La temperanza, virtù trascurata

Maria e la virtù che il mondo moderno sembra aver dimenticato

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di padre Stefano Maria Pio Manelli FI

ROMA, martedì, 8 maggio 2012 (ZENIT.org) - Nella maniera più perfetta Maria fece tesoro della temperanza, virtù cardinale che assicura il dominio della volontà sugli istinti e fa servire Dio nell’amore di chi Gli appartiene.

La temperanza è quella virtù che modera l’inclinazione al piacere sensibile, soprattutto ai diletti del gusto e del tatto, contenendola nei limiti della retta ragione illuminata dalla grazia. In particolare, il piacere del gusto è moderato dalla sobrietà e quello del tatto dalla modestia e dalla castità. Tanto l’una che l’altra brillarono in maniera fulgidissima in Maria Santissima, quantunque Ella, non avendo contratto il peccato originale, non sperimentasse in sé quell’inclinazione ai diletti sensibili che è la triste conseguenza del primo peccato.

Benché fosse piena della grazia divina, Maria Santissima infatti mortificava i suoi occhi al punto che li teneva sempre bassi e non li fissava mai su nessuno, come dicono sant’Epifanio e san Giovanni Damasceno e aggiungono che sin da fanciulla era così modesta che suscitava l’ammirazione di tutti. Perciò san Luca nota che nel recarsi a visitare santa Elisabetta, la Vergine «andò in fretta»: per essere meno veduta in pubblico. In quanto poi al cibo, san Gregorio di Tours attesta che ella digiunò in tutta la sua vita e san Bonaventura afferma che Maria «non avrebbe mai ricevuto tanta grazia se nonfosse stata molto moderata nel cibo; infatti non si conciliano la grazia e la gola». «La graziosissima Vergine Maria, - scrive Corrado di Sassonia – fu come un paradiso di benedizioni; come infatti nel paradiso materiale la gola di Eva meritò le maledizioni delle pene, così nel paradiso spirituale la temperanza di Maria meritò le benedizioni delle grazie. Onde Agostino dice “La maledizione di Eva si cambia nella benedizione di Maria”. Come poi la gola di Eva incorse nella maledizione non solo nell’anima ma anche nel corpo, non solo nella maledizione spirituale ma anche nella corporale, così la temperanza di Maria ottenne la benedizione e nell’anima e nel corpo, non solo la benedizione spirituale ma anche la corporale. Poiché la maledizione di Eva golosa fu partorire con dolore, la benedizione di Maria temperante fu partorire senza dolore».

Maria praticò una mortificazione universale, non solo nel mangiare e nel bere ma anche fuggendo il più possibile la vista degli uomini e vivendo in un’angelica modestia che traspariva da tutta la sua immacolata persona. Le sue passioni, al contrario di quanto accade in noi poveri figli d’Adamo corrotti dal peccato, anziché opporsi alla ragione, erano sempre pronte ad eseguirne gli ordini in una pace perfetta. Ella rifulse nella modestia degli occhi, nella compostezza della persona, nel candore dei pensieri, nella verecondia dei discorsi, nella purità delle azioni, che praticò in tutta la sua vita.

Si sa bene che la forma più sublime della virtù della temperanza è la verginità perfetta, ed essa si manifestò in Maria Santissima nella sua angelica purezza, che le assicurava il predominio universale dell’anima sul corpo, e quello delle facoltà superiori sulla sensibilità, in modo che Ella era sempre più spiritualizzata: l’immagine di Dio risplendeva in Lei come in uno specchio purissimo, senza imperfezione alcuna.

Questa virtù, che abbiamo appena contemplato nella Vergine Santissima, è una delle più importanti che ogni cristiano deve praticare con sforzo e generosità, non distogliendo mai lo sguardo dalla Vergine Maria, quale suo sublime modello. Non è forse davanti agli occhi di tutti la terribile sregolatezza che regna nel mondo di oggi? Con la virtù della temperanza l’uomo vive secondo la ragione e opera in virtù di tale razionalità, ma, al contrario, quando segue i propri istinti e le proprie passioni, quando vien meno questa virtù, egli appare più un animale che un uomo.

Il mangiare e il bere, ad esempio, sono necessità della nostra povera natura e dovrebbero servire all’uomo per sostentarsi e poter così operare, ma, purtroppo, al giorno d’oggi pare più che si viva per mangiare e non che si mangi per vivere! Quanti uomini si perdono dietro alla soddisfazione del gusto, con squisitezze e raffinatezze, ed esagerano nella quantità in maniera sregolata! Se poi si considera l’immoralità dei costumi dei nostri tempi, con la messa al bando del pudore, della modestia o anche della semplice compostezza non si può far altro che pregare incessantemente e implorare la Vergine Santissima che illumini tanti cuori imprigionati nelle nefandezze della carne e li aiuti a perdere quelle tristi abitudini che rendono l’uomo tanto simile agli animali.