La Santa Sede illustra la libertà religiosa ad alcuni leader islamici in Qatar

Il cardinal Tauran nella Conferenza sul Dialogo Islamo-Cristiano

| 292 hits

DOHA, giovedì, 27 maggio 2004 (ZENIT.org).- Il miglior antidoto contro il fanatismo religioso e la violazione della libertà religiosa è costituito dai veri credenti, ha affermato un portavoce della Santa Sede in occasione della Conferenza sul Dialogo Islamo-Cristiano che si è aperta giovedì a Doha, nel Qatar.



“I governanti non hanno nulla da temere dai credenti autentici”, ha affermato il cardinal Jean-Louis Tauran, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa e già Segretario per i Rapporti con gli Stati, nella prima sessione pubblica dell’incontro, che si concluderà sabato prossimo.

“I credenti autentici sono anche il miglior antidoto contro tutte le forme di fanatismo”, ha affermato il porporato francese nel discorso in Inglese del quale il Vatican Information Service (VIS) ha pubblicato ampi stralci.

“Sono consapevoli che impedire ai fratelli e sorelle di praticare la propria religione, discriminare il seguace di un’altra religione, o, peggio ancora, uccidere in nome della religione sono infamie che offendono Dio e che nessuna causa o autorità, politica o religiosa, potrà mai giustificare”.

La conferenza è stata organizzata dalla Pontificia Commissione per i Rapporti Religiosi con i Musulmani e dal Centro degli Stati del Golfo dell’Università del Qatar.

L’arcivescovo Michael Louis Fitzgerald, Presidente della Commissione e del Pontifico Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha pronunciato il discorso di benvenuto.

Tra gli oratori della giornata, lo sceicco Abdullah Bin Khalifa Al-Thani, Ministro degli Esteri del Qatar, lo sceicco Mohammad Sayyed Tantawi, grande imam di Al-Azhar, Sua Santità Anba Shenouda III, Papa di Alessandria della Chiesa Ortodossa Copta, Youssef Al-Qaradawi, dell’Università del Qataer, e Hamid Bin Ahmad Al-Rifaie, Presidente del Forum Internazionale Islamico per il Dialogo.

Il cardinal Tauran ha constatato che l’incontro è “un’eloquente testimonianza di fraternità”.

“Il fragore della guerra, che riecheggia non lontano da noi, non ci impedirà di riflettere sulle nostre responsabilità di credenti, o dal rivolgere un messaggio di amicizia a tutti coloro che sono disponibili ad accoglierlo”, ha affermato.

“Il nostro è prima di tutto un incontro di credenti – ha proseguito -. Poiché riconosciamo di essere figli dello stesso Dio, possiamo accettare le nostre differenze ed insieme dedicarci al servizio della società, nel rispetto della giustizia, dei valori morali e della pace”.

La riunione, ha affermato, è “un dialogo fra credenti che appartengono a due diverse religioni”. Per questo, ha detto, “allo scopo di evitare ogni sincretismo o caricatura, ognuno deve rimanere leale alla propria fede”.

Il cardinale ha citato gli elementi in comune tra i Musulmani e i Cristiani sottolineati pubblicamente da Giovanni Paolo II, come il fatto di essere “adoratori di Dio”, “alla ricerca di Dio” e “credenti nello stesso Dio”.

“La Chiesa cattolica guarda con rispetto” i credenti islamici, ha assicurato, e riconosce “la ricchezza della tradizione spirituale. Anche noi Cristiani siamo orgogliosi della nostra tradizione religiosa”.

“Per questa ragione, la libertà di coscienza e di religione è fondamentale, assolutamente necessaria”, ha aggiunto.

“La libertà di religione rispetta allo stesso tempo Dio e l’uomo. E’ assoluta e reciproca. Si estende oltre l’individuo, alla comunità; ha una dimensione civile e sociale”. Aggiungendo poi che “la libertà religiosa così intesa e vissuta può divenire un efficace fattore nell’edificazione della pace”.

Il cardinale ha concluso proponendo “di intraprendere un dialogo di fiducia fra le autorità civili e religiose, così che si stabiliscano e garantiscano saldamente i diritti e gli obblighi dei credenti e delle loro comunità, con particolare riguardo al principio di reciprocità”.

“Non si può pretendere di conquistare i legittimi diritti e la libertà calpestando i diritti altrui!”, ha esclamato.

“Qui a Doha - ha concluso - tutti noi possiamo, anzi dobbiamo, fare la nostra parte per imboccare la via della fraternità e della pace!”.