La Sapienza che spiega l'uomo

XXXII Domenica del Tempo Ordinario

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di padre Angelo del Favero*

Mt 25,1-13
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andarono a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte andarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno, né l’ora”.

Sap 6,12-16
La sapienza è splendida e non sfiorisce, facilmente si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da quelli che la cercano. Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano. Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta”.

Nella Commemorazione dei Fedeli Defunti, Benedetto XVI ha recentemente affermato: “L’uomo è spiegabile solamente se c’è un Amore che superi ogni isolamento, anche quello della morte, in una totalità che trascenda anche lo spazio e il tempo. L’uomo è spiegabile, trova il suo senso più profondo, solamente se c’è Dio. E noi sappiamo che Dio è uscito dalla sua lontananza e si è fatto vicino, è entrato nella nostra vita e ci dice: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me non morirà in eterno” (Gv 11,25-26)” (Udienza Generale, mercoledì 2/11/2011).

La parabola odierna delle dieci vergini, cinque stolte e cinque sapienti, è un’icona perfetta di questa speranza di vivere per sempre con Cristo, immersi nella sua dolce ed eterna amicizia.

Ma fin da questa vita, in Gesù, Dio supera ogni isolamento, entra nella nostra casa e dice ad ognuno: “Prima dello spazio e del tempo Io esisto per te, e tu esisti per Me; solo Io sono la tua vera gioia, e tu sei la Mia”.

Il Vangelo rivela che Gesù è lo Sposo, che la sua Parola è la lampada del cammino, che la fede nella risurrezione è l’olio quotidiano e che la porta delle nozze è la realtà umana del Signore, fonte di felicità e via maestra dell’unione piena con Dio-Amore.

Per la Bibbia, la stoltezza peggiore per un uomo sta nel non ascoltare la voce della Sapienza. Dopo aver parlato per bocca dei profeti, Essa si è incarnata in Gesù, il figlio della Vergine Maria, e da duemila anni continua a parlare per bocca della sua Chiesa.

Il Vangelo è questa Sapienza, sempre nuova, attuale, gustosa, perfetta e divina, che educa l’intelligenza a conoscere e la coscienza a riconoscere la Verità della vita di ogni uomo, colmandone fin d’ora tutte le attese e le speranze ben oltre l’orizzonte breve e limitato di questo mondo.

Stoltezza delle stoltezze è perciò non ascoltare e mettere in pratica tutto ciò che il Signore dice nella sua Parola. Paragonata al malato che chiude la porta di casa al medico, la stoltezza di questa auto-sordità è più grave, perché chi non vuole ascoltare la voce della Sapienza vive fatalmente nell’infelicità su questa terra e rischia di perdere per sempre la vita eterna.

E’ in questi termini che si comprende il punto chiave della parabola di questa Domenica, vale a dire il fatto che cinque vergini, stoltamente, “non presero con sé l’olio” (Mt 25,3).

Sappiamo che non erano propriamente lampade quelle che dovevano essere accese dalle vergini nell’attesa casalinga dello sposo, ma fiaccole. La loro dimenticanza non indica pertanto cinque perdonabili distrazioni, ma è segno di un altro modo di concepire la vita, irresponsabile e totalmente indifferente rispetto alla persona dello sposo che viene.

“Non si tratta semplicemente di una imprevidenza causata dal ritardo dello sposo, ma di una incomprensione totale di come va accesa una fiaccola; è una stoltezza quasi iperbolica e mostra che hanno perso completamente il senso del loro servizio” (C. M. Martini, La pratica del testo biblico, p. 253).

Trasferita al nostro tempo, la parabola è metafora della più grave delle stoltezze che un uomo possa compiere: quella di vivere come se Dio non ci fosse. La conseguenza, infatti, è il fallimento totale della propria vita accompagnato da un’irreversibile infelicità eterna, invece della gioia definitiva della comunione d’Amore con il Creatore di tutte le cose.

Ora, che cosa rappresenta, nella parabola, la dimenticanza dell’olio in piccoli vasi? Che cos’è l’olio e che cosa sono questi vasi? E cosa significa che sono piccoli?

La risposta mi sembra questa: si tratta della preghiera personale, fondata sulla presenza e sull’ascolto di Gesù che ogni giorno parla nel Vangelo.

Intesa così (come intenso, attento, possibilmente mattutino incontro con Gesù), la preghiera richiede il tempo non faticoso di un telegiornale: “chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta” (Sap 6,14). Essa, in compenso, farà la differenza esistenziale fra la sapienza e la stoltezza, fra la gioia inalienabile di vivere e l’insoddisfazione permanente su tutto.

Infatti, basta il “piccolo vaso” quotidiano d’acqua viva che l’incontro con Gesù fa zampillare ogni giorno dal fondo dell’anima (Gv 4,14) per trasformare in breve tempo ogni deserto in un giardino.

La gioia profonda di vivere non sta nella vita piacevole, ma nell’esperienza dell’incontro quotidiano con Gesù, che ci ama, ci conosce e “ci spiega”, ed è pronto ad aprire la porta a chiunque ascolti la sua Parola.


* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.