La sollecitudine pastorale della Chiesa per i Rom

La relazione di padre Bentoglio al Primo Workshop Internazionale sui Progetti di Inclusione dei Rom "Opening Doors"

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CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 20 giugno 2012 (ZENIT.org).- Riportiamo la relazione di padre Gabriele F. Bentoglio, CS, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, al Primo Workshop Internazionale sui Progetti di Inclusione dei Rom “Opening Doors”, che si svolge dal 19 al 21 giugno ad Eger, in Ungheria.

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Eccellenze,
Cari Sacerdoti e Religiosi,
Signori e Signore,

Sono lieto di partecipare a questo Primo Workshop Internazionale sui Progetti di Inclusione dei Rom in Europa Centrale e Orientale “Opening Doors”. Vi porto i saluti del Cardinale Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Ringrazio di cuore il Vescovo János Szekely, Promotore episcopale della pastorale per le migrazioni in Ungheria, per il suo invito che mi dà l’opportunità di condividere con voi alcune considerazioni sul lavoro della Chiesa e del Pontificio Consiglio per il popolo Rom.

In questa sede, vorrei anche manifestare i sentimenti di riconoscenza e gratitudine della Chiesa e del nostro Dicastero per l’impegno del Governo ungherese, durante la sua Presidenza all’Unione Europea, per i Rom, dando nuovo slancio a progetti e iniziative in favore della loro inclusione sociale. Auspico che quanto programmato trovi pronta attuazione.

Introduzione

Una società “dalle porte aperte” è una società accogliente, una società sensibile e giusta, attenta ad ogni persona, a cui è garantito l’accesso ai beni sociali e culturali, dove sono assicurate le condizioni per lo sviluppo integrale e tutelati i diritti umani fondamentali. In effetti, il Beato Giovanni Paolo II ha ricordato che “la via reale e fondamentale che conduce all’unione tra le persone e tra i popoli, passa attraverso ciascun uomo, attraverso la definizione, il riconoscimento ed il rispetto degli inalienabili diritti delle persone e delle comunità dei popoli1.

La comunità Rom è la minoranza più consistente, ma è anche la più svantaggiata in Europa. I Rom continuano ad essere vittime di discriminazione e, talvolta, persino di razzismo. Non si contano quelli, tra loro, che vivono sulla soglia della povertà, in insediamenti abusivi spesso privi di acqua corrente o elettricità, esposti al rischio di malattie e ostacolati nell’accedere all’assistenza sanitaria. In alcuni Paesi dell’Unione Europea i bambini Rom sono assegnati a scuole speciali, mentre non poche donne vengono sottoposte a sterilizzazione forzata.

Negli ultimi decenni, gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, ma soprattutto le istituzioni ecclesiali, hanno dimostrato attenzione nei confronti dei Rom, specialmente mediante la ricerca di nuovi itinerari e di metodi opportuni per migliorare le loro condizioni di vita, favorire l’integrazione e promuovere cammini di comunione. Senza dimenticare che sono stati organizzati anche appositi incontri di riflessione e sono state intraprese iniziative per arginare alcuni fenomeni negativi, come l’anti-ziganismo, che in Europa sembra diffondersi continuamente e che si ripercuote anche sulle strutture sociali, rallentando lo sforzo di creare una mentalità dove il sospetto e il pregiudizio possa cedere il passo alla solidarietà e al mutuo rispetto.

Il cammino dell’integrazione implica essenzialmente il riconoscimento della dignità e della centralità di ogni essere umano, in condizioni di uguaglianza nei confronti sia dei diritti che dei doveri. Su queste basi sono fondati i diritti umani e i loro confini, intesi come espressione di una visione di umanità che attribuisce alla persona assoluta priorità e i più profondi valori2.

Il documento Erga migrantes caritas Christi,emanato dal nostro Pontificio Consiglio nel 2004, invita i cristiani a “essere promotori di una vera e propria cultura dell’accoglienza, che sappia apprezzare i valori autenticamente umani degli altri, al di sopra di tutte le difficoltà che comporta la convivenza con chi è diverso da noi” (n. 39). Viè anche l’incentivo a una pastorale di comunione, che nasce dall’ecclesiologia di comunione e tende alla spiritualità di comunione (cf n. 70).

Sotto questo profilo, la comunione con i Rom “richiede da parte di tutti una grande conversione della mente, del cuore e degli atteggiamenti3 e un’adeguata valorizzazione della diversità4. La comunione include, inoltre, una legittima interazione delle culture e un dialogo tra le culture che “deve tendere al superamento di ogni egoismo etnocentrico per coniugare l’attenzione alla propria identità con la comprensione degli altri ed il rispetto della diversità [...] Occorre guardare oltre l’esperienza individuale immediata e accettare le differenze, scoprendo la ricchezza della storia degli altri e dei loro valori5.

1. La Chiesa e i Rom

La Chiesa cattolica dedica il suo ministero pastorale e missionario anche ai Rom. Il suo impegno si traduce sia nell’assistenza strettamente pastorale, che comprende tutto ciò che riguarda la dimensione spirituale, sacramentale e liturgica, sia nello sforzo comune per risolvere gravi questioni sociali, come quelle dell’emergenza abitativa, della formazione scolastica e professionale. “La Chiesa richiama tutti gli uomini, soprattutto i cristiani, ad assumersi le proprie responsabilità, sia nel servizio alla società sia nell’impegno politico, al fine di assicurare il pieno rispetto della dignità e dei diritti di ogni essere umano, con l’amore, nella pace, nella giustizia e nella solidarietà6.

Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti è espressione della costante sollecitudine della Chiesa verso tutte le persone che sono coinvolte nel fenomeno della mobilità umana. Esso partecipa “alla missione universale del romano Pontefice” coadiuvandolo “nell’esercizio del suo supremo ufficio pastorale per il bene e il servizio della Chiesa universale e delle Chiese particolari, esercizio col quale si rafforzano l’unità di fede e la comunione del Popolo di Dio e si promuove la missione propria della Chiesa nel mondo” (Pastor Bonus, n. 1, art. 1). Al fine di perseguire tali obiettivi, il Dicastero si impegna “perché nelle Chiese locali sia offerta un’efficace ed appropriata assistenza spirituale, se necessario anche mediante opportune strutture pastorali, sia ai profughi ed agli esuli, sia ai migranti, ai nomadi e alla gente del circo” (Id. n. 7, art. 150).

La storia della pastorale dei Rom è abbastanza recente. La prima Cappellania cattolica per i Rom sorse in Francia, con P. Jean Fleury, SJ, nel 1948, con il consenso del Vescovo locale. Il nome dato alla cappellania era “L’aiuto ai nomadi” ed esprimeva il senso del servizio della Chiesa cattolica tra i Rom, che univa alla sollecitudine pastorale anche il lavoro di alfabetizzazione e scolarizzazione dei bambini, il soccorso alle famiglie e l’aiuto nelle situazioni sociali d’emergenza. Si realizzava così una prima inculturazione del Vangelo nell’ambiente gitano, con i conseguenti cambiamenti significativi anche per la pastorale ordinaria, richiesti dallo stile di vita dei Rom e dagli spostamenti dovuti non soltanto al loro nomadismo, ma spesso anche alle espulsioni subite. Una particolare novità rappresentò la celebrazione della Santa Messa in “roulotte”, facoltà poi concessa dalla Chiesa ai Cappellani della pastorale per i nomadi.

Al fine di dare una configurazione e un coordinamento internazionale alle varie iniziative che si stavano sviluppando, promosse e sostenute dalla Gerarchia locale, il 27 ottobre 1965, il Santo Padre Paolo VI istituì il Segretariato Internazionale per la direzione dell’Opera dell’Apostolato dei Nomadi Opus Apostolatum Nomadum”, il cuiobiettivo era di sovvenire alle specifiche necessità dei vari gruppi nomadi, come per esempio i Woonwagenbeworens in Olanda, i Tinkers in Irlanda, gli Zingari in Italia, i Travellers in Inghilterra, i Gitani in Spagna e i Gitans in Francia.

Le varie iniziative ed esperienze trovarono un punto di convergenza nel Primo Congresso Internazionale dell’Apostolato dei Nomadi, tenutosi a Roma dal 25 al 27 febbraio 1964, sotto l’alto patronato della Sacra Congregazione Concistoriale, che si concluse con l’Udienza del Santo Padre Paolo VI. Un anno dopo, il 26 settembre 1965, nel corso del Pellegrinaggio Internazionale degli Zingari a Pomezia, vicino a Roma, ebbe luogo la memorabile visita di Paolo VI, accompagnato da molti Padri Conciliari, al loro accampamento, dove celebrò la Santa Messa, amministrò i sacramenti e pronunciò l’omelia. Con le indimenticabili parole “Voi siete nel cuore della Chiesa”, il Pontefice fissò il loro posto ufficiale e, soprattutto, confermò l’impegno della Chiesa ad abbracciare tutti con sentimento di vera fraternità, che tutti include e nessuno esclude.

In seguito, con il Motu Proprio Apostolicae Caritatis,del 19 marzo 1970, Paolo VI istituì la Pontificia Commissione per la Pastorale delle Migrazioni e del Turismo, al fine di collegare in forma stabile ed efficace e sotto un’unica direzione i vari settori della mobilità umana. Vi confluì anche l’Opus Apostolatus Nomadum.

Infine, con la Costituzione Apostolica Pastor Bonus, del26 giugno 1988, Giovanni Paolo II trasformava la Pontificia Commissione in Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti (art. 149-151), con un settore specifico per la pastorale dei Nomadi, che comprende due categorie di persone: Rom e circensi/fieranti.

In questo primo decennio del terzo millennio, con l’Istruzione Erga Migrantes Caritas Christi, il Pontificio Consiglio ha offerto un aggiornamento del pensiero e della sollecitudine della Chiesa sulla mobilità umana, definendo anche i relativi orientamenti pastorali e canonici. Il documento, anche se rivolto esplicitamente alla pastorale per i lavoratori migranti, contiene nel suo complesso molti elementi validi per ogni tipo di migrazioni, comprese quelle che nei documenti ecclesiali, anche post-conciliari, stavano sotto la voce generica di “nomadismo”. La Lettera circolare Chiesa e mobilità umana,nella Parte Seconda, dedicata ai singoli fenomeni della mobilità umana, riserva un apposito paragrafo alla “Pastorale dei nomadi” presi nel loro insieme, pur ammettendo che grandi sono le differenze tra i gruppi7.

Considerando la peculiarità della pastorale per i Rom, l’otto dicembre 2005, il nostro Dicastero ha emanato il già menzionato Documento Orientamenti per una Pastorale degli Zingari,che recepisce quanto è maturato in questi ultimi decenni in ambito ecclesiale e specialmente nei diversi congressi mondiali e negli incontri regionali e nazionali.

La fede del popolo Rom trova sostegno nella nobile figura di Ceferino Giménez Malla, umile Zingaro spagnolo beatificato il 4 maggio 1997, la cui vita fu quella di vero nomade e vero cattolico, coronata con il martirio nell’agosto 1936 a Barbastro, durante la guerra civile spagnola.

1.1. Il mandato del Pontificio Consiglio

La realizzazione concreta del mandato, affidato al Dicastero in questo ambito specifico, si svolge nel lavoro quotidiano di animazione, promozione e coordinamento della pastorale, come pure nella presenza a diverse attività dell’Apostolato dei Nomadi. Il Pontificio Consiglio mantiene rapporti con le Conferenze Episcopali di tutto il mondo per stimolare la cura pastorale specifica, inserita in quella ordinaria. Allo scopo di favorire la diffusione e la condivisione delle esperienze nelle varie Chiese locali, il Dicastero organizza congressi, incontri e seminari a diversi livelli e partecipa a quelli promossi da altri Enti. Tali riunioni permettono di trattare questa vasta problematica e di formulare proposte per l’azione pastorale ecclesiale. Inoltre, vengono mantenuti contatti diretti con vari Enti internazionali impegnati nella promozione umana e nella pastorale della gente nomade (cfr Orientamenti 82).

In quasi tutti i Paesi europei esiste una struttura pastorale specifica dedicata ai Rom, che in genere fa parte della Commissione episcopale per le Migrazioni. Tale Cappellania è coordinata dal Direttore nazionale, che svolge il suo compito in stretta collaborazione con il Vescovo Promotore ed è coadiuvato da Operatori pastorali, in maggioranza laici. Numerosi Operatori vivono con i Rom all’interno dei campi sosta, altri seguono i loro spostamenti condividendo il loro stile di vita. In alcuni Paesi esistono le cosiddette “comunità ponte”, costituite da Operatori pastorali gağéche condividono la vita delle comunità Rom (cfr. Orientamenti n. 98).

1.2. Il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE)

Il CCEE ha trattato diversi argomenti riguardanti i Rom. Ad esempio, il VII Congresso per la pastorale delle migrazioni, svoltosi a Stubièke Toplice, in Croazia, nel 2005, sul tema Flussi migratori dall’Est all’Ovest,ha affrontato la questione migratoria. Il Documento finale di quella riunione8 raccomanda alle Chiese locali e alle Conferenze Episcopali di sollecitare una maggiore presa di coscienza circa l’identità dei Rom. I Vescovi invitano le parrocchie, dove essi sostano, a rivolgere loro maggiore interesse, cercando di conoscere le reali situazioni in cui vivono e di rispondere adeguatamente alle istanze che di volta in volta si presentano. Si propone anche di promuovere gli incontri tra gli agenti pastorali e le comunità Rom e il dialogo tra Rom e sedentari. Le Conferenze Episcopali, infine, sono sollecitate a intervenire sia sui mezzi di comunicazione sociale sia nel dialogo con le istituzioni politiche.

Nella Riunione dei Direttori nazionali della pastorale per i Rom in Europa9, promossa dal nostro Dicastero a Roma dal 2 al 4 marzo 2010, per sollecitare una maggiore collaborazione tra le Chiese locali, le Congregazioni Religiose e i Movimenti che si prodigano in favore dei Rom, il Segretario generale del CCEE ha presentato un’indagine sulla presenza dei Rom nei singoli Paesi dell’Unione, sui progetti in atto e su quelli in cantiere, da parte delle Conferenze Episcopali d’Europa. A ricerca ultima, egli si disse sorpreso dalla vastità del lavoro svolto dalla Chiesa per i Rom e raccomandò che si moltiplicassero le iniziative per l’integrazione, evitando l’assorbimento dei Rom nella cultura maggioritaria. In effetti, molte misure promosse da enti pubblici spesso spingono all’assimilazione dei Rom. La Chiesa cattolica, invece, attenta più al suo essere che al suo fare, invoca percorsi di inclusione, ben sapendo che per integrare senza assorbire è necessario amare ed educare all’amore, così da permettere ai Rom di sentirsi pienamente inseriti nella società, riconosciuti e valorizzati per quello che propriamente li caratterizza. Ovviamente, le vie preferenziali per l’integrazione passano per l’istruzione scolastica e la formazione professionale, nel rispetto della legalità e delle normative condivise.

1.3. Le iniziative e l’impegno della Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (COMECE) sulle questioni Rom10

La COMECE sta costantemente monitorando il dibattito politico sulle questioni Rom, che occupano un posto importante nell’agenda politica dell’Unione, apportandovi il competente contributo della Chiesa cattolica.

Tra gli esempi recenti, posso citare il Seminario di Studio su “Roma inclusion: a need, a challenge and a duty”, che si è tenuto il 27 giugno 2011, a Bruxelles, organizzato dalla CEC (Church and Society Commission of the Conference of European Churches), in cooperazione con la CCME (Churches’ Commission for Migrants in Europe), la COMECE, il CCEE e il BEPA (Bureau of European Policy Advisors) della Commissione europea. Il Seminario intendeva riaffermare l’impegno ecumenico dei cristiani nel processo di inclusione dei Rom. Si è riflettuto quindi sulle politiche necessarie per superare “il muro invisibile”, spirituale e materiale, che separa i Rom dalla società europea e sul contributo che le Chiese possono offrire alla definizione dell’agenda politica dell’Unione Europea riguardo ai Rom. Particolare attenzione è stata dedicata ai temi dell’educazione e della cittadinanza europea dei Rom.

Poi, il 24 ottobre 2011, la COMECE, in collaborazione con il CCEE, ha presentato alla Commissione Europea le sue riflessioni sulla Comunicazione della Commissione Europea “An EU Framework for National Roma Integration Strategies up to 2020”. Il testo intitolato “The Reflection on the EU Roma Framework11contiene 12 linee guida e 6 proposte concernenti gli ambiti dell’esclusione dei Rom. Tra le linee guida determinanti per noi vi sono le seguenti: promuovere la logica della solidarietà; rispetto per l’identità dei Rom; agire con loro e per loro; lo sviluppo della leadership; educazione e occupazione; micro-progetti; accesso al sistema sanitario e, infine, la Chiesa cattolica come partner affidabile. Il miglioramento delle condizioni di vita dei Rom e la loro inclusione nella società richiedono l’attuazione di diverse azioni politiche, per cui le proposte si riferiscono ai seguenti settori: miglioramento economico e sociale, istruzione e formazione professionale, salute, alloggio, cittadinanza e lotta contro la discriminazione.

Su invito della Commissione Europea DG Justice, infine, la COMECE ha partecipato al gruppo ristretto di organizzazioni chiamate “European Platform for Roma Inclusion”,al fine di contribuire, dal punto di vista della Chiesa cattolica, al miglioramento delle condizioni e della dignità umana delle persone e delle comunità Rom.

1.4. Le Chiese Locali

Attraverso l’attività delle parrocchie, delle congregazioni religiose, delle associazioni, dei movimenti e di tutte le persone di buona volontà, la Chiesa partecipa alle questioni dei Rom, sia nei loro Paesi d’origine che in quelli di arrivo nei loro spostamenti. Essa si impegna nella lotta contro la povertà, nell’educazione e nella promozione dello sviluppo integrale di ogni persona e, cercando di agire – come ha scritto il Santo Padre Benedetto XVI – con “l’amore ricco di intelligenza e l’intelligenza piena di amore12,si sforza di superare la diffidenza e di inserirsi nella vita quotidiana dei Rom, facendo da mediatrice nel processo di integrazione nella società.

1.5. Le Diocesi

L’esperienza della Diocesi di Vicenza, in Italia, mostra come le strutture diocesane possono offrire un notevole contributo per l’integrazione dei Rom. Qui, in risposta ad un rifiuto esplicito nei confronti dei Rom, si sono verificate alcune iniziative per aiutare la reciproca collaborazione, come l’istituzione della Commissione “Nomadi e comunità cristiana”, formata da Rom e gağé;lo “Sportello Rom e Sinti”, con funzione di segretariato sociale per permettere l’accesso al microcredito; il servizio di consulenza legale per i Rom irregolari e l’accompagnamento durante l’orario scolastico per i minori dei nuclei più disagiati. Inoltre, è stata pubblicata la Lettera Pastorale “Figli dello stesso Padre”, indirizzata alle comunità cristiane vicentine, ai Rom e Sinti, alle istituzioni e a tutti i cittadini, dove si condannano gli atteggiamenti contrari all’integrazione e si raccomanda un patto di reciprocità, per fare in modo che alla creazione di percorsi di accoglienza e integrazione corrispondano precise volontà di fare parte della comunità.

Poi, l’Arcidiocesi di Dublino, in Irlanda, ha avviato nel dicembre del 2008 il progetto “Viaggiare verso l’integrazione”, il cui obiettivo principale, con attenzione all’interazione tra parrocchiani autoctoni e Rom, è di appoggiare, facilitare e promuovere dialogo, comprensione reciproca, riconoscimento e rispetto, solidarietà e condivisione della fede, parità di accesso ai servizi e alle risorse e, infine, partecipazione alla vita e ai ministeri delle parrocchie.

1.6. Le parrocchie

Ancora in Irlanda, a Dublino, esiste la prima e finora unica parrocchia personale per i Travellers. L’esperienza positiva di inserimento dei Rom nella vita e nelle attività parrocchiali incoraggia altre parrocchie locali a includerli nelle proprie attività e a valorizzare la loro identità specifica, anche per facilitare la loro piena partecipazione alla vita della società civile. Il parroco, Don Derek Farrell, in base a questa buona esperienza, sostiene che l’attiva partecipazione nella comunità ecclesiale e la rispettosa integrazione sociale non sono impossibili.

1.7. Le Comunità Religiose e i Movimenti

Quanto alle Comunità Religiosee ai Movimenti posso almeno menzionare:

- le Piccole Sorelle di Gesù, che condividono la vita di amicizia, gratuità e fiducia con la popolazione Rom in diversi Paesi europei, in fedeltà al loro carisma. In Slovacchia, a Brezno, dove vivono 3.000 Rom, le Suore sono impegnate in un programma di ricupero lavorativo.

- la Compagnia di Gesù (Gesuiti), in vari Paesi europei, cerca di rispondere alle necessità delle comunità Rom con progetti educativi e sociali, con i pellegrinaggi e con la presenza amichevole nell’ambito parrocchiale. Su 26 Province della Compagnia, 10 sono coinvolte nell’apostolato tra i Rom in Europa.

- la Società di Don Bosco (Salesiani) è impegnata in Europa con 14 comunità, offrendo sostegno soprattutto ai giovani Rom. Il contributo salesiano privilegia particolarmente la dimensione educativa. La Giornata Mondiale Missionaria 2010 aveva lo scopo di contribuire a rimuovere i pregiudizi e gli stereotipi nei confronti dei Rom, per costruire ponti tra la società maggioritaria e la comunità Rom, suscitando anche nuove vocazioni sacerdotali di origine Rom (finora i salesiani ne hanno tre).

- la Caritas Internationalis in Europa cura gli ambiti della consulenza e della “advocacy” per i Rom. Caritas Europa, nello specifico,ha elaborato il progetto “Step in”, con l’obiettivo di prevenire l’abbandono scolastico precoce e favorire l’integrazione sociale attraverso la formazione professionale, anche nel quadro dei programmi comunitari Leonardo, Socrates e Gioventù. Tra le politiche per l’Anno europeo di lotta contro la povertà 2010, la Caritas Europa ha promosso la Campagna “Zero poverty - Act Now”.

- la Comunità di Sant’Egidioha avviato da tempo una campagna sociale e culturale di sensibilizzazione per arginare la diffusione di stereotipi nei confronti dei Rom, anche attraverso incontri pubblici e, recentemente, con la pubblicazione di un libro dal titolo “Il caso zingari”, che presenta il fenomeno dell’anti-ziganismo in Italia e in Europa. Dal 1982, la Comunità è presente con i suoi volontari nei “campi nomadi” d’Italia. Fin dagli inizi essa ha puntato sulle cosiddette “scuole di pace”, in riferimento ai centri che, nei quartieri vicini agli insediamenti, radunano minori Rom, Sinti e gağé per proporre attività di gioco e di studio finalizzate a favorire la conoscenza e il dialogo. Una volta alla settimana, un gruppo di ragazzi Rom volontari visita gli anziani ricoverati presso istituti di degenza.

- il Comitato Cattolico Internazionale per gli Zingari (CCIT)è stato creato a Parigi, nel 1979, durante una riunione dei Direttori nazionali d’Inghilterra, Belgio e Spagna, con lo scopo di allargare la riflessione cristiana sul piano internazionale e per contribuire alla missione della Chiesa nel mondo dei Rom. Inoltre, il Comitato vuole essere uno spazio di gratuità, fraternità e libertà. Ogni anno esso riunisce circa 150 persone tra Direttori nazionali, Operatori pastorali religiosi e laici e Rom, offrendo momenti di scambio e di riflessione, per rafforzare la collaborazione e il dialogo. Attraverso i suoi membri, il Comitato stabilisce legami con i Rom, soprattutto con i più svantaggiati. Il Pontificio Consiglio partecipa alle riunioni annuali del CCIT in qualità di Osservatore.

2. Rapporti del Dicastero con Organismi internazionali in rappresentanza della Santa Sede

Anche se la Chiesa non intende interferire nelle questioni che propriamente competono alle istituzioni pubbliche, tuttavia essa avverte come suo dovere quello di fronteggiare i disagi sociali delle persone e dei popoli per difendere la dignità di ogni persona umana e tutelare i suoi diritti inalienabili. Il suo impegno si sviluppa nella duplice direzione dell’annuncio, da una parte, che l’umanità è chiamata a formare “una sola famiglia di fratelli e sorelle in società che si fanno sempre più multietniche e interculturali, dove anche le persone di varie religioni sono spinte al dialogo, perché si possa trovare una serena e fruttuosa convivenza nel rispetto delle legittime differenze13, e nel compito, dall’altra parte, di denunciare gli abusi e la violazione dei diritti umani. Per svolgere con maggiore efficacia questa missione, la Chiesa allaccia opportuni contatti con diversi Organismi, governativi e non governativi, a livello nazionale e internazionale14. Ad ogni buon conto, la natura e i fini della missione spirituale della Chiesa fanno sì che la partecipazione della Sede Apostolica alle attività di tali Organismi sia diversa da quella degli Stati e delle amministrazioni politiche, che è essenzialmente di carattere politico-temporale15.

Generalmente la Santa Sede si fa rappresentare, in tali sedi, dai suoi Osservatori. Vi sono, poi, alcune Missioni Permanenti, come ad esempio presso l’ONU a New York e le sue Agenzie a Ginevra, Parigi, Vienna e Roma, oppure presso il Consiglio d’Europa, a Strasburgo, presso l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), a Vienna, presso l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) e presso l’Unione Africana (UA).

La partecipazione alle riunioni di tali Organismi offre l’occasione per presentare la Dottrina sociale della Chiesa negli ambiti di loro interesse e anche per rammentare ai Governi e agli Stati i loro doveri e le loro responsabilità per la tutela della dignità di ogni persona umana, con tutto ciò che questo comporta. Per il nostro Pontificio Consiglio, la presenza a simili incontri facilita l’aggiornamento su attività, politiche e iniziative programmate e già in atto in favore dei Rom.

2.1. L’impegno dell’OSCE nella tutela dei Rom

Il Consiglio d’Europa e l’OSCE da alcuni decenni stanno lavorando attivamente su questioni relative ai Rom. I contributi da parte di questi Organismi sono essenzialmente complementari e si rafforzano a vicenda. Le soluzioni più efficaci sono risultate quelle in cui gli stessi Rom hanno avuto parte attiva nella progettazione, nella realizzazione e nella verifica dei programmi che li riguardano.

L’Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani dell’OSCE (OSCE/ODIHR) è la principale istituzione dell’OSCE che presta sostegno agli Stati membri nell’adempimento dei loro obblighi circa i diritti umani e nei progetti per l’integrazione di Rom e Sinti, in collaborazione con il Contact Point on Roma and Sinti Issues.L’OSCE ha adottato un Piano d’azione globale incentrato sul miglioramento della situazione dei Rom e dei Sinti in tutti i Paesi aderenti.

Tra le iniziative dell’OSCE/ODIHR, alle quali ha presenziato il nostro Consiglio, è utile menzionare la Tavola rotonda sulle Politiche Sostenibili per l’Integrazione dei Rom e Sinti, che si è tenuta a Vienna nel 2008 e alla quale hanno partecipato i rappresentanti della società civile provenienti da tutta la regione OSCE. Scopo dell’incontro era discutere appunto le politiche sostenibili per l’integrazione di Rom e Sinti, con particolare attenzione a livello locale. I partecipanti hanno esaminato le responsabilità e il ruolo delle Autorità sul territorio e hanno evidenziato la necessità di migliorare le politiche in materia di parità per facilitare l’accesso di Rom e Sinti ai servizi pubblici.

Siccome in molti Paesi le relazioni tra gli organi preposti alla tutela dell’ordine pubblico e le comunità Rom non sono sempre facili, nel 2010 l’Ufficio ha pubblicato l’opuscolo “Police and Roma and Sinti: Good Practices in Building Trust and Understanding”, che può servire a incoraggiare i rapporti di reciproca fiducia e comprensione tra la polizia e le comunità Rom, al fine di favorire una loro migliore integrazione nella società.

2.2. Consiglio d’Europa, Unione Europea e Organismi affiliati

È difficile presentare in questa sede, per limiti di tempo, le iniziative che negli ultimi decenni il Consiglio d’Europa, l’Unione Europea e gli Organismi affiliati hanno intrapreso a favore dell’inclusione dei Rom e per contrastare l’anti-ziganismo. Mi limito quindi a indicare gli interventi più recenti e significativi, oltre a quelli a cui il Pontificio Consiglio ha partecipato.

Nell’arco di 40 anni di impegno a favore della minoranza Rom, il Consiglio d’Europa e gli Organismi affiliati hanno elaborato un insieme di Raccomandazioni e Risoluzioni relative alla situazione sociale e giuridica dei Rom e alle diverse questioni con cui essi devono confrontarsi nella vita quotidiana, come l’educazione dei bambini, la situazione economica e l’impiego lavorativo, la questione abitativa e l’assistenza sanitaria. In effetti, sono entrati in campo programmi di aiuto per far uscire i Rom dall’emarginazione e renderli partecipi, a pieno titolo, di diritti e doveri. Si tratta di strumenti di lavoro a disposizione dei Governi e delle istituzioni locali, soprattutto delle municipalità. Nell’ambito dell’istruzione, il Consiglio d’Europa ha organizzato una serie di seminari su alcune tematiche, come l’informazione degli insegnanti sulla storia e sulla cultura Rom; la formazione dei mediatori scolastici e culturali; il rapporto tra le famiglie e gli istituti scolastici; l’accesso ad un’istruzione di qualità; l’educazione prescolare e la formazione professionale16.

In seguito ai processi di transizione dei Paesi dell’Est Europeo e all’aumento dei flussi migratori verso quelli Occidentali, ma soprattutto con gli ampliamenti dell’Unione che hanno permesso a molti Rom di diventare cittadini comunitari, è aumentata l’attenzione dell’Unione verso questa minoranza, soprattutto per gestire l’impatto determinato dalla libera circolazione delle persone e per combattere la discriminazione e l’esclusione sociale. Nell’Unione è presente un quadro giuridico di antidiscriminazione, fondato in particolare su tre dispositivi specifici: la Direttiva 2000/43/CE del 29 giugno 2000 che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, la Direttiva 2000/78/CE del 27 novembre 2000 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e la Decisione quadro 2008/913/GAI, del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale.

Nei confronti degli Stati membri, l’Unione ha formulato raccomandazioni e orientamenti per il miglioramento delle condizioni di vita dei Rom che, come tali, non sono però vincolanti. Inoltre, attraverso i fondi strutturali – in particolare il Fondo sociale europeo e gli altri strumenti finanziari di preadesione – sono stati sponsorizzati numerosi programmi di lotta alla discriminazione, alla povertà, al razzismo e di promozione dell’inserimento socio-lavorativo. Tra questi, ha avuto un rilievo particolare l’Iniziativa comunitaria Equal,nell’ambito della quale la Commissione europea ha invitato gli Stati membri a riservare un’attenzione particolare ai Rom. Nel 2007, la Commissione ha anche pubblicato la Relazione del gruppo consultivo di esperti di alto livello sull’integrazione sociale delle minoranze etniche e sulla loro piena partecipazione al mercato del lavoro, che contiene raccomandazioni per un investimento maggiore nella formazione e nella scolarizzazione dei bambini Rom.

Tra i progetti in atto è da ricordare soprattutto il Decennio per l’inclusione dei Rom 2005-201517, avviato nel 2005, teso a migliorare la status socio-economico e l’inclusione sociale della minoranza Rom in tutta la regione. Il Decennio, che riunisce governi, organizzazioni intergovernative e non governative, nonché la società civile Rom, si concentra sui settori prioritari quali istruzione, occupazione, salute e alloggio, e impegna i governi a tener conto di altre questioni, come povertà, discriminazione e “gender mainstreaming”. Vi aderiscono 12 Paesi: Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia, Slovacchia e Spagna. La Slovenia partecipa all’iniziativa in qualità di osservatore. Ciascuno di questi Paesi ha sviluppato un piano di azione nazionale che specifica gli obiettivi in settori prioritari del decennio: educazione, occupazione, sanità e alloggio. L’iniziativa vede coinvolti i rappresentanti dei Rom in ogni sua fase, dalla definizione degli obiettivi e dei traguardi, fino al monitoraggio del processo nel corso degli anni. Una componente centrale dell’iniziativa è il Roma Education Fund (REF), istituito nel 2005 da alcuni Stati membri dell’Unione con la missione di ampliare le opportunità educative per le comunità Rom nell’Europa centrale e sud-orientale. Obiettivo del REF è quello di contribuire a colmare il divario nei risultati scolastici attraverso una varietà di politiche e programmi. Il REF finanzia progetti che vengono proposti e attuati dai Governi, dalle Organizzazioni non governative e da quelle private.

Vi è poi la Piattaforma europea per l’inclusione dei Rom, con l’obiettivo di migliorare il coordinamento delle azioni nazionali volte a contrastare l’esclusione dei Rom e a sviluppare strategie di scambio e sinergie tra gli Stati membri dell’Unione, Organizzazioni internazionali, società civile e Rom. La prima riunione si è svolta ne il 24 aprile 2009. Finora ci sono stati 6 incontri della Piattaforma, e l’ultimo incontro straordinario (Bruxelles, 22 marzo 2012) ha fornito l’occasione per discutere sul coinvolgimento delle parti nello sviluppo del quadro dell’Unione per le strategie nazionali di integrazione dei Rom.

Inoltre, dobbiamo menzionare i Vertici Europei sulle problematiche Rom (EU Roma Summit). Il secondo Vertice si è svolto nell’ambito della Giornata Mondiale dei Rom a Cordoba, in Spagna, nel 2010. Di notevole importanza e di vasta portata politica è il Documento “Roma in Europe: The Implementation of European Union Instruments and Policies for Roma Inclusion - Progress Report 2008-2010”, SEC (2010) 400, del 7 aprile 2010.

Un’altra strategia – già menzionata nel contesto di COMECE – è la Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato Delle Regioni [COM(2011) 173] che contempla il Quadro dell’UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020 (An EU Framework for National Roma Integration Strategies up to 2020) (Bruxelles, 5 aprile 2011). Secondo questo testo, il quadro del lavoro dell’Unione al servizio dei Rom è basato sulla constatazione che il modo migliore per ottenere una buona integrazione dei Rom è quello di unire le forze. È essenziale il coinvolgimento di tutte le parti: le istituzioni europee, le autorità nazionali, regionali e locali, la società civile e, naturalmente, i Rom stessi. Migliorare la situazione dei Rom è un imperativo sociale ed economico per l’Unione e per gli Stati membri, esordisce il testo. “Occorre – si legge di seguito – un’azione decisa, intrapresa sulla base di un dialogo attivo con i Rom, a livello sia nazionale che europeo. La responsabilità primaria in questo campo spetta alle Autorità pubbliche, ma l’impresa non è facile: l’integrazione sociale ed economica dei Rom è un processo su due binari, che richiede un cambiamento di mentalità sia da parte della maggioranza della popolazione che da parte dei membri delle comunità Rom” . Il documento sollecita gli Stati membri a garantire che i Rom non siano discriminati ma trattati come ogni altro cittadino dell’Unione, con pari accesso a tutti i diritti fondamentali sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Inoltre, occorre intervenire per interrompere il circolo vizioso della povertà che si perpetua da una generazione all’altra. “In numerosi Stati membri – si legge al n. 1 – i Rom rappresentano una percentuale significativa e crescente della popolazione in età scolastica e di conseguenza della futura forza lavoro. I Rom sono una popolazione giovane: per il 35,7% sono di età inferiore a 15 anni, a fronte di una media del 15,7% per la popolazione complessiva dell’Unione. L’età media è di 25 anni, mentre quella della popolazione dell’Unione è di 40 anni. Alla grande maggioranza dei Rom in età lavorativa, però, manca l’istruzione necessaria per trovare un buon posto di lavoro. Di conseguenza è cruciale investire nell’istruzione dei bambini Rom per consentire loro di potersi poi affermare nel mondo del lavoro. Negli Stati membri con cospicue popolazioni Rom, questo ha già un impatto sull’economia: secondo le stime ufficiali, ad esempio, in Bulgaria circa il 23% dei nuovi occupati è composto da Rom, e in Romania circa il 21% ”.

Infine, voglio riferire sui lavori del Committee Ad hoc of Experts on Roma Issues (CAHROM),alle cui riunioni la Santa Sede partecipa in qualità di Osservatore. Ho partecipato personalmente agli incontri che si sono svolti a Strasburgo (30-31 marzo 2011), a Istanbul (22-15 novembre 2011) e a Skopje e Ohrid (22-25 maggio 2012). Il Comitato, formato da un gruppo di esperti in rappresentanza degli Stati membri del Consiglio d’Europa e da osservatori di Organismi internazionali, è immediato interlocutore del Consiglio dei Ministri e funge da luogo di incontro e di scambio di esperienze e di buone pratiche in favore dei Rom. I suoi lavori sono finalizzati a promuovere l’integrazione sociale e il rispetto dei diritti umani. Le fondamentali aree di azione sono la lotta all’anti-ziganismo, l’educazione e la formazione professionale, la questione abitativa, l’accesso al lavoro e all’assistenza sanitaria.

Uno dei successi del Comitato è l’adozione da parte del Consiglio dei Ministri della Declaration on the Rise of Anti-Gypsyism and Racist Violence against Roma in Europe, adottata il 12 febbraio 2012. IlDocumento deplora i “gravi episodi di violenza razzista e le forme di retorica stigmatizzante” in alcuni Stati membri e invita i Governi ad “astenersi dall’uso di una retorica anti-rom, in particolare durante le campagne elettorali, e a condannare fermamente, rapidamente e pubblicamente, tutti i casi di violenza di stampo razzista contro questa minoranza, comprese le minacce e le intimidazioni, nonché i discorsi di incitamento all’odio”. Infine il testo esorta i Governi e le istituzioni pubbliche a non usare i Rom come “bersaglio facile o capro espiatorio”.

Il Piano d’azione congiunto per la formazione di mediatori rom (ROMED), adottato dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione europea, è un altro strumento efficace nel processo di integrazione dei Rom. La mediazione, infatti, è una delle misure impiegate in Europa per superare le disuguaglianze cui i Rom devono far fronte in materia di accesso al lavoro, ai servizi sanitari e ad un’educazione di qualità.

Ilfrutto di una crescente presa di coscienza della popolazione Rom e della sua determinazione ad avere un corpo che li possa aiutare ad esprimere le sue preoccupazioni a livello europeo è il Forum Europeo dei Rom e Viaggianti(ERTF), una ONG autonoma, registrata come associazione sotto la legge francese, che beneficia di una partnership privilegiata con il Consiglio d’Europa sul piano finanziario e logistico. Il 15 dicembre 2004, il Consiglio d’Europa ha firmato un accordo di partenariato con il Forum, che gli permette di giocare un ruolo maggiore nei processi decisionali in seno al Consiglio d’Europa. Le regole di elezione dei delegati come anche le modalità di funzionamento devono rispettare i principi di rappresentatività, la trasparenza e la democrazia. Il Forum si prefigge di far sentire la voce dei Rom a titolo consultativo nelle varie istanze europee. In concreto, il Forum vuole migliorare le condizioni di vita dei Rom e ottenere il loro riconoscimento come minoranza europea e del romanes come lingua minoritaria ufficiale. Uno dei risultati più significativi del lavoro del Forum è la “Carta Europea dei Diritti dei Rom”, che si ispira alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e alla Carta delle Nazioni Unite, ma con specifica applicazione ai Rom. Si presenta come strumento per ottenere una più significativa audizione politica nelle rivendicazioni democratiche dei Rom, oltre a suscitare in loro e nelle istanze europee una più forte presa di coscienza delle esigenze di giustizia ed equità.

La Chiesa cattolica ha un suo rappresentante presso il Forum. Finora tale incarico è stato affidato al Sig. Léon Tambour, esperto delle questioni Rom in quanto co-fondatore e già segretario del Comitato Cattolico Internazionale per gli Zingari.

3. Orientamenti di Benedetto XVI per il lavoro pastorale con i Rom

È già trascorso un anno da quell’undici giugno 2011, in cui il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano, in Udienza Privata, oltre 2000 rappresentanti di diverse etnie zingare di tutta l’Europa. Per la prima volta nella loro storia, un Pontefice li ha accolti tanto numerosi nella sua sede, riservando loro una rispettosa e calorosa ospitalità. L’incontro con il Pontefice, organizzato dal nostro Dicastero in collaborazione con la Fondazione “Migrantes” della Conferenza Episcopale italiana, la Diocesi di Roma e la Comunità di Sant’Egidio, si è svolto nell’ambito del Pellegrinaggio internazionale in occasione del 75° anniversario del martirio del beato Ceferino Giménez Malla, primo gitano ad essere portato alla gloria degli altari.

Il discorso di Benedetto XVI18 è stato di grande apertura e incoraggiamento e costituisce uno strumento per il lavoro con i Rom, utile sia per i Pastori della Chiesa e per gli Operatori pastorali, sia per le Autorità civili e per le istituzioni. In esso, il Santo Padre offre una lettura positiva della realtà zingara, che richiede a tutti la capacità di guardare ai Rom senza generalizzazioni e preconcetti, in modo da permettere loro di vivere secondo la propria identità etnica e culturale. È opportuno, dunque, offrire loro più occasioni di partecipazione attiva. Essi, infatti, non sono soltanto destinatari di opere di assistenza, ma anzitutto sono portatori di valori e di risorse.

In un secondo luogo, il Santo Padre invita a riflettere sulla storia del popolo Rom, marcata da un secolare rifiuto, da persecuzione e da odio, sentimenti che hanno raggiunto il culmine nel “Porrajmos”, il “grande divoramento”, durante la Seconda Guerra Mondiale. La riflessione del Pontefice sulle sofferenze dei Rom lo ha condotto a esclamare: “Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo!”.Il Papa richiama così la Chiesa e la società ad essere più attente e più attive nel promuovere la cultura della pace, in cui non c’è spazio per odio e violenza, ma si apre la via della disponibilità a educare ai valori della giustizia, dell’uguaglianza, della verità e della libertà. In particolare, il Papa sollecita le Istituzioni e i Governi ad essere più efficienti nel combattere la miseria e l’ingiustizia, favorendo, invece, il miglioramento delle condizioni di vita ed eliminando le disuguaglianze economiche, sociali e culturali che spesso stanno alle origini di tensioni e conflitti. L’affermazione della dignità della persona umana e il rispetto dei suoi diritti fondamentali costituiscono la base di una convivenza ordinata e feconda19.

Nel Discorso del Santo Padre vi è poi la condanna delle persecuzioni del passato e dei pregiudizi persistenti, un appello alla riconciliazione e alla pace, un invito ai Rom a intraprendere la strada dell’integrazione e la raccomandazione alle istituzioni di sostenere tale impegno.

Benedetto XVI descrive i Rom come “un popolo che nei secoli passati non ha vissuto ideologie nazionaliste, non ha aspirato a possedere una terra o a dominare altre genti”. Tuttavia, non ignora che la loro presenza e i loro rapporti con la società maggioritaria talvolta generano problemi gravi e preoccupanti. Chi opera fra i Rom conosce bene i sentimenti di diffidenza e di paura che spesso alloggiano nei loro cuori e segnano i rapporti reciproci. È quindi necessario il superamento dei particolarismi etnico-culturali, che possono essere dettati dal bisogno esasperato di conservare identità e cultura in un ambiente non sempre accogliente. D’altra parte, è importante che anche i Rom assumano atteggiamenti di maggiore credibilità, sforzandosi di “ricercare sempre la giustizia, la legalità” e “di non essere mai causa della sofferenza altrui”.

Il discorso contempla anche i bambini e i giovani che “desiderano istruirsi e vivere con gli altri e come gli altri”. Il Santo Padre indica quindi le aree prioritarie del processo di integrazione, che sono l’istruzione, la formazione professionale e la partecipazione al mercato del lavoro. L’abbandono scolastico dei bambini e dei giovani Rom è un vero problema che deve essere affrontato con serietà e in collaborazione con le associazioni e i genitori Rom. Motivi della scarsa frequentazione scolastica sono senz’altro la povertà, la mancanza di risorse materiali, problemi di salute, scarso desiderio di integrazione nella scuola e a volte la segregazione. L’esperienza insegna che dove esiste un lavoro di sensibilizzazione dei genitori sui benefici della scolarizzazione e della formazione professionale, diminuisce notevolmente l’abbandono precoce della scuola. Al riguardo, la Comunità di Sant’Egidio eroga borse di studio per sostenere la frequenza scolastica. Tale esperienza potrebbe essere esemplare per altre associazioni e per gli stessi istituti scolastici.

In conclusione, il discorso del Santo Padre è un invito alle comunità a una maggiore accoglienza, ad aprire cammini di fiducia, di comprensione e di perdono reciproco. Senza l’amore non c’è rispetto per il popolo Rom e per i suoi diritti, né si può incoraggiare l’osservanza dei doveri. Senza il desiderio e la capacità di essere un dono per l’altro, non c’è servizio e partecipazione personale ai suoi bisogni e alle sue sofferenze.

4. Proposte per il futuro

La Chiesa deve continuare i percorsi che ha già intrapreso, con il suo specifico apporto alle iniziative Europee che tutelano la centralità e la dignità di ogni persona umana. Nel perseguire i valori della giustizia e della carità, ovviamente la Chiesa ha la missione di contrastare ogni forma di razzismo e di impegnarsi come meglio può per creare una mentalità fondata sulla solidarietà, sull’accoglienza e sul dialogo. Questa “missione” deve continuare a manifestarsi a livello delle iniziative europee, ma è importante che si affermi anche sul territorio, per accompagnare le comunità Rom nelle loro aspirazioni per una maggiore giustizia e dignità.

4.1. Un pellegrinaggio mondiale

Il 26 settembre 2015 ricorrerà il cinquantesimo anniversario della visita di Paolo VI a Pomezia. Il nostro Dicastero intende onorare questa data promuovendo il pellegrinaggio dei Rom di tutto il mondo a Roma, magari facendolo culminare con la Santa Messa presieduta dal Santo Padre. Il pellegrinaggio potrebbe avere anche la funzione di offrire al mondo un’immagine positiva dei Rom, della loro identità culturale e dei loro valori. Ad ogni buon fine, l’anno prossimo ci sarà la riunione dei Direttori Nazionali per trattare le questioni organizzative.

4.2. Fare leva sulle vocazioni di origine Rom

Nel 2007, si è svolto a Roma il Primo Incontro Mondiale di Sacerdoti, Diaconi e Religiosi/e Zingari, promosso dal nostro Pontificio Consiglio. Il tema della riunione, “Con Cristo al servizio del Popolo Zingaro”, si ispirava agli Orientamenti per una Pastorale degli Zingari, che propone, tra l’altro, la preparazione degli stessi Rom per i compiti pastorali in mezzo al loro popolo e sollecita una pastorale vocazionale per facilitare un’autentica implantatio ecclesiae in tale ambiente. È importante, infatti, aiutare sacerdoti, diaconi e religiosi/e di origine Rom ad assumere il ruolo di “ponte” tra le due comunità Rom e gağé. Come persone consacrate da Dio e a Dio, essi hanno la missione di incoraggiare, all’interno della società e della Chiesa, il passaggio alla riconciliazione e alla comunione tra Rom e gağé20.

4.3. Valorizzare maggiormente la Giornata Internazionale dei Rom (8 aprile)

La Giornata internazionale dei Rom, che si celebra ogni anno l’otto aprile, offre l’occasione per celebrare la loro cultura, ma è anche un’opportunità per una campagna a favore dei Rom. Quest’anno l’attenzione è stata posta sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle difficoltà che gli anziani Rom affrontano ogni giorno in tutti i Paesi dell’Unione Europea. Amnesty International si è servita di tale giornata per richiamare l’attenzione dei Governi sui problemi dei Rom europei e sulla violazione dei loro diritti fondamentali. L’UNICEF ha colto l’occasione di tale ricorrenza per ribadire, con la Campagna “Io come Tu”, iprincipi – che sono alla base della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – dell’uguaglianza e dell’eliminazione delle discriminazioni per tutti i minorenni, a partire dai più indifesi, come quelli di origine straniera e/o appartenenti a minoranze etniche. La Chiesa, sotto questo profilo, potrebbe partecipare alle iniziative promosse dalle Organizzazioni che lavorano a favore dei Rom, in sinergia con le Cappellanie nazionali.

4.4. Sostenere la formazione di mediatori Rom, i quali possono fungere da canali di comunicazione tra le comunità Rom, le istituzioni e la popolazione maggioritaria, oppure da supporto ai loro coetanei nel portare a termine una buona preparazione professionale, sradicando la diffidenza presente nelle loro comunità, come anche i pregiudizi persistenti nella gran parte delle nostre società. Tutto questo, però, deve essere implementato in tutti i possibili ambiti di sviluppo, con la più ampia sinergia tra Rom e società in cui essi vivono.

4.5. La promozione di attività di scambio culturale tra i giovani Rom

A tale scopo occorre favorire brevi visite di studio, dove ciò è possibile, e incontri di giovani provenienti da varie regioni e Paesi, per stimolarli ad acquisire una maggiore consapevolezza delle altre culture e a considerare, a partire da una nuova prospettiva, soggetti comuni come storia, informazioni e percezione d’identità. Qui si possono proporre attività di prevenzione (volontariato, associazioni, gruppi sportivi) per “strappare” i giovani all’inerzia, alla mancanza di interesse, alla droga e all’alcol, creando un maggior numero di centri, in particolare ecclesiali, che propongano possibilità di svago, studio e preparazione professionale. Sarà utile, infine, chiedere alle organizzazioni umanitarie e alla Caritas, di istituire e di monitorare iniziative di micro-credito per quelle famiglie e comunità che si mostrano maggiormente in grado di saperli utilizzare a favore della loro etnia.

Conclusione

Come è stato sottolineato in vari incontri e congressi promossi dal nostro Dicastero, la Chiesa non ha tutte le risposte alle aspettative dei Rom e il miglioramento delle loro condizioni di vita richiede l’impegno di tutti: ognuno deve svolgere il suo ruolo e farlo nel modo migliore, con massima responsabilità e trasparenza.

Tante volte la Chiesa è costretta a fronteggiare gravi questioni con pochi mezzi. Ma è necessario farlo e fare ancora di più per promuovere il protagonismo dei Rom e favorire la creazione di una società aperta, solidale e giusta.

Sulla scia dell’emergere di nuove associazioni Rom e alla luce degli “Orientamenti per una Pastorale degli Zingari”, siamo sollecitati a riflettere su una nuova forma di solidarietà e di accompagnamento dei Rom, fondando la nostra azione su una partnership rispettosa più esplicita.Si tratta di trovare strategie innovative per i Rom, ma soprattutto bisogna riaffermare il fondamento di tutto nella carità e nella costruzione di un mondo più fraterno e solidale.

Vorrei che facessimo nostra l’esortazione del Santo Padre Benedetto XVI, che conclude il suo Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2009 con queste parole: “Non stanchiamoci di proclamare e testimoniare questa «Buona Novella» con entusiasmo, senza paura e risparmio di energie! Nell’amore è condensato l’intero messaggio evangelico e gli autentici discepoli di Cristo si riconoscono dal mutuo loro amarsi e dalla loro accoglienza verso tutti”.

*

NOTE

1 Giovanni Paolo II, Discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite, 2 novembre 1979, n.7.

2 Cfr. A. Perotti, “La tutela dei diritti degli Zingari al fenomeno migratorio e nei processi di integrazione”, People on the Move 93 Suppl. (2003) 165.

3 Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Orientamenti per una Pastorale degli Zingari, n. 4: www.pcmigrants.org

4 Cfr. Ibid., n. 34.

5 Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2001, (8 dicembre 2000), n. 20.

6 Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Documento Finale del VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari (Freising, Germania, 1-4 luglio 2008), People on the Move 110 Suppl. (2009) 182.

7 Cfr. Pontificia Commissione per la Pastorale delle Migrazioni e del Turismo, Chiesa e mobilità umana (26 maggio 1978): A.A.S. LXX (1978) 357 ss.

8 Il testo è reperibile sul sito www.cce.ch

9 A tale Incontro è stato dedicato il Supplemento al n. 114 della Rivista People on the Move (2011).

10 Nell’esporre le iniziative si fa riferimento al sito www.comece.org

11 Il testo è reperibile sul sito http://www.comece.eu/site/en/publications/otherpublications/article/3341.html

12 Benedetto XVI, Lettera enciclica Caritas in veritate (29 giugno 2009), n. 30.

13 Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2011: www.pcmigrants.org

14 Cfr. Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 159.

15 Cfr. Giovanni Paolo II, Discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite, 2 ottobre 1979, n. 2.

16 Sul sito www.coe.int/formation è disponibile una lista delle pubblicazioni e dei rapporti in merito.

17 Citato da http://www.romadecade.org

18 Il testo del Discorso di Papa Benedetto XVI ai rappresentanti di diverse etnie zingare è pubblicato su L’Osservatore Romano di domenica 12 giugno 2011, pag. 7.

19 Cfr. Idem., n. 3.

20 Cfr. Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Documento finale del Primo Incontro Mondiale di Sacerdoti, Diaconi e Religiosi/e Zingari (Roma, 22-25 Settembre 2007): People on the Move 114 Suppl. (2011) 286.