamo appello non solo alle autorità, ma a tutte le popolazioni, israeliane, palestinesi e quelle confinanti, a considerare quanto questa disposizione di empatia reciproca possa unire quelle che altrimenti sono richieste reciprocamente esclusive e contraddittorie, che finora hanno ostacolato i colloqui”, ha aggiunto il Nunzio apostolico.

L’Arcivescovo ha quindi concluso il suo intervento sottolineando che lo status giuridico della città di Gerusalemme deve essere parte di una soluzione duratura.

“Alla luce dei numerosi incidenti di violenza e degli impedimenti al libero movimento posti dal muro di sicurezza”, ha affermato, “la Santa Sede rinnova il suo sostegno a misure internazionalmente garantite per assicurare alla città di Gerusalemme la libertà di religione e di coscienza dei suoi abitanti, così come l’accesso permanente, libero e senza ostacoli ai Luoghi Santi da parte dei fedeli di ogni religione e nazionalità”.