La Santa Sede sottolinea l'interdipendenza tra disarmo e non-proliferazione nucleare

Intervento presso le Organizzazioni Internazionali a Vienna

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VIENNA, domenica, 20 maggio 2007 (ZENIT.org).- La Santa Sede sottolinea la forte interdipendenza esistente tra disarmo e non-proliferazione nucleare, ha detto il 1° maggio scorso monsignor Michael W. Banach, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni Internazionali a Vienna.



Dal 30 aprile all’11 maggio scorso si è tenuta nella capitale austriaca la prima sessione della Commissione Preparatoria che è servita a preparare un terreno fertile per l'VIII Conferenza di Revisione sul Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari, prevista per il 2010 a New York.

Il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, che contiene l’unico impegno vincolante al disarmo nucleare in un trattato multilaterale, è diventato legge internazionale nel 1970. Per lungo tempo ci sono stati cinque Stati con armi nucleari: Stati Uniti, Regno Unito, Unione Sovietica, Francia e Cina. Da allora, India, Israele e Pakistan hanno sviluppato armi nucleari, e restano gli unici Paesi fuori dal Trattato.

I 188 Governi che hanno ratificato il Trattato si incontrano ogni cinque anni alla Conferenza di Revisione per valutarne l’implementazione.

Originariamente inteso come trattato temporaneo, il TNP stipula che 25 anni dopo la sua entrata in vigore verrà convocata una conferenza per decidere se il Trattato dovrà essere valido a tempo indeterminato o essere esteso per un periodo addizionale stabilito o per periodi stabiliti.

Nel 1995 la conferenza è stata convocata e una serie decisioni ha esteso il Trattato a tempo indeterminato.

Cinque anni dopo, alla Conferenza di Revisione del 2000, tutti i 188 Governi – anche i cinque dei Paesi nucleari – si sono accordati su un Piano d’Azione in 13 punti per il disarmo sistematico e progressivo delle armi nucleari mondiali.

Nel suo intervento monsignor Banach ha tenuto a sottolineare che il risultato della Conferenza di Revisione 2005, svoltasi a New York, è stato “meno che soddisfacente”, perché “non è stato possibile adottare un documento di consenso sostanziale a causa delle differenze esistenti all’interno della comunità internazionale”.

A nome della delegazione vaticana, il presule ha quindi proposto tre aree di riflessione.

“Un primo elemento per la nostra riflessione è il riconoscimento degli stretti legami esistenti tra disarmo nucleare e non proliferazione nucleare”, ha detto.

A questo proposito, ha spiegato che “sono interdipendenti e si rafforzano reciprocamente e la loro implementazione trasparente e responsabile rappresenta uno degli strumenti principali non solo nella lotta contro il terrorismo nucleare, ma anche nella concreta realizzazione di una cultura di vita e di pace capace di promuovere in modo efficace l’integrale sviluppo dei popoli”.

“Un secondo elemento di riflessione è il bisogno di creare all’interno di questo forum un clima di confidenza e di reale cooperazione”, ha detto il presule, ponendo l'accento poi su “una prevalenza di interessi individuali sulla sicurezza collettiva, rischiando in questo modo di rafforzare ancor di più le già fragili strutture relativa alla non proliferazione e al disarmo nucleare”.

Dopo aver messo in luce l'“interdipendenza” tra gli interessi della sicurezza nazionale e internazionale, monsignor Banach ha evidenziato come “il TNP rappresenti un pilastro fondamentale per la non proliferazione nucleare, fornendo la base legale non solo per la verifica internazionale sul materiale nucleare, sotto gli auspici dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ma anche per l’eliminazione delle armi nucleari”.

“Un terzo punto di riflessione è il bisogno di aumentare la consapevolezza all’interno della comunità internazionale di modo che possa essere più ambiziosa nel rendere il TNP uno strumento adeguato nella promozione della pace e della sicurezza internazionale”, ha continuato.

In questo senso, il presule ha auspicato “un’analisi e la determinazione di passi pratici” al fine di rispondere a problemi riguardanti, per esempio, “la verifica e la trasparenza delle attività di disarmo e non proliferazione nucleare” e “il miglioramento del governo del TNP”.

Monsignor Banach ha infine concluso affermando che “le basi della pace sono costruite sul rispetto per la vita umana e il primato della legge. Il principale scopo della legge è, infatti, sostituire ‘la forza materiale delle armi con la forza morale della legge’”.