La situazione della libertà religiosa a livello mondiale

Due nuovi rapporti mostrano le due facce della stessa medaglia

Roma, (Zenit.org) John Flynn, L.C. | 528 hits

Lunedì 20 maggio il Dipartimento di Stato USA ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla libertà religiosa, che copre tutto il 2012.

Durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto, Suzan J. Cook, ambasciatore americano per la Libertà Religiosa Internazionale, ha sollecitato i governi a condannare l’intolleranza religiosa e a intraprendere azioni contro chi commette crimini motivati dal fanatismo religioso.

Sfortunatamente, ha osservato Cooke, in un certo numero di paesi l’intolleranza contro le minoranze religiose è in aumento, e si tratta di un’intolleranza che troppo spesso sfocia nella violenza.

“Il diritto alla libertà religiosa riguarda ogni essere umano”, si legge nel rapporto. Un diritto che, tuttavia, nel 2012 non è ancora rispettato da numerose nazioni.

Nel rapporto non si riscontrano cambiamenti riguardo agli otto paesi già etichettati dal Dipartimento di Stato come destanti “particolare preoccupazione”: Birmania, Cina, Iran, Corea del Nord, Arabia Saudita, Sudan e Uzbekistan.

Salvo alcuni paesi specifici, il rapporto osserva una costante legata alle leggi contro la blasfemia e l’apostasia, che sono frequentemente usate in una maniera discriminatoria.

Il rapporto denuncia anche una continua crescita dell’antisemitismo, in particolare in Venezuela, Egitto e Iran.

In occasione dell’uscita del rapporto, il Segretario di Stato americano, John Kerry, ha annunciato che Ira Forman, ex leader del Consiglio Democratico Nazionale Ebraico, sarà operativa come inviato speciale per il monitoraggio e la lotta all’antisemitismo.

Riguardo ai rapporti sui peggiori avversari della libertà religiosa, si rileva che, nonostante alcune notizie positive dalla Birmania, come la liberazione di alcuni monaci arrestati in seguito alle proteste pro-democratiche del 2007, il rispetto della libertà religiosa da parte del governo non è variato in modo significativo nel corso del 2012.

Le organizzazioni religiose continuano ad essere sottoposte alla sorveglianza del governo, mentre proseguono le restrizioni alla libertà di riunirsi ed esprimere le proprie opinioni. Anche la proibizione alla costruzione o ristrutturazione di nuovi edifici per il culto è ancora vigente.

Anche in Cina permane il controllo statale sulla religione. Le autorità locali spesso fanno pressione sui cittadini affinché aderiscano ad associazioni patriottiche ufficialmente approvate, mentre vengono sanzionate le persone che appartengono a gruppi religiosi non registrati.

Tali iscrizioni a seminari o istituzioni relative ad associazioni patriottiche sono richieste dal governo per dimostrare la “affidabilità politica”.

In generale, il rapporto osserva che il rispetto della libertà religiosa da parte del governo è ben al di sotto degli standard internazionali.

Tre le misure usate per fare pressione sui membri di gruppi religiosi non registrati, ci sono i campi di lavoro e gli ospedali psichiatrici.

Le minoranze religiose, come i buddhisti tibetani o gli uighuri musulmani, continuano a soffrire la discriminazione, dovuta sia al credo religioso che al loro status di minoranza etnica.

Un altro paese dove nel 2012 la libertà religiosa è dolorosamente assente è l’Iran. Il rapporto riferisce infatti che il rispetto della libertà religiosa da parte del governo è ulteriormente scemato durante lo scorso anno. Le condizioni delle carceri sono peggiorate per chi è detenuto per attività religiose, mentre l’arresto e la vessazione delle minoranze religiose sono in crescita.

La retorica governativa e i media controllati dal regime continuano a minacciare le minoranze religiose e a portare avanti campagne denigratorie contro di esse. Ha anche avuto luogo una discriminazione contro le minoranze in ambiti come l’occupazione, l’educazione e l’alloggio.

Al di là della politica governativa, il rapporto evidenzia che la costituzione iraniana e le leggi ordinarie sono severamente restrittive nei confronti della libertà religiosa. La costituzione non permette ai musulmani di cambiare religione e l’apostasia dall’Islam è punibile con la morte. Anche il proselitismo da parte dei non-musulmani è soggetto a pena di morte.

Il secondo rapporto pubblicato la scorsa settimana – anch’esso lunedì 20 maggio – riguarda i Casi di intolleranza e discriminazione contro i Cristiani relativo al 2012 e realizzato dall’Osservatorio sull’Intolleranza e la Discriminazione contro i Cristiani d’Europa, con sede in Austria.

Il documento riguarda temi come l’obiezione di coscienza su materie come l’aborto, l’eutanasia e la ricerca sulle cellule staminali. È in corso – afferma il rapporto – una virulenta campagna da parte di alcuni gruppi di pressione per sabotare il diritto all’obiezione di coscienza.

Molte leggi contro l’incitazione all’odio sono spesso usate contro i Cristiani, in particolare in due ambiti: l’Islam e l’omosessualità.

“La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dimostrato un crescente sostegno alla censura degli argomenti”, si legge nel rapporto.

La protezione della libertà di parola non è esente da rischi, afferma il rapporto, tuttavia se accettiamo l’idea che lo stato debba censurare il pubblico dibattito, allora rischia di non esserci limite alle idee da soffocare.

Invocare il principio di uguaglianza ha anche condotto a restrizioni alla libertà religiosa, spiega il rapporto. Il principio di uguaglianza di fronte alla legge è stato ora esteso all’arena delle scelte morali e a come le persone dovrebbe trattarsi vicendevolmente.

Ciò ha portato ad un’aspra legislazione antidiscriminatoria in vari paesi. Queste leggi riguardano persone che affittano camere o locali per le celebrazioni. Incidono anche sulle organizzazioni nel momento dell’assunzione di nuovo personale. Anche le agenzie matrimoniali cristiane sono nel mirino delle autorità.

Sebbene la discriminazione patita dai Cristiani nell’Europa Occidentale abbia connotati diversi rispetto a quella descritta dal Dipartimento di Stato, si tratta comunque di una reale minaccia alla libertà religiosa, oltretutto in costante crescita.