La speranza è una “inguaribile voglia di vivere”

Un libro racconta le storie di malati che testimoniano l’amore per la vita

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Di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 6 dicembre 2007 (ZENIT.org).- Il 4 dicembre è stato presentato a Roma il libro di Massimo Pandolfi dal titolo “L’inguaribile voglia di vivere” (edizioni ARES, pp176, 12 Euro).

Il volume – che in meno di due mesi è giunto già alla quarta ristampa – raccoglie le storie di 9 testimoni della speranza, tutte persone affette da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e da malattie similari, gente che soffre e che sta perdendo a poco a poco i sensi e le funzioni vitali.

Riccardo Caniato, Caporedattore del mensile “Studi cattolici” e responsabile dell'ufficio stampa delle Edizioni Ares, ha spiegato a ZENIT che all’inizio il suo Direttore, Cesare Cavalleri, non era convinto di pubblicare il libro, perché pensava che tante storie di sofferenza sarebbero state un po’ pesanti. Credeva, infatti, che fosse meglio pubblicarle a puntate sulle riviste.

Poi però Mario Melazzini, primario oncologo e Presidente dell’Aissla (Associazione italiana Sclerosi laterale amiotrofica), ha esclamato: “Ma se non lo pubblicate voi chi altro lo fara?”.

Sarebbe stato un peccato non raccontare questo mondo di infinità umanità, ha detto a ZENIT Massimo Pandolfi, Caporedattore del “Resto del Carlino-Qn”.

Secondo l’autore del libro sono infatti tutte “storie drammatiche e al tempo stesso gioiose” perché “insegnano nella malattia il valore della vita e l'amore per le cose più piccole che ci è dato di fare e condividere ogni giorno”.

“I primi tempi – ha raccontato Pandolfi –, per semplificare agli amici che cosa stavo scrivendo, dicevo: Racconto le storie degli anti-Welby. Poi mi sono pentito di avere usato questo termine, ‘anti’, perché in realtà non è e non vuole essere contro nessuno questo libro. È solo ‘pro’, è solo a favore del bene più grande che i cieli abbiano donato agli uomini: la vita, la libertà”.

Nell’introduzione al libro Mario Melazzini scrive: “Da quattro anni sono malato di Sla e nonostante sia costretto sulla sedia a rotelle, possa muovere solo due dita della mano destra, sia alimentato artificialmente, apprezzo sempre di più quanto sia bello vivere con dignità e buona qualità di vita e sentirmi ancora utile, prima di tutto a me stesso, ma anche agli altri”.

“Ho potuto constatare che a livello politico e mediatico, chi vuole morire fa notizia, mentre non fa notizia chi – magari trovandosi nelle stesse o anche peggiori condizioni – viene volutamente trascurato”, spiega con un po’ di amarezza.

“Ma queste delusioni non mi abbattono – ha aggiunto Melazzini –. Hanno invece rafforzato in me la voglia di lottare per tutti coloro che ‘riuscendo magari a muovere solo gli occhi, vorrebbero avere un computer come quello che aveva Welby per poter parlare”.

“Parlare non di morte, ma di vita – ha sottolineato – . Far sentire le ragionevoli ragioni di chi, nel rispetto di ogni situazione personale, ritiene tuttavia profondamente ingiusta ogni azione che miri attivamente a far morire il paziente”.

“Non si può chiedere a nessuno di uccidere di ucciderci. Una civiltà non si può costruire su un simile falso presupposto. Perché l’amore vero non uccide e non chiede di morire”, conclude poi.