La scienza e la ricerca della verità

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ROMA, giovedì, 9 novembre 2006 (ZENIT.org).- Il discorso pronunciato lunedì 6 novembre da Papa Benedetto XVI ai partecipanti della Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze continua a suscitare reazioni negli scienziati, che si sono detti confortati e stimolati dalle sue parole.



Teodoro Georgiadis, primo ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche all'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima, insegnante di fisica dell'atmosfera e metodologie ambientali e fondatore della lista di discussione “Clima e dintorni”, ha detto a ZENIT che di fronte ad una scienza che “sembra aver perso la capacità di analisi per votarsi all'estremismo dello scientismo”, l’intervento del Pontefice è “di conforto, nel senso di quel conforto che solo un Padre può dare”.

Il professor Georgiadis condivide totalmente l’appello del Santo Padre per “evitare le previsioni inutilmente allarmanti quando queste non sono sostenute da dati sufficienti o vanno oltre le capacità effettive di previsione della scienza”, tanto più che “chi ha dubitato di modelli imprecisi, di analisi affrettate, di conclusioni prettamente politiche, che nulla dovrebbero avere a che fare con la scienza, é stato espulso dal corpo decisionale della disciplina del clima, talvolta deriso, spesso e volentieri non finanziato”.

Secondo il climatologo il problema é ancora più profondo, perché “non solo si ha paura di tesi contrarie a quelle 'omologate' e considerate politically correct ma é il dubbio stesso, quello che dovrebbe pervadere la ricerca vera, ad essere rifiutato, così che una certa scienza avvalla l’idea dell'uomo cancro di questo pianeta”.

“L’appello del Pontefice contro i catastrofismi cancella d'improvviso tutte le amarezze provate – ha continuato Georgiadis –, ed il Papa ci indica la strada della ricerca vera, quella che vuole l'uomo al centro del creato e ci ridà, in quanto scienziati, lo spirito della missione ovvero di cercare di essere supporto allo sviluppo di questo uomo”.

Per Georgiadis “le parole del Pontefice sono e dovrebbero essere quelle di ogni vero ricercatore: cercare la verità. Ma la verità non può essere di maniera, la verità va veramente cercata”.

A questo proposito il climatologo ha spiegato che “abbiamo abbandonato le misure per aderire ai modelli. Ma i modelli si sono dimenticati che devono essere una rappresentazione della realtà. La ricerca di quei dati é una parte, e solo una parte, della ricerca della verità”.

A questo proposito lo scienziato ha ribadito che “non abbiamo sufficienti dati per trarre le conclusioni catastrofiche che alcuni modelli sembrano volerci indicare e che queste sono solo il frutto dell'attuale ignoranza dei processi fondamentali”.

Per questo, ha continuato, “prima di consumare rilevanti risorse economiche per questa modellistica sarebbe più utile per il Paese finanziare le ricerche sperimentali così da avere una vera base di dati affidabile”.

“Benedetto XVI – ha aggiunto Georgiadis – ci avverte di tenerci lontani dai drammatismi di questi tempi dove è più facile diventare famosi per avere litigato in televisione con i propri genitori che avere perseguito una missione nel buio di un laboratorio”.

“Purtroppo, buona parte della nostra comunità ha accettato questo bluff direi per puro vantaggio personale cedendo alle lusinghe della notorietà piuttosto che passare una oscura vita di ricerca a costruire questo necessario data-base”, ha poi concluso.

Leonello Serva, Direttore del Dipartimento Difesa del Suolo dell'Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (APAT) e docente di Geositologia all’Università dell’Insubria di Como, ha riferito a ZENIT che: “Papa Benedetto dice con una finezza e linearità senza uguali cose che dovrebbero essere ovvie per la grande massa degli scienziati”, e cioè che “non c'è conflitto tra fede e scienza in quanto l'uomo fa tutto perché la ragione trascende l'evoluzione e questo basta a smontare tutto il castello evoluzionista”.

Circa la relazione tra fede e scienza il professor Serva si è rifatto a Galileo quando soleva dire che “l’uomo ha a disposizione due grandi libri per la ricerca della verità: il libro della Bibbia e quello della Natura, le cui leggi sono scritte dallo stesso autore: Dio. Da cattolico Galileo amava dire 'nelle mie scoperte scientifiche ho appreso più con il concorso della divina Grazia che con i telescopi'”.

Luigi Mariani, docente a contratto di Agrometeorologia e Climatologia all’Università degli Studi di Milano e di Geografia fisica al Politecnico di Milano, ha rilevato come il richiamo del Santo Padre ad un atteggiamento prudente nel divulgare previsioni allarmistiche o addirittura catastrofiche per il genere umano “è estremamente attuale per il mio settore, così come più che mai attuale è la frase: 'La scienza, non può pretendere di fornire una rappresentazione completa, deterministica, del nostro futuro e dello sviluppo di ogni fenomeno da essa studiato'".

A tale proposito il professore di Climatologia ha ricordato il primo episodio della serie Tv il “Decalogo” di Kieslowski, in cui Krzysztof, docente universitario, e il figlio Pawel delegano agli algoritmi di un computer tutta la loro esistenza, venerandone ciecamente le previsioni. Così quando Pawel vorrà andare a pattinare e affiderà al computer il calcolo dello spessore della sottile lastra di ghiaccio, andrà incontro ad una morte tragica.

“Mi sembra che questo apologo dica molto più di tante parole – ha sottolineato il professor Mariani – evidenziando il limite della scienza, limite che in meteorologia si traduce ad esempio nel fatto che una previsione delle temperature dell’aria in superficie o delle precipitazioni che si avranno fra 10 giorni è troppo poco accurata per un uso pratico”.

“Lo stesso vale per le previsioni stagionali (a due-tre mesi) e a maggior ragione per le previsioni a 50–100 anni, in base alle quali sono state ahimè assunte scelte di grande portata per il futuro delle nostre collettività, come il Protocollo di Kyoto”, ha proseguito.

“Da questo punto di vista – ha continuato il climatologo – ritengo essenziale il richiamo del Pontefice al fatto che ‘La filosofia e la teologia potrebbero dare un importante contributo aiutando le scienze empiriche a riconoscere la differenza tra l'incapacità matematica di prevedere determinati eventi e la validità del principio di causalità’”.

“Occorre considerare – ha aggiunto il professor Mariani – che oggi molti governanti utilizzano le previsioni climatiche allarmistiche per spingere le popolazioni a scelte che altrimenti sarebbero ben difficilmente accettate (vedi carbon tax)”.

“In proposito non vorrei che in futuro strumenti previsionali analoghi e non necessariamente afferenti al settore meteo-climatologico, posti nelle mani di individui non sufficientemente responsabili, giungessero a mettere in pericolo le nostre stesse democrazie, convincendo i cittadini a rinunciare a porzioni rilevanti dei loro diritti o a calpestare i diritti altrui in nome di un pericolo che si suppone immediato”, ha auspicato.

“Con tutto ciò – ha concluso il docente di climatologia – voglio affermare che le parole del Pontefice mi paiono un richiamo utile e quanto mai tempestivo per tutti coloro che si occupano di scienza”.