La "Schindler's List" di papa Bergoglio

La scoperta di un giornalista di "Avvenire": l'allora superiore provinciale dei Gesuiti salvò centinaia di persone in Argentina

Roma, (Zenit.org) H. Sergio Mora | 575 hits

Quando Francesco è stato eletto Pontefice, sono state subito diffuse voci che lo accusavano di complicità con la dittatura argentina. Calunnie che sono state smentite poco dopo da persone che hanno conosciuto Bergoglio e sanno come sono andate in realtà le cose.

Tra questi c’è il Premio Nobel per la Pace, Perez Esquivel, argentino, difensore dei diritti umani nel suo paese, e l’avvocato Alicia Oliveira, segretaria per i Diritti Umani della Cancelleria, ai tempi del ministro Rafael Bielsa e del presidente Néstor Kirchner.

Nello Scavo, giornalista e cronista dell’Avvenire, una volta sapute le accuse, ha iniziato a investigare ed è entrato in contatto con persone che, l’allora superiore provinciale dei Gesuiti, José Mario Bergoglio, aiutò a nella fuga. Si tratta di una ventina di persone, le cui testimonianze hanno permesso di calcolare che la lista dei salvati era di circa un centinaio.

Nel libro La lista di Bergoglio, che uscirà alla fine di questo mese, edito da EMI, sono raccolte queste storie. Lo ha riferito ieri il quotidiano La Provincia di Como, dove vive il cronista di Avvenire.

“Ana e Sergio sono in Italia da 30 anni, dopo essere riusciti a fuggire alle torture e alle persecuzioni della dittatura argentina, grazie a papa Francesco”, spiega l’articolo che paragona Jorge Mario Bergoglio ad Oscar Schindler, l’imprenditore che salvò centinaia di ebrei dai nazisti.

Autorizzato dal direttore editoriale a dedicarsi al caso, Scavo ha iniziato ad investigare, contattare persone e, a poco a poco, sono emerse nuove testimonianze.

“Forse il Papa non lo ammetterà mai – spiega il giornalista – ma abbiamo scoperto che a quell’epoca ha dato vita a una catena di solidarietà per salvare i dissidenti e i perseguitati, in cui ogni anello ignorava l’altro”.

Al tempo stesso, riconosce che l’inchiesta non è stata facile, poiché molti amici di Bergoglio non hanno raccontato quasi nulla delle persone salvate dal papa e perché l’allora superiore provinciale dei Gesuiti non si vantò mai di questo fatto.

A tal proposito il giornalista ha indicato due motivi: uno, spiegato da un amico di Bergoglio, secondo il quale “il Pontefice non vuole siano fatte operazioni di marketing intorno alla sua immagine”. In secondo luogo, deduce l’autore, “a causa del dolore per quanto successo in quegli anni, in particolare i desaparecidos, i bambini tolti alle mamme assassinate, per le torture”. E per Bergoglio, l’aver salvato qualcuno non è nulla, davanti al dolore di queste persone”.

Coerentemente con quanto raccontato dal giornalista e con il dolore del Santo Padre per tutti coloro i quali hanno perduto i loro cari, al di là di ogni credo o bandiera, possiamo ricordare che lo scorso 10 aprile, quando papa Francesco inviò una lettera di risposta all’Associazione delle Madri di Plaza de Mayo, con una missiva firmata dal numero due del “ministero degli Esteri Vaticano: “Il Santo Padre partecipa al vostro dolore e a quello di tante madri e familiari che hanno patito e patiscono la tragica perdita dei loro cari in questo momento della storia argentina”.

Al di là dei credo e delle bandiere, come spiega uno dei testimoni, né battezzato, né credente, che allora stampava una rivista, “Bergoglio mi ha protetto e grazie ai Gesuiti sono riuscito a fuggire, prima in Uruguay, poi in Brasile e, finalmente, su un’imbarcazione mercantile alla volta dell’Italia”.