La Santa Sede esige una riforma dell’ONU, afferma il cardinal Martino

| 335 hits

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 18 ottobre 2004 (ZENIT.org).- La Santa Sede “esige” una riforma dell’ONU, anche se “non interviene né entra nel dettaglio delle proposte” avanzate per realizzarla, ha affermato questo lunedì il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.



Così il porporato nel rispondere in mattinata alle diverse domande dei giornalisti presenti in Vaticano alla conferenza stampa di presentazione del volume “Giovanni Paolo II e le sfide della diplomazia pontificia”, un’antologia degli scritti del Papa sull’argomento racchiusi in un arco di tempo che va dal 1978 al 2003.

Il cardinal Martino ha quindi ricordato come il Papa abbia già parlato di una riforma delle Nazioni Unite nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2004.

In quel Messaggio Giovanni Paolo II rinnovando l'auspicio formulato nel 1995 all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva infatti ribadito che: “Occorre che l'Organizzazione delle Nazioni Unite si elevi sempre più dallo stadio freddo di istituzione di tipo amministrativo a quello di centro morale, in cui tutte le nazioni del mondo si sentano a casa loro sviluppando la comune coscienza di essere, per così dire, una ‘famiglia di nazioni’”.

Il cardinal Martino ricordando che “l’assetto presente è quello scaturito dopo la seconda guerra mondiale”, ha aggiunto anche che: ”La Santa Sede si limita a dire che è necessaria una riforma, il come realizzarla dipende dai singoli membri”.

Nel Consiglio di Sicurezza, ad esempio, ha affermato il presidente del dicastero vaticano è opportuno che “ci sia migliore rappresentatività, visto che la composizione a 15 membri è stata ritoccata negli anni sessanta, e che in oltre 40 anni i membri delle Nazioni Unite sono arrivati a 191”.

Intervenendo il 7 ottobre scorso a New York, l’arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ONU, aveva proposto di fare del Consiglio di Sicurezza, una “comunità di Stati”.

In quell’occasione il rappresentante papale aveva affermato che la composizione di questa istituzione internazionale “dovrebbe riflettere, per quanto possibile, la rappresentazione della popolazione mondiale, delle regioni geopolitiche, dei diversi livelli di sviluppo economico e delle diverse culture”.