La strada per l'unità è lunga ma non bisogna disperare

Il Pontefice indica San Paolo quale esempio di come il bene vince sul male

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di Antonio Gaspari

ROMA, mercoledì, 25 gennaio 2012 (ZENIT.org).- Nell’omelia pronunciata nel corso dei secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, a conclusione della XLV Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, il pontefice Benedetto XVI ha invitato i cristiani a proseguire con coraggio e generosità la strada per l’Unità.

Nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, a Roma, il Santo Padre ha affermato: “Anche se a volte si può avere l’impressione che la strada verso il pieno ristabilimento della comunione sia ancora molto lunga e piena di ostacoli, invito tutti a rinnovare la propria determinazione a perseguire, con coraggio e generosità, l’unità che è volontà di Dio”

Ed ha indicato san Paolo come esempio, perché “di fronte a difficoltà di ogni tipo ha conservato sempre ferma la fiducia in Dio che porta a compimento la sua opera”.

“Del resto - ha aggiunto il Papa - in questo cammino, non mancano i segni positivi di una ritrovata fraternità e di un condiviso senso di responsabilità di fronte alle grandi problematiche che affliggono il nostro mondo”.

Il Vescovo di Roma ha ricordato la storia di Saulo “che si distingueva per lo zelo con cui perseguitava la Chiesa nascente” e che “fu trasformato in un infaticabile apostolo del Vangelo di Gesù Cristo”.

Il pontefice ha rilevato che la conversione di Paolo non è il risultato di una lunga riflessione interiore e nemmeno il frutto di uno sforzo personale. “Essa è innanzitutto opera della grazia di Dio che ha agito secondo le sue imperscrutabili vie”.

È per questo che Paolo, nella lettera ai Galati ha scritto: "Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me" (Gal 2,20).

Secondo il Pontefice la trasformazione di Paolo “non si limita al piano etico – come conversione dalla immoralità alla moralità –, né al piano intellettuale – come cambiamento del proprio modo di comprendere la realtà –, ma si tratta piuttosto di un radicale rinnovamento del proprio essere, simile per molti aspetti ad una rinascita”.

“Mentre eleviamo la nostra preghiera, - ha sottolineato il Vescovo di Roma - siamo fiduciosi di essere trasformati e conformati ad immagine di Cristo” e questo “è particolarmente vero nella preghiera per l’unità dei cristiani”.

In merito all’unità delle chiese, il Papa ha commentato che “pur sperimentando ai nostri giorni la situazione dolorosa della divisione, noi cristiani possiamo e dobbiamo guardare al futuro con speranza” perché “la presenza di Cristo risorto chiama tutti noi cristiani ad agire insieme nella causa del bene. Uniti in Cristo, siamo chiamati a condividere la sua missione, che è quella di portare la speranza là dove dominano l’ingiustizia, l’odio e la disperazione”.

In merito ai tempi il Papa ha spiegato che l’attesa per l’unità visibile della Chiesa deve essere paziente e fiduciosa” e “l’atteggiamento di attesa paziente non significa passività o rassegnazione, ma risposta pronta e attenta ad ogni possibilità di comunione e fratellanza, che il Signore ci dona”.

“Tutto ciò – ha concluso Benedetto XVI - è motivo di gioia e di grande speranza e deve incoraggiarci a proseguire il nostro impegno per giungere tutti insieme al traguardo finale, sapendo che la nostra fatica non è vana nel Signore (cfr 1 Cor 15,58)”.