La Santa Sede presente alla Biennale di Venezia: nuovo slancio per il dialogo tra arte e fede

Tre artisti contemporanei rappresenteranno il Vaticano al suo storico debutto nella manifestazione internazionale di arte contemporanea. Tema del padiglione: i primi 11 capitoli della Genesi

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 543 hits

Sono anni che ogni primavera circola la stessa voce: la Santa Sede parteciperà alla Biennale di Venezia. Ad ogni annuncio, però, è sempre corrisposta una smentita. Finalmente quest’anno il progetto è andato a buon fine: la Santa Sede sarà presente con un proprio padiglione alla 55° edizione della manifestazione lagunare che si svolgerà dal prossimo 1° giugno fino al 24 ottobre 2013.

Ad annunciare l’evento è stato il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, che ha presentato oggi l'iniziativa nella Sala Stampa vaticana. È la prima volta nella storia che il Vaticano prende parte alla prestigiosa kermesse di arte contemporanea; per questo, ogni scelta – artistica ed economica - è stata accuratamente vagliata da un comitato scientifico posto appositamente in essere dal direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci.

Nel team di commissari ci saranno quindi: Micol Forti, direttrice della Sezione Contemporanea dei Musei Vaticani; Sandro Barbagallo, critico de L’Osservatore Romano; Francesco Buranelli; padre Andrea dall’Asta e Pasquale Iacobone del Pontificio Consiglio della Cultura.

A fare da cornice al padiglione vaticano – per “coincidenza” capitato a fianco a quello dell’Argentina – saranno le enormi Sale d’Armi dell’Arsenale, edificio fatiscente di due piani per 500 mq, messo a disposizione dal presidente della Biennale, Paolo Baratta. La ristrutturazione è affidata alla Santa Sede - cosa che le permetterà di poterlo utilizzare per i prossimi anni sostenendo solo la spesa degli allestimenti - ma i costi sono a carico degli sponsor ENI e IntesaSanPaolo.

Negli ultimi giorni, alcuni organi di stampa avevano parlato di oltre un milione speso dal Vaticano per l’iniziativa. Un’informazione scorretta che mons. Iacobone ha subito voluto chiarire, parlando di una cifra globale di 750 mila euro divisa per “la realizzazione istituzionale”, quindi il contributo per l’acquisizione del padiglione, e il resto delle spese: “dalla realizzazione delle opere all’allestimento, al settore comunicazioni” e via dicendo.

Tutto il lavoro è stato mosso da un solo obiettivo, ha spiegato il cardinale Ravasi: “Ricostruire il dialogo interrotto, una sorta di divorzio, non sempre consensuale, che si è consumato tra arte e fede, soprattutto nel secolo scorso”. L’esposizione - ha proseguito - offrirà quindi l’occasione per “tentare un dialogo autentico”, tra la componente religiosa e l’arte contemporanea, una delle espressioni più significative della cultura degli ultimi decenni.

Dopo una scrematura iniziale che ha portato all’attenzione del Dicastero per la Cultura circa dodici nomi, la responsabilità di rappresentare la Santa Sede al suo debutto è ricaduta su tre artisti: Studio Azzurro (storico gruppo milanese, unica rappresentanza italiana nel padiglione), il ceco Josef Koudelka e l’australiano Lawrence Carroll. A loro l’arduo e affascinante compito di rappresentare il tema scelto, ovvero i primi undici capitoli della Genesi, scansionati attraverso i tre nuclei tematici di Creazione, De–creazione e Ri-creazione.

Ognuno di questi aspetti ha costituito un punto di partenza per i diversi artisti, con i quali si è stabilito un dialogo ricco ed elaborato, come ha dichiarato Micol Forti a ZENIT. In particolare, la direttrice – unica donna della commissione - ha raccontato di essere rimasta colpita “di quanto gli artisti siano voluti entrare con intensità nel progetto e nel tema proposto”.“Abbiamo fornito loro il testo sacro, pensando che potesse essere un materiale introduttivo e informativo. Invece è diventato un materiale di confronto”. A partire dalla lettura della Genesi, ha aggiunto la Forti, “sono cominciati i loro quesiti e il percorso per creare le loro opere. Questo mi ha molto stupito, perché non abbiamo neanche posto la domanda agli artisti circa la loro fede personale, e tanto meno è stata essa un elemento di discrimine o selezione”. 

Attraverso le fotografie di Koudelka – tra cui 18 gigantografie – si rifletterà dunque sul tema della De-creazione intesa come caos distruttivo. Un’installazione di Carroll, composta anche da cinque pezzi di oltre 3 metri, darà luogo al tema della Ri-creazione, con un’azione di riattivazione di oggetti vecchi, smessi o rotti, ‘reinseriti’ nel circuito temporale. Infine, Studio Azzurro proporrà un’opera multimediale che – come ha spiegato a ZENIT uno degli artisti, Paolo Rosa - reinterpreta la Creazione come “espressione di un bisogno di rigenerazione del nostro mondo e di ricollegarsi a quelle mitologie così fertili come quelle della Genesi, per riconsiderare la nostra posizione di uomini in una condizione sociale e ambientale dalle sfumature spesso inquietanti”.

Opere ispirate al sacro, dunque, ma non destinate alla Liturgia, ha precisato Ravasi. Ad accogliere i visitatori nel percorso dell’Arsenale, ci saranno tre storici lavori sulla Cappella Sistina di Tano Festa, il celebre artista romano scomparso nel 1988, che il collezionista Ovidio Jacorossi ha deciso, a sopresa oggi in Sala Stampa, di donare ai Musei Vaticani.

Al termine della conferenza ZENIT ha incontrato Paolo Baratta. Alla domanda sull’importanza della presenza del “microcosmo” della Santa Sede nel grande universo della esposizione, il presidente della Biennale ha risposto: “Lo considero come un atto che ha la grandezza dell’umiltà, ovvero non assurgere ad una posizione che vuole dettare le regole, ma desiderare di partecipare a un dialogo. E la Biennale è un luogo di dialogo, dove si discute intorno alla creazione artistica come fatto fondamentale, al di là dell’uso e della destinazione delle opere”.