La schiavitù è ancora da sconfiggere

200 milioni gli schiavi in tutto il mondo

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ROMA, mercoledì, 8 giugno 2005 (ZENIT.org).- 200 milioni gli schiavi in tutto il mondo, di cui trenta milioni sono i bambini costretti a lavorare clandestinamente mentre tra i cinque e i sette milioni sono le minorenni asiatiche avviate alla prostituzione. Questi sono solo alcuni dei dati raccolti in un’inchiesta da Giancarlo Giojelli e confluiti nel suo volume intitolato “Gli schiavi invisibili” (Piemme, pagine 184, euro 11,50).



Giojelli, giornalista attivo da anni nel campo della TV e già autore di diversi libri di denuncia tra i quali “La quarta guerra mondiale: islam contro cristianesimo” e “Le guerre dimenticate”, afferma che nonostante le attuali normative internazionali contro le diverse forme di schiavitù, fenomeni come il traffico di organi, lo sfruttamento sessuale, il lavoro minorile e l’impiego dei bambini-soldato sono tuttora in continua crescita.

Per saperne di più, ZENIT lo ha intervistato.

Sono passati poco più di 57 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, eppure l'orrore della schiavitù è ancora un fenomeno vasto e diffuso. Quante sono le vittime della schiavitù nel mondo? E quali sono i Paesi più colpiti?

Giojelli: Mezzo secolo dalla Dichiarazione sui diritti dell’uomo che sancisce la fine della schiavitù. Due secoli di pronunciamenti internazionali, l’ abolizione progressiva degli schiavi in tutti Paesi del mondo… sembrerebbe assurdo parlare ancora di schiavi, eppure, sono dati delle Nazioni Unite, in questo momento ci sono 200 milioni di schiavi nel mondo. Ai primi dell’ 800 erano 15 milioni. Un bilancio agghiacciante.

Sono uomini, costretti a lavorare nelle miniere cinesi, donne che dai Balcani, dalla Nigeria e dal Sud Est asiatico vengono costrette a prostituirsi nelle strade e nei postriboli dei Paesi occidentali e industrializzati, nessuno escluso. Bimbi rumeni e zingari venduti dalle famiglie ai mercanti del sesso e al racket del furto e della droga che agiscono in Europa, e soprattutto in Italia, tra Roma, Milano e Torino. Milioni di bambini che nel Pakistan e nell’India settentrionale sono costretti a lavorare in condizioni disumane nelle fabbriche di tappeti. Tanti bambini che lavorano nelle fabbriche clandestini della mafia cinesi tra Sesto Fiorentino e Prato. Bambini - circa duecentomila - rapiti in Uganda e in Sudan costretti a combattere negli eserciti dei bambini soldato in Congo, nel Nord Uganda nel Sudan Meridionale. Tutti paesi, in tutti i continenti hanno i loro schiavi, del lavoro, del sesso, della guerra. Sono tra noi, ma facciamo finta di ignorarli. Sono invisibili.

Nel libro parla di vecchie e nuove schiavitù. Vuole illustrarcene i contorni?

Giojelli: Purtroppo le modalità sono sempre le stesse. L’illegalità spesso serve solo ad alzare i prezzi. I bimbi e le donne rapite nelle 200 guerre dimenticate che attraversano il nostro pianeta, dall’Oceania all’Africa al Sud America, sono usati come merce per la guerra e il sesso.

Uomini donne e bambini che fuggono dagli orrori di una condizione di vita disumanata nel sub continente asiatico diventano preda dei mercanti di esseri umani che li trasportano clandestinamente nei Paesi europei e spesso li rivendono alle organizzazioni criminali, alle mafie italiane e internazionali che li sfruttano come manovalanza per la criminalità, i lavori clandestini, la droga, la prostituzione. Sono le mafie siciliana, la Ndrangheta calabrese, la Sacra Corona pugliese alleate della mafia russa e ucraina, delle cosche albanesi, dei clan nigeriani e nord africani. Le Triade cinesi operano da sole, ma si calcola che ci siano almeno ottanta gruppi organizzati. In Italia l’articolo 601 che proibisce la schiavitù viene ancora applicato. Settecento gli arrestati, trentamila gli schiavi nel nostro Paese. E sono solo la punta di un iceberg.

Donne, bambine e bambini, sono i più colpiti. Quali le dimensioni di questo mercato di carne umana e perché?

Giojelli: Le cifre in parte le ho dette. 200 milioni gli schiavi. Trentamila in Italia, soprattutto donne costrette alla prostituzione. Secondo l’ufficio internazionale del lavoro sarebbero trenta milioni i bambini costretti a lavorare clandestinamente nel mondo. 200 mila i bambini soldati. Cinque o sei milioni, ma forse di più, le ragazzine minorenne asiatiche portante nei bordelli di tutto il mondo. Il traffico di esseri umani è ora, dopo la droga e la armi, la terza fonte di reddito della malavita organizzata a livello mondiale con ‘complicità’ che coinvolgono agenzie governative, poliziotti corrotti, enti che dovrebbero essere preposti al controllo e che diventano il veicolo di nuove forme di reclutamento.

E’ vero che in Paesi come il Sudan essere cristiani significa diventare schiavi?

Giojelli: Il Sudan dove il Nord arabo e islamico integralista combatte una guerra spietata contro il sud africano, cristiano e animista, è stato ed è da molto tempo un centro di raccolta degli schiavi. Due milioni di morti in questa guerra dimenticata sono solo un aspetto della tragedia.

I villaggi del Sud dove fanno irruzione i miliziani arabi, appoggiati dall’esercito regolare, vengono distrutti, gli uomini uccisi ma le donne sono prese come schiave e così i bambini. Ci sono persone come il Vescovo di Rumbek, monsignor Mazzolari, missionario comboniano e associazioni come “Christian Solidarietà” che hanno riscattato migliaia di persone ridotte in schiavitù ricomprandole dai mercanti arabi, come avveniva nel secolo con San Daniele Comboni o l’Ordine spagnolo dei Trinitari. Non è cambiato molto.

Quali sono, a suo avviso, le possibili soluzioni per porre fine a questo orrendo mercato?

Giojelli: I grandi pronunciamenti a livello internazionale sono serviti a poco. Ma tre cose può fare chiunque. La prima è informarsi, parlare di quanto accade. La seconda, semplicissima, è una adozione a distanza: trenta euro al mese permettono ad un bambino del terzo mondo di crescere e studiare. Si salva una vita e si crea in ogni villaggio un gruppo di persone che sono in grado di denunciare al mondo quanto sta accadendo, di aiutare i loro concittadini. Di essere delle persone libere o in grado di battersi per la libertà. La terza aiutare le organizzazioni che anche in Italia operano per liberare dalla schiavitù migliaia di donne e bambini. Nel libro sono indicati una serie di siti internet dove si possono trovare informazioni e contattare Ong affidabili che hanno dimostrato di saper operare con efficacia.