"La strada da percorrere è lunga, ma vinceremo"

Parla con ottimismo Jakub Baltroszewicz, coordinatore polacco di Uno di Noi e membro del Comitato esecutivo, malgrado la decisione della Commissione europea

Brescia, (Zenit.org) Elisabetta Pittino | 288 hits

Abbiamo raccolto la reazione a caldo di Jakub Baltroszewicz, coordinatore polacco di Uno di Noi e membro del Comitato esecutivo, alla scelta della Commissione europea di bocciare la petizione. Le sue parole, come si può leggere nell’intervista che segue, fanno ben sperare sulla vivacità e sulla forza vitale della neonata Federazione Europea Uno di Noi.

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Cosa pensa della risposta della Commissione Europea all’Iniziativa Uno di Noi?

Baltroszewicz: Purtroppo sembra che la Commissione possa essere d’accordo con i cittadini solo quando i cittadini sono d’accordo con la Commissione. Lo strumento dell’ECI (Iniziativa popolare Europea) , creato proprio come mezzo per rendere più democratica l'Unione Europea, non ha funzionato. Questa è la seconda iniziativa, che pur soddisfacendo i due requisiti formali, è stata respinta dalla Ue. La Commissione europea di fatto non vuole che i cittadini possano avere influenza sulla legislazione europea; le modifiche sono possibili solo se si adeguano con la posizione o piani della Commissione stessa. La Commissione Europea punta ai "più alti standard etici", ciò significa che non vede possibilità né la necessità di introdurre le modifiche proposte dal ECI Uno di noi.

Cosa farà Uno di Noi adesso?

Baltroszewicz: Proprio su questo "non c'è bisogno" di cui ho parlato nella parte conclusiva della precedente risposta vorrei attirare la vostra attenzione . Perché "non c'è bisogno" - ha sancito la Commissione - di qualsivoglia modifica del diritto europeo. E questo è l'argomento che rende necessario continuare la lotta per aumentare la tutela del diritto alla vita secondo la normativa europea. L'iniziativa ha dimostrato di essere contraria alla dichiarazione di successo degli standard di tutela sbandierata dall’Ue. Quasi 2 milioni di cittadini di 28 paesi dell'Unione europea invocano cambiamenti nella legislazione Ue. Come sottolineato dai deputati nel corso della Pubblica Udienza, per la prima volta in molti anni nel Parlamento Ue e in generale all’interno delle Istituzioni Europee, si è potuto tenere un dibattito aperto e libero sul diritto alla vita. La nostra presenza ha reso la discussione possibile, per questo deve continuare. L'iniziativa è di grande importanza, persino senza precedenti, per la società e per la cooperazione associazioni e realtà in tutti i 28 paesi dell'UE la stretta cooperazione. È stata fondata il 10 aprile una Federazione europea dei Movimenti per la Vita Uno di noi, con l’impegno di continuare a lavorare a livello europeo. La Federazione auspica che il nuovo Parlamento possa fare passi che miglioreranno la tutela del diritto alla vita a livello europeo. Speriamo che il nuovo Parlamento spieghi basandosi sui fatti e non sull’ideologia,  la "mancanza di bisogno"  e possa, grazie alla pressione della volontà democratica del popolo, riconoscere presto questa necessità. Insieme con gli eurodeputati che lavoreranno a stretto contatto con noi, vorremmo modificare la politica di finanziamento dell’Ue, possibilmente già nel dicembre 2015, alla verifica di Horizon 2020. L'iniziativa ora è chiusa. Forse oggi la Commissione europea non vede, ma certamente la sua nuova composizione dovrà lavorare in modo totalmente nuovo tenendo conto della presenza di realtà presenti sul territorio e che lavorano a stretto contatto con i deputati che chiedono il rispetto del diritto alla vita e che il denaro dei contribuenti europei non sia speso per uccidere la gente. Abbiamo una lunga strada da percorrere. Noi vinceremo!