"La Sindone ci dice fino a che punto Dio ha amato l'umanità"

Intervista al cardinale Angelo Comastri in occasione del convegno alla Pontificia Università Lateranense dedicato al Sacro Telo

Roma, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 664 hits

Il Cristo della Sindone è ancora al centro delle iniziative che i Pontifici Atenei propongono nel cammino dell’Anno della Fede. Proprio ieri si è svolto, alla Università Lateranense, il convegno «Sindone e fede. Un dialogo possibile?». Organizzato in collaborazione con la diocesi di Torino, l’iniziativa ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Cardinale Angelo Comastri, Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano. A margine dell’evento, ZENIT, con la collaborazione di ACIprensa, ha intervistato il porporato.

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Eminenza, cosa può dirci riguardo alle ultime indagini sulla Sindone?

Card. Comastri: Le ultime indagini della Sindone non hanno aggiunto molto a quel che già si sapeva. Ormai è appurato scientificamente – al di là di quello che ha detto l’esame del carbonio 14 che non è attendibile – e ci sono tanti elementi che attestano che quel lenzuolo è il lenzuolo che ha avvolto il corpo di Gesù.  Basti pensare all’esame fatto sul polline svolto da un criminologo che non aveva alcuna appartenenza religiosa che ci ha detto che il polline apparteneva ad un bacino di Gerusalemme e dintorni, di Costantinopoli, al bacino alpino, e quindi ripercorre tutto il viaggio che storicamente ha fatto la Sindone. Gli studi recenti ci riportano la sicurezza della narrazione antica, e quindi ci dicono “potete fissare, studiare, meditare la Sindone nella certezza che fissate, studiate e meditate la Passione di Cristo”.

Il convegno della Lateranense evidenzia il messaggio forte che la realtà sindonica vuole dare all’uomo di oggi. Qual è secondo lei questo messaggio?

Card. Comastri: Il messaggio forte è che la Sindone registra una passione impressionante, una sofferenza che è difficile descrivere. E la sofferenza del Figlio di Dio fatto uomo, si spiega soltanto con un amore immenso e sconfinato. Al punto tale che Giovanni Paolo II nel libro Varcare la soglia della speranza ebbe a dire: “Senza quella passione – così come documentata chiaramente nella Sindone aggiungo io – la verità che Dio è amore sarebbe sospesa nel vuoto. La Sindone ci dice fino a che punto Dio ha amato l’umanità.

Cambiando argomento, lei ha avuto più volte modo di incontrare il Santo Padre Francesco. Da ex prelato del Santuario mariano di Loreto, cosa ci può dire della devozione mariana del Papa?

Card. Comastri: Papa Francesco ha dichiarato esplicitamente, andando a Santa Maria Maggiore, il giorno dopo la sua elezione, che intendeva vivere il suo pontificato consegnandolo alle mani di Maria. D’altra parte non poteva fare altrimenti: non può esserci un cristiano non mariano, come disse Paolo VI nel Santuario della Madonna di Bonaria, a Cagliari. Il Papa è il primo cristiano, quindi deve necessariamente essere mariano.

Cosa pensa delle “innovazioni” che il nuovo Papa sta portando alla Chiesa?

Card. Comastri: Il Papa sta semplicemente facendo un “bagno” di semplicità, di umiltà. Credo che questo sia molto bello, perché il tempo fa depositare della polvere e anche un po’ di mondanità. Ritornare, dunque, alla semplicità evangelica è sicuramente un guadagno per tutta la Chiesa e, sicuramente, una cosa che tutti desideriamo.

Nei giorni scorsi, in occasione dell’86° compleanno di Benedetto XVI, ha dichiarato che la preghiera del Papa emerito sostiene gli sforzi immani di papa Francesco. Può spiegare questa frase?

Card. Comastri: La preghiera per un credente è sempre una grande forza. La Bibbia lo sottolinea più volte. Quando si parla del cammino del popolo di Israele verso la Terra Promessa, c’è un episodio sintomatico di grande profondità che dice che quando il popolo combatteva nel viaggio Mosè pregava sul monte con le braccia alzate pregava. E quando pregava il popolo vinceva, quando abbassava le mani perdeva. Questo si può applicare tranquillamente al ruolo di Benedetto XVI in questo momento. Lui con il suo gesto ha voluto dire: “Io non abbandono la Chiesa, ma continuo a servirla in condizioni che mi sono possibili per l’età e per la salute. E la servo pregando”. La preghiera di Benedetto XVI è un grande aiuto per papa Francesco, per la Chiesa e per tutti noi.

Ha avuto modo di incontrare il Papa emerito dopo il suo ritiro a Castel Gandolfo?

Card. Comastri: No, dopo il suo ritiro c’è stata una grande riservatezza nei confronti del Santo Padre. Lui stesso vuole restare in penombra per non creare nessuna difficoltà al pontificato del suo Successore. Spero, però, di poterlo vedere appena tornerà in Vaticano. Sarò lieto di incontrarlo per esprimergli il mio affetto e la mia gratitudine che restano evidentemente invariati.