“La spiritualità non è solo esperienza”

Intervista all’autore del libro “Dalla spiritualità alla mistica”

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NAPOLI, venerdì, 24 febbraio 2006 (http://www.zenit.org/\">ZENIT.org).- Francesco Asti, professore di Teologia Spirituale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale spiega in questa intervista concessa a ZENIT le differenze tra spiritualità e mistica e ricorda che ogni fedele è chiamato all’unione con Dio.



Asti è autore di un libro recentemente presentato a Napoli alla presenza del Cardinale Michele Giordano e intitolato “Dalla spiritualità alla mistica. Percorsi storici e nessi interdisciplinari”. Il volume ha una presentazione del Vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli ed è edito dalla http://www.libreriaeditricevaticana.com/\">Libreria Editrice Vaticana.

Asti è un sacerdote dell’Arcidiocesi di Napoli dal 1992. Alterna la docenza con il ministero pastorale, oltre ad essere il direttore spirituale del Seminario arcivescovile.

Il cristiano è chiamato ad essere mistico. Perché dunque questa differenza tra spiritualità e mistica, come se la mistica fosse uno stadio per i prescelti?

Asti: Dal battesimo ogni credente vive la sua dimensione mistica, in quanto è Dio che si accompagna alla sua creatura con un atto libero e d’amore.

Spesso indichiamo con il termine mistico chi ha ricevuto da Lui doni speciali e quasi dimentichiamo che la prima dimensione della fede è l’unione a Dio. Questa si sperimenta quotidianamente nel riconoscersi crocifisso nel Figlio di Dio crocifisso.

La distinzione ci porta a ridurre la mistica ai fenomeni straordinari (levitazione, stigmate, rivelazioni) e quindi a incasellarla come un qualcosa di irraggiungibile e fatto per pochi. La vita mistica è propria di ogni cristiano che ogni giorno gusta la presenza di Dio che lo conduce fino al sì del martirio.

Come si passa dalla spiritualità alla mistica?

Asti: La distinzione fra spiritualità e mistica risale al Cinquecento, in quanto si volevano sottolineare due dimensioni del cammino spirituale: uno più segnato dall’ascetica e quindi dallo sforzo umano e l’altro in cui Dio stesso conduce il credente, facendo gustare in anticipo le gioie della vita eterna.

Questo modo di pensare è arrivato fino ai nostri giorni. Invece i Padri della Chiesa consideravano la vita spirituale come un’unica via in cui lo sforzo umano è legato fortemente all’iniziativa di Dio che vuole la salvezza della creatura e la sua santificazione.

Ritornare alla mistica significa ricondurre all’unità un itinerario che risulta ancora diviso in due mentalità: ascetica e mistica. Tutto l’uomo è chiamato da Dio a vivere la sua comunione in maniera diversa a secondo della vocazione, ma tutti sperimentano la dolcezza dell’incontro e il restare con Lui per la vita eterna.

In cosa consiste la spiritualità cristiana e perché é unica nel suo genere?

Asti: S. Paolo nelle sue lettere traccia il cammino spirituale del cristiano: essere intimamente unito a Cristo per entrare nella comunione del Padre grazie all’azione dello Spirito Santo. L’unicità è data dalla presenza di Cristo via, verità e vita.

Infatti per mezzo suo e in vista di Lui il credente saggia la bontà del Padre e nel dono dello Spirito avverte la sua figliolanza. Lo stesso cammino di spogliamento avviene sull’esempio di Cristo che si è donato completamente al Padre per essere nella sua volontà. In Cristo il fedele sperimenta l’unione trinitaria.

Secondo lei, la Teologia e la spiritualità non sono secondo troppo slegate tra di loro?

Asti: Per la distinzione fra lo sforzo ascetico e l’azione mistica, anche la teologia si è distaccata dalla vita spirituale.

Il divorzio iniziato nel Medioevo è oggi motivo per ripensare nuovamente la teologia. La spiritualità non è solo esperienza, ma è anche riflessione sull’esperienza. Ciò ci porta a delineare un percorso più profondo.

La teologia è la riflessione critica sul dato rivelato: perché non considerare teologia anche l’esperienza dei santi e dei mistici? La forma critica è l’unica possibilità di comunicare la presenza di Dio? O vi sono altri tipi di linguaggi utili per annunciare e vivere il vangelo? Pensiamo alla poesia, alla pittura…

La mistica ci insegna che vivere di Dio significa anche pensare Dio e comunicarlo. La teologia spesso troppo astratta ha bisogno di questi esempi e dei loro contenuti per uscire dai suoi schemi scolastici.

Nel suo libro ricorre più volte il concetto di \"interdisciplinarietà\". In che misura è attinente alla spiritualità?

Asti: L’interdisciplinarietà è il principio che fa comunicare la varie discipline teologiche. Il dato rivelato è l’origine su cui tutta la teologia esercita la sua riflessione. La comunicazione dei saperi è fondamentale perché si superi gli steccati che ogni disciplina pone.

La teologia fondamentale, la cristologia, la morale, la pastorale, la liturgia e la teologia spirituale non sono saperi conclusi nel loro ristretto ambito di ricerca, ma vie che si riannodano e confluiscono verso un unico fine: vivere Dio.

La riflessione interna alla teologia diventa ancora più fruttuosa quando si comunica alle scienze umane. Allora si passa alla multidisciplinarietà: il principio dell’ausiliarietà diventa importante, in quanto la teologia propone le sue indagini alla filosofia, alla psicologia, all’antropologia cultuale, alla sociologia. Lo scambio è reciproco e si supera un modo di considerare la teologia come un retaggio ancestrale o una struttura solo sociale del genere umano.

Le diffidenze del passato, messe da parte, permettono di vedere i limiti di ogni disciplina per lavorare insieme, rendendo l’uomo sempre più cosciente del suo ruolo al centro dell’universo.