"La Siria diventi un modello di pace"

Monsignor Tomasi riferisce le proposte della Santa Sede per la ricostruzione nel paese, insistendo sull'urgenza di un'immediata conclusione del conflitto

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 204 hits

Per la crisi siriana, di fronte alla “indicibile sofferenza” di quel popolo, “non c’è soluzione militare” e ogni sforzo deve andare nella direzione del “dialogo”. Lo ha detto ieri monsignor Silvano M. Tomasi, capo della delegazione della Santa Sede, nel corso della Conferenza Internazionale sulla Siria, tenutasi a Montreux.

“La Santa Sede è convinta che la violenza non porti da nessuna parte se non alla morte, alla distruzione e alla mancanza di futuro”, ha sottolineato monsignor Tomasi, aggiungendo che “tutti i leader religiosi, in particolare, convergono sulla convinzione che la violenza deve terminare perché a tutto il popolo della Siria e all’intera regione è già stata inflitta troppa sofferenza”.

Il presule si è poi fatto portavoce delle proposte della Santa Sede, a partire dall’“obiettivo urgente” dell’“incondizionato cessate il fuoco”. Inoltre, i soldi investiti nelle armi “devono essere reindirizzati verso l’assistenza umanitaria”.

La seconda proposta menzionata da monsignor Tomasi riguarda una “maggiore assistenza umanitaria” e “l’inizio immediato della ricostruzione”.

“Milioni di persone sono state dislocate e si trovano in situazioni di pericolo per la loro vita. La vita familiare è stata sconvolta. Le strutture educative e sanitarie sono state distrutte o rese inutilizzabili”, ha ricordato il rappresentante della Santa Sede.

Il processo di ricostruzione dovrà essere portato avanti con “un’attenzione preferenziale ai giovani, di modo che, attraverso il loro impiego e il loro lavoro, possano diventare protagonisti per un futuro pacifico e creativo del loro Paese”.

C’è poi una “dimensione spirituale” che dovrà caratterizzare questa nuova fase del paese, in cui tutte le fedi e le comunità religiose dovranno “giungere a una maggiore conoscenza reciproca, a una migliore comprensione e al ripristino della fiducia”.

L’auspicio è che la sperata pace in Siria diventi “un catalizzatore della pace in altre parti della regione e un modello di quella pace di cui c’è così urgentemente bisogno”.

La pluralità culturale, etnica e religiosa del paese “non deve essere un fattore negativo o, peggio, una fonte inevitabile di conflitto, ma piuttosto una possibilità per ogni comunità e individuo di dare il proprio contributo al bene comune e allo sviluppo di una società più ricca e bella”, ha aggiunto monsignor Tomasi.

Rivolgendosi al Segretario Generale, il rappresentante vaticano ha ricordato che papa Francesco, oltre ad aver indetto una giornata di preghiera per la pace in Siria, ha anche invitato “a una risoluzione negoziata dei problemi, auspicando una partecipazione giusta ed equa di tutti nella vita della società” ed ha “promosso una risposta attiva da parte delle organizzazioni e delle istituzioni cattoliche ai bisogni emergenti”.

A conclusione del suo intervento, monsignor Tomasi ha sottolineato: “Il popolo della Siria ha convissuto in pace nella storia e può tornare a farlo”.