La sfida della grande rete (Quarta e ultima puntata)

La nuova evangelizzazione nel villaggio globale di internet

Roma, (Zenit.org) Osvaldo Rinaldi | 307 hits

La Chiesa ha sempre predicato e testimoniato il Vangelo ad ogni creatura di qualunque parte della terra. La missione della Chiesa universale e la vocazione di ogni cristiano è quella di portare la verità, la bontà e la bellezza di Cristo ad ogni uomo, utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione. La rete oggi costituisce un spazio molto frequentato da tanti per tanto tempo. Questo luogo virtuale in cui comunicano persone reali non può essere escluso dalla nuova evangelizzazione. La parola “nuova” non vuole significare la novità di contenuto. Il messaggio di Cristo è sempre lo stesso, non ha avuto variazioni dall’inizio della vita della Chiesa. E la Chiesa universale, con tutte le sue gerarchie ecclesiastiche, ha il compito di custodire l’integrità interpretativa e semantica della Parola di Dio. 

Ma allora possiamo domandarci: in che cosa consiste la nuova evangelizzazione? Cosa possiamo portare di nuovo, quando la dottrina cristiana è rimasta sempre la stessa? 

Questa è la sfida della nuova evangelizzazione, questa è la domanda della Chiesa in questo momento di torpore spirituale di una gran parte dell’umanità. La novità non va cercata nei contenuti, che devono rimanere fedeli alla tradizione ricevuta dalla Chiesa da parte degli apostoli di Cristo. La novità va trovata nei luoghi e nelle forme di comunicazione del Vangelo. 

Il villaggio globale di internet costituisce un luogo che non può essere trascurato, perché esso è formato da giovani e anziani, uomini e donne, che quotidianamente sono alla ricerca di comunicare e condividere esperienze di vita vissuta. 

E’ lecito domandarsi: è possibile entrare in un mondo virtuale per portare la realtà di Cristo? La fede nasce dalla predicazione e dall’ascolto della Parola di Dio. Oggi molti siti propongono tante riflessioni e approfondimenti sulla Sacra Scrittura e sui Vangeli. I frequentatori abituali sono persone che vivono normalmente la vita ecclesiale e desiderano ogni giorno sfamare quella sete di verità, che sgorga abbondantemente dalla Parola di Dio. Questo nutrimento spirituale sostiene la Chiesa e dona sempre nuovo coraggio ed ispirazioni a coloro che sono impegnati ogni giorno sulla frontiera dell’evangelizzazione nelle parrocchie, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro. 

Ma la novità dell’evangelizzazione significa non solo far diventare ”nuovo” ogni uomo, ma anche raggiungere persone nuove, persone che non hanno ricevuto la fede o l’hanno tralasciata dopo avere ricevuto i sacramenti d’iniziazione cristiana.

Questo è un mondo molto vasto, che tende sempre più ad allargarsi, e proprio per questo merita molta attenzione. Cristo è morto ed è risorto per tutti, perché a tutti fosse annunziato il Vangelo. Proprio perché le Chiese tendono ad essere sempre più vuote, e  stanno trasformandosi in musei d’arte piuttosto che luoghi di culto, allora capiamo bene che la rete può diventare quel cortile dei gentili, quello spazio dove avvicinare l’uomo al trascendente, dove condividere l’esperienza di noi cristiani. 

Siamo arrivati al punto della questione, al cuore del tema della nuova evangelizzazione. Davanti ad una persona che ha perso la fede, e con cui ci si relaziona con  freddi, distaccati e anonimi mezzi di comunicazione che offre la rete, il cristiano è colui che deve rendere il contenuto della conversazione coinvolgente, diretto e concreto. Il cristiano deve maturare sempre più quel coraggio apostolico che si svela nel parlare delle scelte più significative della propria esperienza, lasciando all’interlocutore la libertà di cogliere il contenuto del messaggio di amore distintivo di ogni cristiano. 

Riporto un esempio per esprimere come può essere attuata questa nuova forma di comunicazione. Negli anni passati ho partecipato ad un forum sulle adozioni internazionali, dove venivano affrontati vari temi. La quasi totalità dei partecipanti affrontava principalmente questioni burocratiche e parlavano dell’ansietà derivante dalla lunga attesa prima di diventare genitori adottivi. La novità che ho cercato di portare è stata quella di raccontare la mia esperienza di vita concreta, con le mie ansie e le mie paure, le mie speranze e le mie delusioni, le mie gioie e i miei momenti di sconforto. In poche parole, la verità della mia vita vissuta, lo spaccato reale della mie esperienza, senza nascondere nulla, senza dipingere un quadro perfetto, ma facendo risaltare anche le varie zone d’ombra tipiche della debolezza umana. 

Da quel momento ho notato un cambiamento radicale tra i vari partecipanti del forum. Quella riservatezza che nascondeva preoccupazione, inadeguatezza di essere genitori con tutte le responsabilità che comporta, era stata trasformata in occasione di condivisione e messa in comune dei propri stati d’animo, delle proprie paure, e dei racconti dei piccoli successi quotidiani. 

La mia esperienza ha colpito molti con reazioni diverse. Alcuni sono rimasti in silenzio sul momento, ma poi utilizzavano, per incoraggiare chi avvertiva il peso dell’attesa, le medesime parole che avevo espresso. Altri invece ringraziando per l’esperienza ricevuta iniziavano a raccontare i propri dubbi, le proprie inquietudini. Altri invece chiedevano di raccontargli altri aspetti della mia vita familiare. Questa è solo un esempio per far capire che il cristiano si può distinguere perché fa il primo passo, perché inizia a raccontare la sua esperienza fatta non solo di successi, ma anche di ansie, di paure e di fallimenti. Raccontare un proprio errore, condividere una propria sconfitta, può aiutare l’ascoltatore a riflettere su una certa questione, perché apre il cuore di chi legge con la forza dell’umiltà. Offrire gratuitamente la propria esperienza, diventa evangelizzazione quando traspare nella vicenda l’amore di Dio. 

Per tornare all’esempio del forum sulle adozioni, quando iniziavo a parlare di tutte le volte che ho domandato umilmente perdono a mia moglie, ai miei figli, ai miei genitori per le volte che li avevo fatto soffrire, per le incomprensioni, per i vari pregiudizi che nascono con facilità e che sono difficili da scardinare, allora la comunità virtuale del forum si divideva tra coloro che approvavano l’esperienza e tra quelli che manifestavano il loro disappunto. E senza aver nominato il nome di Dio, ognuno si interpellava sulla sua fede ed iniziava a parlare della sua esperienza con Dio. Anche coloro che avevano il cuore indurito rispondevano, e si instaurava un dialogo con loro, dove l’altro chiedeva delle volte una parola di speranza, o altre volte raccontava il fatto per il quale aveva smarrito la propria fede. 

E la stessa cosa accadeva quando parlavo del numero di figli che si desiderava adottare. Quanti futuri genitori mi chiedevano consigli quando parlavo della gioia di adottare più fratelli insieme. Io non nascondevo le difficoltà, ma nello stesso tempo descrivevo la gioia della quotidianità di adottare tre bambini, ed invitavo gli incerti a non avere paura.

E che bello è stato vedere quelle due coppie con cui avevo parlato tramite il forum sull’indecisione sul numero di figli, aprirsi all’accoglienza di tre figli. Queste sono le piccole gioie, frutto della fatica e del coraggio del racconto della propria esperienza. 

L’esperienza suscita sempre una reazione, e la reazione provoca nel cuore dell’ascoltatore il dubbio della scelta. Un cuore incerto può diventare un spazio dove una parola di speranza attecchisce. Invece, in un cuore indurito non trova spazio la Parola sia quando viene annunziata di persona sia quando viene comunicata attraverso internet. Bisogna attendere che il cuore si ammorbidisca e questa opera la può compiere Dio stesso con i fatti della vita. 

Per tornare all’esempio del forum delle adozioni, quelle persone che volevano adottare bambini piccoli e sentivano parlare di aprirsi all’adozione di bambini più grandi reagivano brutalmente con parole di sdegno. Gli indecisi invece erano quelli che si ponevano la domanda se fossero in grado di essere genitori di bambini quasi adolescenti. Qualche  “conversione” è avvenuta anche per il racconto della mia esperienza di genitore che ha accolto una quasi adolescente. 

La rete quindi diventa uno spazio dove proporre nuovi stili di vita, dove testimoniare la propria esperienza, dove essere vicino all’altro quando ti domanda un consiglio.

La rete come nuova frontiera dell’evangelizzazione significa portare la novità della propria vita trasformata dall’esperienza dell’ incontro con Cristo che ha dato luce e senso alla propria esistenza. Noi cristiani dobbiamo diventare sempre più nella rete come “fari” che illuminano le domande di tanti che cercano nel buio della propria esistenza la luce di Cristo.