"La strada che percorriamo non termina lontano dalla persecuzione"

Lo ha dichiarato ad ACS il vescovo di Giza dei copti cattolici, monsignor Antonios Aziz Mina

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ROMA, martedì, 6 novembre 2012 (ZENIT.org) - «Ora che finalmente il nuovo papa ortodosso è stato eletto, noi cattolici siamo lieti di celebrare assieme ai nostri fratelli e sorelle». Questo è il benvenuto di monsignor Antonios Aziz Mina, vescovo di Giza dei copti cattolici, al nuovo patriarca copto-ortodosso. Il nome di Anba Tawadros - al secolo Waqih Sobhi Bakky Suleiman – è stato sorteggiato domenica mattina nella cattedrale di San Marco al Cairo, davanti ad un’immensa folla di fedeli che attendeva di sapere quale dei tre finalisti sarebbe diventato il nuovo papa di Alessandria.

In una conversazione telefonica avuta ieri (5 novembre) con Aiuto alla Chiesa che Soffre, monsignor Mina auspica che «il successore di papa Shenouda III possa guidare la sua Chiesa con forza e saggezza attraverso le difficoltà che affronta oggi l’Egitto».

Tawadros II sarà ufficialmente intronizzato 118° patriarca di Alessandria il 18 novembre prossimo, nel corso di una cerimonia a cui parteciperà anche il presidente Morsi. In un’intervista rilasciata a La Croix ancor prima dell’estrazione del suo nome, l’ex vescovo di Bahayra aveva annunciato l’intenzione di ricondurre la Chiesa copta ad un ruolo principalmente spirituale e pastorale, ridimensionando quello politico che il suo predecessore era stato «costretto» ad accettare. E non si era mostrato affatto turbato dalla possibilità che l’articolo 2 della costituzione rimanga invariato. «Sembra ormai acquisito che sarà mantenuta la versione del 1971 – aveva detto al quotidiano cattolico francese - La sharia sarà semplicemente la fonte principale della legge dello stato».

Ieri invece, davanti ai microfoni della televisione di Stato, un assai più risoluto Tawadros II ha affermato che «una costituzione apertamente ispirata alla religione non sarà accettabile» e ha invitato i fedeli ad una maggiore partecipazione alla vita pubblica e politica.

La redazione della nuova Carta preoccupa fortemente monsignor Mina che teme l’influenza dell’assemblea costituente a maggioranza islamista. «Noi non vogliamo altro che una costituzione per tutti gli egiziani, senza distinzioni – spiega ad ACS - Non chiediamo privilegi ma uguaglianza».

Il vescovo di Giza intravede tempi difficili per la libertà religiosa in Egitto, in particolar modo per i cristiani. «Se continuiamo su questa strada ci ritroveremo in una situazione vicina alla persecuzione». In tal senso il presule ritiene «estremamente allarmante» quanto accaduto alla fine dell’estate a Rafah, nella penisola del Sinai. Dopo che un gruppo d’islamisti aveva diffuso volantini minatori con cui i cristiani venivano intimati a lasciare la città entro 48 ore e in seguito a numerose violenze, molte famiglie sono state costrette ad abbandonare le loro case. «Spero che il governo e il presidente Morsi siano consapevoli della responsabilità che hanno di garantire la sicurezza dei cittadini egiziani. Tutti quanti».