"La sofferenza può diventare un'opportunità per donare qualcosa di prezioso al mondo"

La 28enne scrittrice Valentina Bazzani racconta come si può vivere la disabilità senza considerarla una malattia e non rinunciando ai propri sogni

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 610 hits

È giornalista, scrive libri, ama uscire con le amiche, fare shopping e viaggiare per l’Europa e per il mondo. Si ritiene una ragazza assolutamente normale e si considera ammalata solo quando ha l’influenza.

La 28enne veronese Valentina Bazzani appare più giovane della sua età: sarà il suo sorriso luminoso e la sua freschezza irresistibile ma le sue riflessioni profonde rivelano una incredibile maturità. Per un motivo molto semplice: dall’età di 12 anni, Valentina è costretta sulla sedia a rotelle da una grave malattia neuromuscolare che ha cambiato radicalmente il suo modo di vedere la vita.

Nel corso della puntata della trasmissione Nel cuore dei giorni, andata in onda ieri mattina su TV2000, la giovane scrittrice ha raccontato la sua storia: “Non è facile accettarsi quando la vita ti trasforma così. La malattia, oltre a essere un incontro con il nostro corpo, ingloba totalmente la nostra sfera psicologica e morale”.

I primi due anni di disabilità furono molto duri per Valentina: “Non uscivo più di casa – ha detto – guardavo la carrozzina malissimo e rifiutavo tutto ciò che la vita in quel momento poteva offrirmi”.

Con gli anni, però, confortata da poche e vere amicizie e da una famiglia che l’ha sostenuta e spronata “senza pietismi”, Valentina intuisce che la vita può darle comunque tantissimo, comprende appieno le proprie potenzialità e scopre che, anche in sedia a rotelle, sarà in grado di fare moltissime cose e realizzare i suoi sogni.

“Se i miei genitori mi avessero compatito o avessero assecondato i miei momenti bui, adesso sarei chiusa in casa a far nulla”, ha detto.

Il momento più buio l’ha vissuto proprio nell’approccio alla sedia a rotelle, accettata poi come la “normalità” della sua nuova vita. “La sedia a rotelle per me non è un oggetto – ha raccontato Valentina - ma fa parte di me: se prima era un problema, oggi mi permette spiragli di libertà, mi permette di andare ovunque”.

Dopo la fase iniziale di rifiuto, la ragazza è arrivata ad accettare la propria condizione. Ciò non significa, come lei stessa ha spiegato, ignorare la propria disabilità ma piuttosto essere consapevoli di quello che si ha: “Ognuno di noi ha una missione da compiere e dei doni da sfruttare – ha detto -. La sofferenza può diventare un’opportunità per donare qualcosa di prezioso al mondo. Anche una persona costretta a letto ha qualcosa da offrire”.

Valentina Bazzani ha recentemente pubblicato un libro dal titolo volutamente “provocatorio e ironico”: Quattro ruote e tacco12. La vita come possibilità (Iperedizioni, 2013). Nel volume l’autrice spiega come, non solo sia possibile vivere la propria femminilità anche nella disabilità ma sia anche possibile rovesciare una prospettiva alimentata da luoghi comuni e pregiudizi duri a morire.

“Le barriere architettoniche – ha commentato - sono ancora molte ma le barriere mentali sono ancora più radicate: bisognerebbe che la cultura migliorasse in questo senso: uno scalino, se ci sono due persone disponibili, si può superare ma i pregiudizi legati alla disabilità sono ancora molti e su questo bisogna lavorare”.

“Una donna in sedia a rotelle viene vista prima come disabile e solo in un secondo momento come donna”, quando invece dovrebbe essere il contrario, ha raccontato a TV2000.

Per Valentina è assolutamente normale truccarsi e curare il proprio look: “in primis serve per curare l’autostima, in secondo luogo per migliorare le relazioni intorno a noi”, ha spiegato.

Durante l’intervista a Nel cuore dei giorni, la giovane scrittrice ha citato una frase del suo libro: “La fede è un’oasi del cuore in cui non giungerà mai la carovana del pensiero”. E ha poi spiegato: “Ci sono cose che razionalmente non possiamo spiegare. Nemmeno la scienza o la ricerca riesce a dare spiegazione di certe malattie. Solo nella fede la sofferenza può avere un senso e la vita diventare un dono”.

Lo scorso 2 ottobre, Valentina Bazzani si è recata in Vaticano, dove al termine dell’Udienza Generale, in mezzo a una piazza San Pietro gremita dai pellegrini, ha incontrato papa Francesco. “Mi ha abbracciato ed è stato un momento meraviglioso, mi viene ancora la pelle d’oca a pensarci”, ha raccontato. Valentina ha consegnato una copia del suo libro al Santo Padre, che le ha promesso di leggerlo.

Quattro ruote e tacco 12 non è il primo libro che Valentina Bazzani pubblica, né è il primo regalato a un pontefice. Nel 2003 ebbe modo di donare a Giovanni Paolo II la sua opera prima, Una vita diversa, in cui la ragazza, allora diciassettenne, affrontava i risvolti più drammatici della sua disabilità, quelli affrontati nei primi anni.

“Anche lì fu una esperienza incredibile: questo papa così sofferente era empatico alla sofferenza, nel suo sguardo si vede che leggeva dentro le persone ammalate”, ha detto.

Nonostante il suo handicap, Valentina conduce una vita molto dinamica che la porta a conoscere molte persone. “Attiro sempre la gente un po’ bizzarra – ha detto con un pizzico di ironia – ma ogni incontro è una ricchezza”.

Le reazioni che Valentina riscontra nelle persone sono molteplici e non sempre positive: a volte si imbatte nella “curiosità morbosa”, talora nella “indifferenza” ma se c’è una cosa che non sopporta è il compatimento: “Mi sento una ragazza come tante altre e non sono la ‘poverina’ di nessuno…”, ha detto con serena determinazione.

Tra i personaggi illustri incontrati da Valentina Bazzani in questi ultimi anni c’è anche Giovanni Allevi: conosciuto in occasione di un’intervista, il celebre musicista ha poi accettato di scrivere la prefazione di Quattro ruote e tacco 12.

“Nella prefazione mi descrive come un’anima ribelle e ha colto il mio spirito”, ha detto la scrittrice, definendo la disponibilità dell’artista come un “grande dono”.

Come un dono, infatti, Valentina accoglie le persone e le esperienze che la accompagnano nella sua vita quotidiana. “Molto spesso guardiamo solo a quello che ci manca senza considerare quello che abbiamo – ha detto -. Ogni giorno, quando apriamo gli occhi, siamo circondati da tesori - la nostra famiglia, le amicizie… - e ognuno di noi ha dei carismi e delle potenzialità da sfruttare al meglio”.