"La società dovrebbe mettere la persona al centro dello sviluppo"

Secondo Vittorio Prodi, eccessivi consumi materiali rischiano di far trascurare la dignità umana

Roma, (Zenit.org) Deborah Castellano Lubov | 354 hits

Il fisico ed europarlamentare Vittorio Prodi ha affermato di desiderare maggiore enfasi sul bene comune e sulla dignità della persona umana piuttosto che sugli ultimi dati del PIL.

A colloquio con ZENIT a margine di una conferenze sulla povertà e sul bene comune, lo studioso, deputato al Parlamento Europeo ed ex presidente della Provincia di Bologna, ha affermato che porre la persona umana al centro della politica garantirà un autentico sviluppo.

Nel corso della sua carriera, Prodi è stato coinvolto in svariate commissioni finalizzate a sostenere l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, le relazioni internazionali, assieme ad altri ambiti sociali. È stato membro del gruppo europarlamentare dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici ed è autore di numerose pubblicazioni e di cinque brevetti internazionali.

Fratello dell’ex presidente del Consiglio, Romano, Vittorio Prodi è stato tra i relatori del congresso Povertà e bene comune: mettere la “opzione preferenziale per i poveri” a servizio dei poveri. L’evento è stato promosso dal think tank internazionale Dignitatis Humanae Institute che ha come obiettivo il sostegno alla dignità umana basata sulla verità antropologica che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio. Tra i relatori della conferenza, tenutasi dal 26 al 29 giugno alla Casina Paolo IV ai Giardini Vaticani, hanno figurato dirigenti vaticani, politici, leader mediatici ed imprenditoriali.

Prof. Prodi, a suo avviso, quali sono stati gli aspetti più importanti di questa conferenza incentrata sulla povertà e sul ben comune? Perché destano così tanto interesse?

L’idea della conferenza è stata quella di mettere in luce i concetti di dignità e di persona umana. Personalmente, sono molto interessato a tali concetti perché la dignità della persona è stata particolarmente trascurata, nella misura in cui ci troviamo di fronte ad una situazione in cui l’enfasi è tutta sulla produzione e sul consumo materiale.

In cosa consiste tale enfasi sui beni materiali e quali effetti ha sulla società?

Si tratta di un fatto non sostenibile, poiché il PIL che misura questi beni materiali – produzione materiale e consumo – si suppone che sia in continuo aumento ma ciò non è possibile perché le risorse materiali sono limitate nella loro capacità. Quindi il nostro pianeta è abbandonato ad accettare i nostri eccessivi sprechi.

A mio avviso questo determina, in termini di sostenibilità, che dobbiamo cambiare la nostra civiltà per fare spazio a beni immateriali vale a dire beni “eterni”. Stiamo parlando di ciò che, potremmo dire, è “ricondotto” alla dignità della persona, in termini di relazioni interpersonali e al bene comune. Dobbiamo fare in tal modo, in termini di capacità di comprendere gli aspetti ambientali che compongono una parte sostanziale del bene.

Ritengo che la cultura di questa dottrina sociale della Chiesa sia, e già lo è stata per lungo tempo, centrato su due pilastri: il bene comune e la dignità della persona.

Data la concezione, da lei appena spiegata, di come la civiltà reagisce, cosa si augura di trasmettere e compiere personalmente?

Sono qui per provare a trasferire questa sensibilità alle istituzioni e alle organizzazioni politiche attraverso il mondo, con la speranza che sviluppino un apprezzamento per questi beni immateriali, che, a mio modo di vedere, sono completamente necessari e che richiedono meno materia e meno energia per essere prodotti e riprodotti. È per questo che penso che solo attraverso questo tipo di cambiamento possiamo rendere la nostra civiltà sostenibile.

Qui al congresso ho ascoltato altri discorsi, sin da ieri mattina, che sono incentrati in modo particolare su questi temi. Anche per questo, mi sento autorizzato a parlare di questa percezione che ho sviluppato sin dal mio lavoro al Parlamento Europeo.

È un discorso sempre connesso ai due pilastri di cui parlavo. Ciò che mi ha colpito è stata anche la riflessione sulla connessione tra profitto e riduzione della povertà, spiegata in un’altra relazione.

Come dovrebbe essere veicolata la dignità umana nel difficile contesto della società d’oggi?

L’uomo e la dignità umana dovrebbero essere al centro di ogni forma di sviluppo. Ciò è essenziale perché garantirebbe lo sviluppo. La civiltà può migliorare sia l’abilità della persona a comprendere e prendere parte allo sviluppo, sia l’idea del bene comune.