La santità è la sola casa di Dio!

Essere luogo di santità permanente non significa compiere gesti sensazionali o fare miracoli a richiesta, ma fortificarsi con la Parola del Signore e la preghiera

Catanzaro, (Zenit.org) Egidio Chiarella | 391 hits

È un tempo faticoso quello che ci circonda, mentre la storia trapassa il cuore della seconda decade del terzo millennio dopo Cristo. In tale difficile contesto Papa Francesco è al centro del mondo con la sua parola e con i suoi gesti quotidiani, legati semplicemente al vangelo. Nessuna particolare strategia “politica” dietro le sue azioni, ma soltanto l’offerta quotidiana al Signore del suo corpo, anima e spirito, quali tempio di santità.

Proprio in questi giorni, davanti ai due massimi esponenti istituzionali di Israele e Palestina, Shimon Peres e Abu Mazen, in preghiera per la pace in Medio Oriente e nel mondo, il Pontefice ha detto: “Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all'incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d'animo”.

Il mondo per vincere il male che viene da se stesso deve fare i suoi passi quotidiani verso la santità. Ogni uomo, come Papa Francesco, è chiamato per la sua parte, piccola o grande che sia, a costruire dentro di sé un luogo santo, da dove poi saper leggere e cambiare la realtà nel bene. Dio incide nella storia attraverso la nostra santità. Se il cuore è votato al male, all’apatia, all’indifferenza, alla malvagità, al potere fine a se stesso, alla corruzione, agli scandali giornalieri, all’avidità, alla ricchezza facile, al tradimento nel pubblico e nel privato, i risultati non possono che essere un disastro per qualsivoglia comunità. La guerra, come dice Papa Francesco, è più facile della pace, perché il cuore dell’uomo, che rifiuta di essere spazio virtuoso, si lega più facilmente alle azioni che inquinano la quotidianità.

Quando la politica perde il suo fascino originale e si affida al deterioramento; quando le famiglie vivono nella doppiezza del loro ruolo; quando nelle varie espressioni lavorative e comportamentali, si calpesta il principio universale del bene comune, è perché l’essere umano non si è costituito liberamente luogo santo, proibendo al Signore di intervenire nella nostra vita! Non è il destino che detta le regole della storia; non è Dio che  provoca i disastri che ci accompagnano ogni giorno nelle istituzioni, nelle varie situazioni sociali, nei diversi rapporti umani, ma la mancanza nel nostro corpo e nel nostro spirito, di superficie di santità da concedere all’opera divina in mezzo a noi. Mi chiedo ad alta voce: Non è forse ogni uomo, al di là del suo ruolo o delle sue convinzioni religiose, obbligato ad essere onesto e sincero con se stesso? Se lui vive di peccato nel suo cuore, nel suo corpo, nella sua anima come può abitarvi il Signore o comunque come può germogliarvi un indirizzo di vita, volto alla costruzione di un futuro nel benessere collettivo? Anche lui abiterà il suo peccato. È da questo malmesso palcoscenico che poi parlerà, agirà, opererà. Ognuno di noi sa benissimo che dal peccato si potrà produrre solo peccato, falsità, inganno ed ogni altra opera della carne. Se invece in ognuno abitasse la santità, la purezza del cuore e della mente, la perfetta obbedienza alla legge del Signore, Dio vi prenderebbe dimora e dal suo cuore diffonderebbe sulla terra tutta la sua luce divina, per produrre ogni prestazione di verità e carità, di giustizia e bontà, di misericordia e pietà.

Dobbiamo abituarci a partire sempre da noi e non cercare comunque nell’altro la causa delle cose che ci disturbano o che non si approvano. Essere luogo di santità permanente non significa compiere gesti sensazionali o  fare miracoli a richiesta, né chiudersi in un luogo isolato, evitando la durezza di quanto ci sta attorno! Significa invece avere la Parola del Signore e la preghiera, quali pilastri dell’edificio che lo Spirito Santo, da noi sempre invocato nella fede più alta, edificherà dentro di noi. Qui Dio verrà ad abitare e attraverso di noi opererà nel mondo. Leggo tra gli scritti di mons. Costantino Di Bruno, riferimento culturale e spirituale, come ormai tutti sanno, per questa mia rubrica settimanale: “La santità è tutto per una persona. La santità è la sola casa di Dio. Mai Lui abiterà in un cuore immondo, sporco, sudicio, lercio, infangato di male, peccato, menzogna, calunnia, falsità, inganno, impurità, impudicizia e cose del genere. Se Dio non abita, neanche può operare. Noi tutti pensiamo che Dio operi dal suo cielo. Non è dal cielo che Dio opera, è dal cuore dell’uomo, dal suo spirito, dalla sua parola, dalle sue mani, dal suo corpo. Opera se vi abita. Abita se l’uomo gli prepara una casa santa, una dimora pura, un luogo mondo”. Questa società dovrà interrogarsi seriamente  per non rischiare di perdere definitivamente il lavoro che i nostri padri hanno consegnato nelle sue mani. Un tesoro necessario per edificare una sapiente e santa realtà sociale, con l’uomo al centro dell’universo, custode della natura e della sua preziosa libertà interiore. Un mondo dove stelle polari, come la fraternità, la pace, l’amore per il prossimo, guideranno la storia verso la santità, sola casa di Dio!

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