La strada maestra per arrivare a Dio si chiama umiltà 

Raccontando di San Francesco D'Assisi, padre Raniero Cantalamessa spiega nella sua seconda predica d'Avvento perchè Gesù è venuto per servire

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 723 hits

Ha scritto Dante Alighieri che tutta la gloria di Francesco d’Assisi dipendeva dal suo “essersi fatto pusillo”, dalla sua umiltà. Con questa citazione Padre Raniero Cantalamessa ha dato inizio alla seconda Predica d’Avvento pronunciata in Vaticano nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano, alla presenza di Papa Francesco.

Secondo il Predicatore della Casa Pontificia l’umiltà è intesa da san Francesco come verità e come servizio. Il Poverello d’Assisi arriva al punto di indicare Dio come umiltà, perché è amore. Dio infatti si difende e difende gli uomini amando “ancora e sempre, eternamente”. “L’amore è dunque la chiave per capire l’umiltà di Dio: ci vuole poca potenza per mettersi in mostra, ce ne vuole molta invece per mettersi da parte, per cancellarsi”.

Padre Cantalamessa ha spiegato che la manifestazione visibile dell’umiltà di Dio si ottiene “contemplando Cristo che si mette in ginocchio davanti ai suoi discepoli per lavare loro i piedi - ed erano, possiamo immaginarlo, piedi sporchi -, e ancor più, quando, ridotto alla più radicale impotenza sulla croce, continua ad amare, senza mai condannare”.

Ha scritto san Francesco in proposito: “Ecco ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull'altare nelle mani del sacerdote”. “O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell'universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l'umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori”. Una umiltà ben compresa dai discepoli.

San Paolo nelle lettera ai Filippesi raccontò di Cristo che “umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte” (Fil 2, 5.8), e lo stesso Gesù che dice “Imparate da me che sono mite e umile di cuore!” (Mt 11, 29). “Così è stata l’umiltà di Gesù; egli si è fatto tanto piccolo da “annullarsi” addirittura per noi” ha sottolineato Cantalamessa, precisando che la parola del Messia, “Imparate da me che sono umile”, è un invito a “farci piccoli per amore, a lavare, come lui, i piedi ai fratelli”.

“Questo volto nuovo dell’umiltà – ha affermato il cappuccino - si riassume in una parola: servizio”, chiaramente espresso da Gesù quando disse ai Dodici: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti” (Mc 9, 35). Chi vuol essere il “primo” sia l’“ultimo”, cioè scenda, si abbassi” e ancora “Appunto, come il Figlio dell’uomo che non è venuto per essere servito ma per servire” (Mt 20, 28).

L’umiltà non è però solo una virtù privata – ha commentato padre Cantalamessa- per questo motivo: “C’è un’umiltà che deve risplendere nella Chiesa come istituzione e popolo di Dio. Se Dio è umiltà, anche la Chiesa deve essere umiltà; se Cristo ha servito, anche la Chiesa deve servire, e servire per amore”. Purtroppo, ha aggiunto il predicatore - per troppo tempo la Chiesa, nel suo insieme, “ha rappresentato davanti al mondo la verità di Cristo, ma forse non abbastanza l’umiltà di Cristo. Eppure è con essa, meglio che con ogni apologetica, che si placano le ostilità e i pregiudizi nei suoi confronti e si spiana la via all’accoglimento del Vangelo”.

Padre Raniero ha citato, infine, Isacco di Ninive, un antico Padre del deserto, che ha scritto dell’umiltà: “Parlane, diceva, come uno che appartiene alla classe dei discepoli e non con autorità, dopo aver umiliato la tua anima ed esserti fatto più piccolo di ogni tuo ascoltatore”. Per questo, ha concluso, “con questo spirito, Santo Padre, Venerabili Padri, fratelli e sorelle, ho osato parlare a voi di umiltà”.