La strategia del discredito e della confusione non prevarrà!

Il cardinale Giovanni Lajolo chiarisce i dubbi e respinge i veleni

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di Antonio Gaspari  

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 9 marzo 2012 (ZENIT.org) - In un’intervista pubblicata nel blog Stanze Vaticane del sito Mediaset Tgcom24 il cardinale Giovanni Lajolo, Presidente Emerito del Governatorato Vaticano, chiarisce i dubbi e respinge i veleni che  sono stati diffusi attraverso i mass media.

Nel corso di una trasmissione televisiva di una Tv privata italiana, erano state rese pubbliche le lettere che Monsignor Carlo Maria Viganò, ex Segretario Generale del Governatorato Vaticano, aveva inviato al Pontefice Benedetto XVI e al Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone.
In queste lettere monsignor Viganò, attuale Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America, sollevava dubbi su presunti fenomeni di corruzione, sperperi di denaro e operazioni finanziarie poco trasparenti.

Nell’intervista pubblicata dal Tgcom24 il cardinale Lajolo afferma che “Mons. Viganò partì da sospetti, rivelatisi infondati, e si mise su una pista sbagliata”.

“Mi sento amareggiato nel vedere come l’opinione pubblica sia stata influenzata in maniera così negativa, con turbamento anche di molti fedeli”, ha detto il Presidente Emerito del Governatorato Vaticano.

Secondo il porporato, monsignor Viganò è stato messo ingiustamente in cattiva luce da alcune notizie stampa, e ne è rimasto profondamente ferito. “Nel cercare i responsabili – prosegue Lajolo - egli partì da sospetti, rivelatisi infondati, e si mise su una pista sbagliata, che lo portò ad inserire il suo caso in un quadro più ampio con una serie di analisi che un più attento e spassionato esame ha rivelato erronee”.

Alla domanda circa i costi per il Presepe di Piazza San Pietro del 2008, il cardinale Lajolo ha spiegato che “non c’è dietro alcuno sperpero ingiustificabile”, perchè “il costo di quel presepe, era comprensivo dell’installazione dell’Albero di Natale e di numerosi presepi minori distribuiti per la città del Vaticano.

I Servizi Tecnici del Governatorato avevano inoltre provveduto ad una nuova struttura portante in carpenteria metallica, ad nuovo sistema di illuminazione e all’acquisto di nuovi materiali, in gran parte polistirolo, tutti elementi che vennero poi impiegati nei presepi degli anni successivi”.

Per questo motivo i presepi degli anni successivi sono venuti a costare di meno, potendo usufruire di elementi già acquisiti ed essendo anche meno complessi come architettura e, inoltre, notevolmente più piccoli.

In merito a un’operazione del dicembre 2009, di cui parla monsignor Viganò, in cui andarono persi due milioni e mezzo di dollari, il cardinal Lajolo, ha precisato che “probabilmente si basava su di una sfavorevole fluttuazione del cambio a breve termine, ma non teneva conto dell’evoluzione positiva sul lungo periodo e dei rendimenti acquisiti”.

“Posso dire, - ha sostenuto il porporato - che l’APSA Sezione Straordinaria, a cui affidai gli investimenti finanziari del Governatorato nel marzo del 2009, in quello stesso anno 2009 realizzò un recupero del 24,6% delle perdite del 2008, e questo grazie anche alla consulenza del Comitato Finanza e Gestione da me istituito nel 2008”.

“Nel 2010 – ha aggiunto - l’opera di recupero è continuata, ed il bilancio consuntivo del Governatorato è stato ampiamente positivo: ciò per il fatto che esso non era più gravato da perdite finanziarie del 2008 e in particolare grazie all’azione dell’APSA Sezione Straordinaria ed alle entrate dei Musei Vaticani”.

Alla domanda su chi c’è dietro questo “Vatileaks”, il cardinale Lajolo ha risposto: “Sono possibili diverse interpretazioni. Per parte mia non posso sottrarmi all’impressione che qualche impiegato di Curia, frustrato nelle sue ambizioni, abbia creduto di potersi compensare col produrre segretamente un’azione di disturbo, ed abbia trovato qualche sua conoscenza nel mondo dei media, che ne ha subito volentieri approfittato. Che poi questo avvenga proprio in questo momento, mentre la Chiesa si sta preparando con impegno all’Anno della Fede, è particolarmente spiacevole. Ma la Fede vincerà”.

Ed ha concluso che la “strategia della confusione”, facendo erroneamente pensare che il Vaticano sia una barca senza nocchiero, mira a screditare la forza del grande messaggio pontificio e del governo della Chiesa, distogliendo l’attenzione dagli aspetti positivi e focalizzandola su episodi certamente spiacevoli, ma occasionali e marginali. Ma non prevarrà”.